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        <title>Prefazione alla seconda edizione</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, VII-IX. <date when="1907">1907</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>
        <pb n="VII" />PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE</p>
      <p>Questi discorsi hanno avuto fortuna. Esaurita, in pochi mesi, la prima edizione, questa seconda è già attesa con impazienza da molti.</p>
      <p>Essi sono stati anche risparmiati quasi intieramente dalla critica, benché uomini desiderosi di scovarvi l'errore e l'eresia non mancassero, certo; le poche critiche ostili che ci è capitato di leggerne, furono così generiche ed insussistenti ed esagerate che esse non ebbero alcuna eco neppure fra i meglio disposti a trovarle buone e possono quindi essere trascurate senza danno anche da me.</p>
      <p>Sull'indole di questi discorsi poco ho da aggiungere a quanto è brevemente detto nell'introduzione e nel primo di essi. Io non ho inteso di dimostrare la verità della religione cattolica; ma sì di presentare il cattolicismo come una dottrina morale, con un orientamento della vita ed una pedagogica dello spirito. Degli elementi storici del cristianesimo, quale ci si offre oggi fra noi in coloro che ne hanno fatto oggetto di riflessione scientifica o di insegnamento pastorale, ed in coloro che lo vivono e praticano, ne abbiamo posto spe<pb n="VIII" />cialmente in rilievo alcuni, quelli che ci parevano più conformi all'essere vero del cristianesimo, al valore sostanziale delle sue dottrine e dei suoi precetti. Mancano, naturalmente, in questi discorsi le giustificazioni dell'uso da noi fatto di questi dati teorici sulle dottrine e sul rito cristiano; la giustificazione della nostra scelta è, o dovrebbe essere, nell'insieme, nel valore dell'impressione che essi possono produrre sugli animi, nell'efficacia dell'insegnamento così presentato; efficacia la quale è data dalla corrispondenza di questo con la segreta attesa dell'anima fatta vigile dalla parola interiore.</p>
      <p>Quindi anche questi discorsi espongono la religione più sotto l'aspetto del suo valore pratico e positivo, di vita, — prammatico, si direbbe oggi ⸺ che sotto l'altro del valore teorico e gnoseologico dei principii sui quali riposa e delle dottrine che insegna. Quelli e queste potrebbero essere giustificati con interpretazioni diverse ed opposte e quello rimarrebbe nella sua integrità. È tuttavia opportuno, forse, aggiungere qui che, nel mio pensiero, il valore morale, o pratico, o prammatico, di questi principii e dottrine è in diretto rapporto col valore che esse hanno come strumenti e forme di conoscenza; la loro bontà pratica non è un criterio della loro verità oggettiva, ma piuttosto la realtà profonda e divina che esprimono si manifesta e si comunica insieme all'animo nella forma di verità e di bontà; essere buone ed essere vere vale lo stesso, per esse, poiché vale procedere dalla realtà profonda divina della quale, come forme ed atto dell'anima nostra, dicono la presenza e l'operazione.</p>
      <p>Ciò può vedersi specialmente là dove parliamo <pb n="IX" />del Cristo vivente, cercando lui nella vita delle anime in lui; poiché questa vita, nella sua estensione storica non meno che nella intensità e nel valore degli stati d' animo nei quali si estrinseca, ci apparisce, appunto, come opera di un divino principio presente di energie spirituali.</p>
      <p>Tale pensiero trasparisce, del resto, qua e là da questi discorsi, senza tuttavia mutarne il metodo ed il carattere.</p>
      <p>Mettendo mano a questa seconda edizione, io aveva in animo di ritoccare largamente qua e là, con lo scopo, sopratutto, di chiarire e di svolgere meglio quei punti che potessi sospettare avessero provocato l'osservazione di alcuni amici, i quali trovarono alcuni di questi discorsi difficili e troppo densi di pensiero. Ma poi, salvo alcune piccole aggiunte sul principio, mi è parso che ritoccare e diluire non fosse facile, pel carattere stesso di queste pagine, le quali sono piuttosto traccie e schemi che discorsi svolti nella loro pienezza, e più che ai fedeli sono destinate agli studiosi di cose religiose ed al clero; pel quale, via, la lettura di essi non dovrebbe poi essere troppo difficile.</p>
      <p>Essi sono dunque nell'insieme rimasti quali erano nella prima edizione; e così rimarranno nelle seguenti, se altre edizioni dovessero seguire. Meglio destinare botti nuove a raccogliere il liquore spremuto e fermentato nelle vendemmie degli anni seguenti a quello in cui questi discorsi furono detti prima, poi scritti e pubblicati.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Gualdo di Macerata, 1 Aprile 1907.</hi>
      </p>
      <p>SAC. ROMOLO MURRI.</p>
      <p></p>
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