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        <title>La nostra politica</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 315-321. <date when="1907">1907</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>Una simpatica aggressione, per quanto alle spalle, mi ha imposto un tema sul quale, dopo la mia conferenza del novembre del 1905, pubblicata in un opuscolo, sul Partito Cattolico, avevo deciso di tacere, per una serie di circostanze superflue a elencare, ma che in gran parte sono sentite da tutti i cattolici italiani. E l'occasione di un recente e inopinato disastro, ha </p>
      <p>
        <pb n="316" />richiamato il pensiero di molti, sotto diverse vedute, a discuterci; e il bisogno in noi a discutere la nostra politica. Porterò a tale discussione il mio contributo personale, non in nome di un partito, di una frazione, di una tendenza, ma puramente personale, fatto di lotte e di esperienze, se non lunghe e complete, certo dense e non prive di interesse e di significato.</p>
      <p>La nostra politica! Abbiamo noi una politica? La domanda non è ingenua; ed escludo che abbia una punta anche leggera di ironia: è una semplice costatazione di fatto.</p>
      <p>A) Rimontiamo un po' alle origini. <hi rend="italic">Primo stadio -</hi> i cattolici confusi con la reazione politica e morale contro il liberalismo in genere e contro fatti specifici e determinate tendenze storiche.</p>
      <p>In questo primo periodo che va fino a dopo il 1870 vi furono buone figure, oneste intenzioni; ma non esiste né una specificazione cattolica, né un carattere politico, né una organizzazione rappresentativa.</p>
      <p>Quell'epoca sotto certi aspetti non ha nessun rapporto oggi con la <hi rend="italic">nostra politica</hi>,più di quello che ne abbia per esempio la lotta dei curialisti contro i giurisdizionalisti del sec. XVIII.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Secondo stadio -</hi> vanno sparendo le forme politiche della reazione dinastica; e ì cattolici si astengono dal partecipare alla vita pubblica. Si affaccia così non una politica ma un atteggiamento politico determinato dei cattolici, non come attivi, non come partito, non come organizzazione, ma passivi, ubbidienti (sì e no) ad un'autorità che prima consiglia e poi comanda.</p>
      <p>Sorge così e fa capolino il caso di coscienza, il principio ecclesiastico che lega, le ragioni ultime, da cui deriva quello stato incostituzionale e anormale di un corpo elettorale che si allontana dal servire la patria. Questa non è adunque politica, né una <hi rend="italic">politica nostra.</hi></p>
      <p>
        <hi rend="italic">Terzo stadio -</hi> di elaborazione interna. Il contrasto psicologico fra il divieto e il compito di cittadino - Il bisogno di </p>
      <p>
        <pb n="317" />divenire un partito - La naturale esplicazione nel campo economico sociale - Il ritorno alle masse, la formazione lenta e agitata di un pensiero e di un programma positivo; gli avvenimenti esterni, principale il socialismo incalzante, dal 1896 al 1903 ci portarono da Milano a Bologna in una serie di sforzi per crearci un contenuto politico, e una forza organica e vitale. Fasi politiche furono la caduta di Grosoli e la parziale revoca del <hi rend="italic">non expedit</hi> al 1904.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Quarto stadio -</hi> entrata dei cattolici nel parlamento: scaramucce. Ricomposizione stentata dell'organizzazione. Tendenza a renderci padroni dei nostri atti e delle nostre responsabilità. Intervento effettivo nelle forme amministrative e nei rapporti costituzionali. Mancanza però di un pensiero sicuro, di un programma elaborato, di una politica di parte.</p>
      <p>B) Una politica di parte non s'improvvisa, né si vuole da pochi o molti uomini, come un elaborato concettuale o un semplice proposito di volontà. È invece il risultato di tradizioni, di posizioni pratiche, di contatti e di atteggiamenti, di rapporti </p>
      <p>
        <pb n="318" />e di concezioni. Però come ragione vitale, la politica ha per fondamento la libertà di volere e di potere, e la indipendenza nell'eseguire.</p>
      <p>Fin oggi questa ci è mancata, non per nostra viltà, né per altrui intromettenza, ma per forza di cose e per un elemento superiore che noi riconosciamo liberamente come tale. Fin oggi non è stata politica di cattolici, come liberi cittadini che professano un principio religioso, e che al lume di quel principio agiscono, come nelle appartenenze private, così nelle pubbliche di loro spettanza; ma fedeli dipendenti da una Chiesa, che per necessità di difesa e per tradizioni rispettabili e giustificate, ha dovuto assumere una posizione conseguentemente politica. Oggi si ha da vedere fino a qual punto tale posizione di Chiesa agisca sulla nostra attività pubblica, e fino a quale punto essa si arresta, lasciando libera l'attività dei cattolici.</p>
      <p>Due tendenze:</p>
      <p>La così detta clericale;</p>
      <p>L'autonoma.</p>
      <p>C'è un contrasto fondamentale e uno formale - Il congresso di Firenze - La necessità di assumere la <hi rend="italic">responsabilità dei propri atti fa</hi> essere non <hi rend="italic">irriverenti</hi> all'autorità ecclesiastica, ma liberi - La discussione verte sui casi particolari, e casi generali - Fatti religiosi e fatti civili - Attinenze ecclesiastiche e invadenze di uomini.</p>
      <p>Le affermazioni nei due sensi, a favore e contro, non danno una soluzione, ma solo rappresentano uno stato di fatto incoercibile, che può significare anche una forte crisi di pensiero e una evoluzione politica, un cozzo di interessi. Ma non dà ancora il fattore politico.</p>
      <p>Quando potrà superarsi questo stato d'animo e di fatto, allora o avremo una politica <hi rend="italic">clericale</hi>,nel senso di Chiesa politicante, che non è da augurarsi, o avremo un partito politico e civile dei cattolici.</p>
      <p>C) Ma si può superare questo stadio di crisi? Non è <pb n="319" />possibile, se non si supera, non nella convinzione personale nostra, ma nella nostra posizione di partito nei rapporti con l'autorità ecclesiastica, la cosidetta <hi rend="italic">pregiudiziale costituzionale o patriottica</hi>,e la pregiudiziale laica. Ogni tanto risorge la questione che noi siamo antipatriottici e torna la campana [ ?] del potere temporale. È stato il preteso pomo della discordia a Bergamo. <hi rend="italic">Riserva</hi> sulla libertà del pontefice. Riconoscimento dello stato di fatto. Incompetenza della soluzione della libertà della Santa Sede, ed esclusione da un programma politico e civile anche di cattolici. Riconoscendo la competenza del Papa e la guida della Provvidenza, che determina gli eventi; e sa da uno stato di menomazione di libertà trarre maggiori vantaggi per la Chiesa che non quello di maggiore libertà civile e di forse maggiori catene politiche. Necessità adunque di riserbare a più alto ordine di fatti una questione religiosa nel suo carattere e nella sua natura, che non può più, e lo ha dimostrato molto bene Pio X, divenire una questioncella di pretendenti politici.</p>
      <p>Affermazione del principio di nazionalità e di italianità, come elemento fecondo di unione vera di popoli, morale e .politica, fonte di elevazione sociale e formazione.</p>
      <p>Su questo terreno noi siamo unitarii, patriottici, costituzionali e partito civile indipendente.</p>
      <p>Così potremo parlare di <hi rend="italic">politica nostra</hi>.</p>
      <p>Pregiucliziale laica: gli anticlericali </p>
      <p>i principi di libertà</p>
      <p>
        <pb n="320" />la divisione della Chiesa dallo Stato - condizioni di fatto nuova elaborazione sociale del [...].</p>
      <p>Contenuto del programma. Moderato o progressista? Sociale? Integralista? Liberalista? Protezionista? È tutta una serie di domande alle quali non si può dare una risposta concreta e opportuna perché appartiene ai casi contingenti dello svolgersi del progresso civile. Unione di tutti nell'affermazione del pensiero religioso contro non lo Stato <hi rend="italic">laico</hi>, malo Stato areligioso e i diritti dell'<hi rend="italic">anima</hi> dei cittadini nella forma e nel contenuto <hi rend="italic">cristiano</hi>.Carattere <hi rend="italic">sociale</hi> prevalente in quale senso? Carattere democratico insito nel programma di cattolici, non come semplice carattere di classe.</p>
      <p>Il resto - <hi rend="italic">necessità di tendenze</hi> di programmi diversi, di contrasti - <hi rend="italic">Belgio - Germania</hi> ecc. (carattere <hi rend="italic">attuale</hi> in Italia).</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Tattica -</hi> Nessuna parola assoluta - Questione attuale. <hi rend="italic">Moderati</hi> (affinità - Cornaggia). <hi rend="italic">Socialisti</hi> (caso Turati-Murri). <hi rend="italic">Nessuna alleanza -</hi> fatti particolari; Caltagirone per 8 <hi rend="italic">anni</hi>.</p>
      <p>
        <pb n="321" />Caso per <hi rend="italic">caso -</hi> carattere fondamentale di partito locale. Da ciò elaborare il partito politico che non esiste né può oggi esistere [...] Gen. Naz. non sono il partito politico né possono esserlo. Funzione dei nostri deputati alla Camera.</p>
      <p>
        <hi rend="italic">Conclusione</hi>
      </p>
      <p>Necessità di elaborare una politica di parte nostra, col pensiero e con i fatti, tutte le tendenze in armonia e in contrasto.</p>
      <p>Avvenire nostro se lo sappiamo conquistare.</p>
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