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        <title>Introduzione. La società cristiana</title>
        <author>Murri, Romolo</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, X-XVI. <date when="1907">1907</date></bibl>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="X" />{{XI}}INTRODUZIONE.</p>
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        <hi rend="italic">La</hi> società <hi rend="italic">cristiana.</hi></p>
      <p>I. Noi cattolici ci lamentiamo tutti della decadenza della religione, dello sparire della fede, dell'illanguidirsi e corrompersi del costume cristiano. Ed abbiamo ragiono di farlo. Ma poi, invece di cominciare dal ricercar le cause del male là dove esse principalmente risiedono, nei difetti della <hi rend="italic">nostra</hi> vita religiosa, nella <hi rend="italic">nostra</hi> poca fede, nel <hi rend="italic">nostro</hi> costume solo apparentemente e mentitamente cristiano, noi le cerchiamo negli avversarii, in coloro che dal cattolicismo sono più lontani, che lo combattono, e talora anche in nemici imaginarii. La vita religiosa è come luce e calore spirituale che da un centro invisibile comunicandosi alle anime, nel cattolicismo prima e più direttamente, e poi nel cristianesimo dei popoli protestanti e poi, digradando sempre in una più tenue partecipazione, negli altri uomini e popoli che sono meno vicini al Cristo, pervade assai lentamente la storia e l'umanità. E benché quel centro invisibile agisca direttamente in tutti i punti dello spazio che tocca, la sua efficacia è maggiore o minore secondoché essa è favorita e come diffusa di riflesso da coloro i quali la accolgono nel loro spirito. Se dunque molti sono più di noi lontani dal Cristo, a cominciare da coloro stessi che ci sono visibilmente vicinissimi e che vivono nello stesso nostro paese e città e nella stessa nostra famiglia, ciò avviene evidentemente <pb n="XII" />perché noi stessi, assorbendo assai poco della virtù del Cristo, siamo assai cattivi distributori di essa intorno a noi: sicché il vizio religioso del mondo, almeno del mondo che ci circonda, è in gran parte vizio e difetto della nostra vita religiosa medesima. Ma assai pochi sono che avvertono questo: perché i più si sono beatamente adagiati — e assai spesso senza averne essi medesimi molta colpa — in certe vedute e opinioni fatte, l'effetto voluto delle quali è appunto quello di cullare la nostra inerzia religiosa e di nasconderci la colpa e l'errore nostro, che dovrebbe apparirci dalla colpa stessa e dall'orrore degli altri. In ciò non è, evidentemente, né sincerità né utilità pratica. Chiediamo prima a noi stessi e cerchiamo prima in noi stessi le cause dell'attenuarsi e del dileguare del cristianesimo intorno a noi, e le troveremo; e, conosciutele, o potremo rimediare o non avremo più il dritto di lamentarci e scandalizzarci ipocritamente.</p>
      <p>Il cristianesimo al suo apparire trovò tutta una civiltà, meravigliosa di bellezza umana e di forza, ma intimamente corrotta e guasta, e seppe rinnovare il mondo: esso ha ancora la stessa virtù; ma questa volta non potrà rinnovare il mondo se non cominciando dal rinnovare la massima parte di quelli medesimi che si dichiarano e si credono suoi seguaci.</p>
      <p>II. Molto spesso noi parliamo di cattolicismo, di paesi cristiani, di società cristiana, dando a queste parole un significato molto vago. Se la parola <hi rend="italic">società cristiana</hi> vien presa nel suo più vasto significato di convivenza sociale-politica avente per religione il cristianesimo, ad esclusione del maomettismo, buddismo, ecc., il significato è in gran parte storico e formale, e significa che la nostra società ha un certo numero di usi di abitudini di formazioni concrete, di carattere religioso, che risalgono al cristianesimo e che complessivamente si chiamano cristianesimo. <pb n="XIII" />Ciò, quindi, non ci dice nulla, per sé, sulla profondità, sull'efficacia, sul valore normativo e direttivo di quei concetti e vedute spirituali e religiose che sono proprie del cristianesimo. Il popolo russo, l'inglese, lo spagnuolo, il tedesco, l'italiano sono egualmente popoli cristiani, benché la vita religiosa di ciascuno di questi paesi ci presenti nell'insieme e nei particolari differenze profonde e notevolissime, allato a simiglianze ed identità egualmente notevoli. Essi convengono tutti in questo che nel complesso di istituzioni sociali, di nozioni, di costumi morali e sociali, di riti e di usi i quali costituiscono la speciale psicologia e il patrimonio spirituale di un popolo, molto di tali cose risalgono al cristianesimo; cioè a quella particolare religione che fu fondata dal Cristo e fa risalire al Cristo storico i suoi insegnamenti ed i suoi riti.</p>
      <p>Parlando poi di società cristiana, si può intendere una società i cui membri nella quasi totalità o nella massima parte, individualmente e collettivamente, professino una religione, e questa religione sia la cristiana. In tal senso è parzialmente vero, ma anche parzialmente falso il dire che la società italiana o la società francese sia cristiana. L'azione politica, la scuola, la letteratura, le organizzazioni sociali, la stessa beneficenza, si sono in gran parte sottratte all'influenza del cristianesimo e talora la combattono. Tuttavia per molte parti la società nostra è ancora cristiana. Lo Stato riconosce la religione cattolica come religione ufficiale, le riconosce ed accorda certi diritti speciali, amministra esso stesso beni destinati al culto; molti riti ed usi collettivi hanno ancora una impronta cristiana.</p>
      <p>Infine si può parlare di società cristiana, in quanto in essa abbondano ancora individui i quali professino la religione cristiana, ne accettino gli usi e le tradizioni, obbediscano ai legittimi superiori e rappresentanti del cristianesimo; individui i quali quindi vivano in qualche modo una vita religiosa, e questa nel cristianesimo, ed accettino le dottrine ed i precetti di questo: esercitando con ciò una influenza maggiore <pb n="XIV" />o minore intorno a sé e in tutta complessivamente la società politica della quale fanno parte. In questo senso, e non nei due precedenti, noi ci occupiamo, in questi discorsi, della società cristiana.</p>
      <p>III. Tale vita e società cristiana può essere oggetto d'una doppia ricerca: o d'una ricerca puramente <note n="1"> Puramente descrittiva la ricerca storica non può tuttavia esser mai; perché essa, prima di essere esposizione, è scelta, interpretazione, ricostruzione di fatti, illuminata e guidata da idee e giudizii teorici, dalla filosofia di colui che la compie. Ciò è particolarmente vero per la storia religiosa, perché le idee religiose hanno una maggiore efficacia sullo spirito, essendo il frutto più importante e più delicato della cultura filosofica e del senso morale di ciascun uomo.</note> storica e descrittiva, la quale si proponga appunto di ricercare, nelle sue generalità, nei suoi rapporti col resto, nei tipi medii di coloro che lo seguono, questo costume cristiano, di descriverlo, di esaminarne oggettivamente le origini storiche, la diffusione, la varietà, la tenacia nel perpetuarsi, i caratteri odierni e il probabile avvenire.</p>
      <p>Ma se, in luogo di prendere come fatto cristiano ciò che per i suoi caratteri esterni si presenta come tale, lo studioso incomincia a fare una scelta, a distinguere fra ciò che è cristiano esteriormente ma del cristianesimo non ha lo spirito e ciò che invece risponde allo spirito ed alle dottrine di questo e ne procede, a far la critica, insomma, di ciò che si presenta come pensiero e costume cristiano e respingerne una parte ed accettarne un'altra, allora egli non è più solo uno storico, ma porta nella ricerca un concetto proprio, già stabilito, del cristianesimo, delle sue dottrine, del suo spirito, della sua efficacia; porta cioè con sé, nella sua ricerca, come norma di questa, una fede ed una teologia.</p>
      <p>IV. Quest'ultima cosa appunto noi vogliamo fare.</p>
      <p> Per stabilire che cosa debba essere il cristianesimo come dottrina o come vita, noi ci gioveremo:</p>
      <p>dei vangeli, dei sinottici come del giovanneo, o degli altri scritti del Nuovo Testamento, in quanto essi sono la più vicina e sicura espressione dell'insegnamento <pb n="XV" />o dell'esempio religioso di Gesù Cristo e della vita religiosa che l'uno e l'altro hanno suscitato nelle primissime generazioni di discepoli;</p>
      <p>della tradizione giudaica o dell'antico testamento, in quanto ci presentano, nel suo lento e graduale sviluppo, l'elaborazione religiosa che si illumina di così viva luce nei profeti e che fa poi capo al cristianesimo;</p>
      <p>della dottrina o della vita dei primi secoli della chiesa, nei quali l'azione del cristianesimo sulle anime, esercitandosi in forma di reazione vigorosa a tutto il mondo circostante, e fornita insieme d'una meravigliosa virtù purificatrice ed assimilatrice per costituirsi gli elementi rituali e disciplinari necessarii alla sua manifestazione e diffusione, ci si presenta nella sua pura ed intima virtù;</p>
      <p>dell'insegnamento formale, esplicito, facente autorità certa, tradizionale ed universale della Chiesa cattolica e romana, avuto riguardo specialmente al valore religioso e morale di esso: e ciò per l'indole stessa del nostro assunto che ha scopo morale e pratico, non dottrinale né direttamente apologetico;</p>
      <p>di ciò che nella società cristiana storica, nella teologia scritta, nell'esempio dei santi apparisce veramente come proveniente dalla vita e dall'esperienza religiosa cristiana, superiore alle diversità di cultura di tempi di luoghi di temperamenti, e quindi come nativo sostanziale e perenne.</p>
      <p>Attinta a tali fonti, la vita religiosa nel cristianesimo verrà da noi presentata in maniera espositiva — non quindi dimostrativa né polemica — nella prima parte di ciascuno dei discorsi che seguono, avendo nella esposizione speciale riguardo ai concetti di vita, di intelligenza, di bellezza, di bontà quali ci appariscono nella cultura o nell'anima moderna; il che vuol dire nella cultura e nell'anima <hi rend="italic">nostra;</hi> poiché la luce, per noi, non è che quella che rischiara il cammino a noi e che i nostri occhi o le nostre coscienze veggono. La seconda parte di ciascun discorso verrà invece dedicata, quasi sempre, alla critica <pb n="XVI" />della vita cristiana d'oggi, all'esame diretto della cultura, degli usi, del costume di quei cattolici che noi tutti conosciamo e per utilità morale dei quali sono più specialmente scritti — e furono detti — i discorsi che seguono. </p>
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