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        <title>Giornalismo ed educazione nei seminari</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 217-233. <date when="1902">1902</date></bibl>
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      <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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      <p>Fra coloro che hanno il compito di reggere e dirigere i Seminari si agita tuttora una questione, che ad alcuni sembra di lieve momento, e tale potrebbe credersi se si guarda isolatamente; ma che invece nel suo complesso riesce di grande importanza. Cioé: « è conveniente permettere ai chierici la lettura di periodici e di giornali? — e di quali? — e in che misura? ».</p>
      <p>Non pochi sono contrari a permettere la lettura relativamente al numero e alla qualità dei giornali, preferendo solamente i religiosi; altri sono contrarii in modo assoluto; molti sono favorevoli ad una libertà che non ostacoli una razionale disciplina.</p>
      <p>Prescindendo dalle disposizioni che i superiori dei singoli seminari d'Italia abbiano potuto dare in proposito, (il che non entra nella discussione) proverò di esaminare il problema nei suoi rapporti con la educazione dei chierici obiettivamente e, spero, con quel delicato discernimento che occorre a trattare argomenti, la cui soluzione pratica non dipende da noi.</p>
      <p>Sarò contento se altri, anche contraddicendomi, tornerà sull'argomento, sottoponendolo ad una più sicura e profonda critica.</p>
      <p>
        <pb n="218" />Perché possa esser completa l'educazione del chierico, occorre avere un'adeguata ed intiera visione di quel che dovrà essere e di quel che dovrà fare da sacerdote; a quel fine fa d'uopo coordinare tutti gli elementi educativi, l'ambiente, la scuola, la direzione dello spirito, la disciplina; affinché la grazia, operando con la natura, trovi meno ostacoli possibili sia negli abiti mentali, che in quelli volitivi.</p>
      <p>Or si è ripetuto mille volte che il sacerdote di oggi deve entrare fiducioso nella vita moderna per redimere a Gesù Cristo la società attuale atea e paganeggiante. Questo principio si è voluto presentare come una novità mentre è la legge storica e perenne della Chiesa che non invecchia, ma che trasforma le potenzialità naturali della società in mezzi o coefficienti di vita soprannaturale, e che insieme adatta le modalità del suo ministero alle esigenze delle epoche, dei popoli, delle nazioni, allo stato e mentale e volitivo degli uomini, alle aspirazioni individuali e collettive.</p>
      <p>La trasformazione del diritto romano, toccato con riverenza; della filosofia platonica e aristotelica nella grande elaborazione della patristica e della scolastica; delle istituzioni feudali e comunali; della letteratura e dell'arte sino alle grandi concezioni medioevali; sono glorie sociali della Chiesa; alle quali sacerdoti e pontefici, dottori e frati, nelle diverse potenzialità adatte ai tempi, consacrarono se stessi.</p>
      <p>Oggi l'apostasia da Dio e dalla sua Chiesa è apostasia sociale: governi, municipii, scuole, esplicazioni di vita pubblica, attività economiche, tutto è stato ed è condotto con criteri acattolici e spesso anticattolici; mentre le aspirazioni popolari, maturate attraverso un secolo di pubblica avversione alla Chiesa, pigliano forma e guisa irreligiose. Tutto ciò richiede da parte del clero un lavorio denso e costante nel senso sociale, entrando fiduciosi nel vivo delle agitazioni presenti, pigliando nette le posizioni della lotta dal campo politico-governativo all'amministrativo, all'economico, allo scientifico, al giornalistico; vivificando nel nome di Gesù Cristo secondo i bisogni moderni le antiche virtù pubbliche del cristiano e del cittadino.</p>
      <p>Ad alcuni sembra una stranezza che il sacerdote debba vivere la vita pubblica moderna; lo vorrebbero <pb n="219" />rinchiuso tuttora nelle sacrestie. Pure non è una novità. Nel Medio Evo vescovi e sacerdoti erano a parte del reggimento feudale e legislativo e della vita pubblica del tempo, che da Costantino a Bonifacio VIII divenne, in una lunga elaborazione, cristiano. Allora l'ordinamento della proprietà feudale e del diritto internazionale sorreggeva quella forma di partecipazione politica, che recò molto bene e anche (per difetto degli uomini) del male alla Chiesa.</p>
      <p>Né ciò fa meraviglia, perché fin nelle pure speculazioni del domma e nella reggenza e amministrazione spirituale, la Chiesa ebbe a lagrimar molti mali da vescovi, frati e sacerdoti; e gli Arii, i Fozii e i Luteri non sono soli. Le istituzioni però che sorreggevano la partecipazione del clero alla vita pubblica furono di gran bene ai popoli e alla civiltà. E non si possono mai abbastanza deplorare gli effetti della riforma e specialmente del giansenismo e del cesarismo che infettarono tanta parte del clero latino, alto e basso; e che fecero del prete un servitore umilissimo del potere regio, e la rincantucciarono nelle sacrestie e nei cori, a curare solamente le feste e la pietà spesso di una turba di beghine, molte volte fittizia, superficiale, ipocrita. La società rimase in gran parte e nelle sue appartenenze di vita pubblica abbandonata a sé stessa, in preda degli errori del filosofismo prima, del liberalismo poi; e se non si oppone un riparo, anche del socialismo in avvenire.</p>
      <p>Un risveglio potente si destò nella seconda metà del secolo XIX; risveglio al quale l'autorità pontificia ha dato il carattere del dovere; l'urgenza dei bisogni quello della necessità; la concorde azione di vescovi e di cattolici militanti quello della praticità. Così il sacerdote tende a ripigliare il suo posto in mezzo alla società; per comprendere e regolare le aspirazioni dei popoli, per santificarne il movimento progressivo, per esserne il maestro ed il padre, per far rispettare dai pubblici poteri la Chiesa, partecipandovi anche con il suo carattere sacerdotale (nei modi e con i limiti dovuti). In questa azione si sintetizza la funzione stessa della Chiesa di rigeneratrice in Cristo non solo delle anime ma anche della vita sociale dei popoli.</p>
      <p>A questo ideale dunque devono essere preparati di lunga mano, con illuminata educazione i chierici, affinché la loro </p>
      <p>
        <pb n="220" />missione santificatrice non attinga l'esteriore, ma penetri nella coscienza delle turbe, e trasformi la società.</p>
      <p>Quando si parla di educazione e preparazione al sacerdozio in rapporto ai bisogni del tempo, non si intende che l'elemento, diciamo così <hi rend="italic">formale</hi> del sacerdote sia diverso da quel che è stato. Il compito del sacerdozio cattolico nella sua sostanza è sempre uno e si compendia nell'<hi rend="italic">ite, docete omnes gentes</hi>.Il domma, la morale, i sacramenti sono immutabili come la Chiesa nella sua fondamentale istituzione e nel mandato dei suoi ministri. Le modalità e le guise mutano e si trasformano e con esse mutano le accidentalità dell'educazione e della istruzione dei chierici, come mutano i mezzi esteriori ed i rapporti del sacerdozio con la civiltà dei tempi.</p>
      <p>L'educazione pertanto, arrivando a formare un abito mentale e volitivo, che è un prodotto insieme di principii naturali e soprannaturali, di inclinazioni personali e di abitudini sociali, di fatti biologici e tradizionali, individuali ed ambientali, di passioni, di convinzioni e di profonde modificazioni del proprio <hi rend="italic">io</hi> (che ha una decisiva importanza per tutta la vita), non si può restringere al solo concetto caratteristico essenziale del sacerdozio, ma pervade tutte le facoltà dell'uomo e le modalità di ogni attività anche la più eccelsa e divina.</p>
      <p>Del resto, come può un sacerdote esplicare il suo ministero senza le contingenze e le modalità dell'attività umana? E come si può non ordinare questa modalità alle guise umane del tempo, alle diverse contingenze sociali? Onde chiaramente ne siegue che se il sacerdote deve adattare il suo ministero ai tempi, e se l'educazione del chierico influisce sulle sue facoltà attive decisamente, oggi nei seminarî si deve far sentire al chierico quali saranno i suoi nuovi compiti in mezzo ad una società paganeggiante, per renderlo sin dal Santuario adatto alla sua missione sociale, affinché posa sul serio esser lume ai popoli e sale della terra.</p>
      <p>Tutto ciò ha forte e notevole riflesso nell'insegnamento; ma non è della scuola, come tale, ch'io voglio parlare in queste note; certo una profonda riforma di metodo, una maggiore conoscenza delle scienze sociali e naturali, una più larga cultura </p>
      <p>
        <pb n="221" />sono necessari oggi, quando è così complessa e così modificata la vita intellettiva dei popoli civili.</p>
      <p>Però non si educa in iscuola solamente; sì bene dentro e fuori scuola e con mezzi e sussidi diversi da quelli puramente e strettamente scolastici. Il complesso dell'educazione chiericale si forma destando idee teoriche e pratiche in ordine alla vita, nutrendo sentimenti attuosi, iniziando a un certo grado di attività sacerdotale, facendo sì che i mezzi ricreativi e fantastici divengano ausiliarii potenti della formazione delle idee e dei sentimenti del giovane. Tutti questi mezzi vengono completati, regolati nella loro origine e nel loro sviluppo, elevati a una finalità soprannaturale, per la viva direzione dello spirito, che penetra sino al profondo delle coscienze giovanili, ne studia le inclinazioni, i bisogni, le aspirazioni, le abitudini interne, ne disciplina l'esplicazione, per poter meglio edificare tutto l'edificio spirituale.</p>
      <p>Tutto ciò dev'essere applicato in modo che nell'animo del chierico non solo non si formi un'abitudine contraria all'attività della vita sacerdotale del tempo presente, ma se ne formi gradualmente una simile ed omogenea. Questa finalità crea la differenza tra i metodi nuovi e molti metodi tradizionali, relativamente ai tempi trascorsi buoni e opportuni, ma difformi dalle esigenze dell'oggi; quelli ieri si sconoscevano solo perché non si erano manifestati i bisogni che li hanno causati, quando diverso era l'ambiente sociale ed oggi sono opportuni e necessari perché è necessario l'equilibrio fra bisogno e rimedio, fra individuo e ambiente.</p>
      <p>E perciò non bisogna creare pel giovane alcun disquilibrio fra l'ambiente del Seminario e l'ambiente della famiglia e della società, al cui contatto, anche lontano, egli vive; affinché l'elemento educativo non si trasmuti facilmente, nella mobilità dell'animo giovanile e nella indeterminatezza delle tendenze, in elemento di violenta reazione.</p>
      <p>È questa un'osservazione di non lieve importanza, specialmente in vista di molti fatti deplorevoli che tutto giorno accadono; e le cui conseguenze sono perniciosissime.</p>
      <p>Sta qua il segreto dell'educazione dei chierici; segreto chiuso alle anime superficiali, ed a coloro che non hanno <pb n="222" />nessuna preparazione scientifico-pedagogica, né adeguata cultura moderna, o reale contatto con la vita sociale, e quasi nessuna coesione di animi con la gioventù; la quale vive di sentimenti e di fantasie, turbinata dalle passioni, modificata dagli ambienti, i cui contrasti violenti portano turbamenti di spirito, scosse indicibili, oscillazioni continue, segrete aspirazioni di animo, incertezze, entusiasmi, reazioni.</p>
      <p>Tutti questi stati psichici del giovane devono essere studiati per raccordarli alla meta prefissa; e principalmente bisogna riempir l'animo del giovane di qualche cosa che ne colmi il vuoto, quel vuoto che dà battaglie violente e che determina cadute irreparabili. Il dovere, il timore, la successione ininterrotta delle occupazioni non bastano; la pietà diviene superficiale quando il sentimento attuoso e soprannaturale dell'amore di Dio non viene determinato in opere, in aspirazioni, in attività intrinseche ed estrinseche, in obietti concreti, ordinati al supremo fine: la gloria di Dio, per mezzo della vita e della azione sacerdotale.</p>
      <p>* * *</p>
      <p>Ho detto che il <hi rend="italic">destare</hi> nei chierici idee teoriche e pratiche, il <hi rend="italic">nutrire</hi> dei sentimenti attuosi, l'<hi rend="italic">iniziare</hi> a un certo grado di attività sacerdotale, il <hi rend="italic">dirigere</hi> bene lo spirito, l'<hi rend="italic">ordinare</hi> a elevati fini i mezzi ricreativi, sono il complesso dell'educazione del giovane chierico, e che tutto ciò deve convergere a formare il sacerdote tipo adatto ai bisogni moderni.</p>
      <p>Mi ci fermo un po', perché, se nessuno ha seri dubbî della verità della teoria, non tutti però sanno farvi corrispondere la pratica. Si crede da alcuni che .le idee che formano la vita intellettiva del chierico non possono essere altre che quelle della scuola. Non metto neppure in discussione che il corredo scientifico e l'ordinamento mentale-pratico del chierico vien dato nella scuola; anzi è proprio la scuola, che, ordinata con metodi sanamente moderni, deve formare l'abito scientifico del sacerdote. Però io non ho creduto mai che un giovane possa arrivare sino al ventiquattresimo anno con le sole idee della scuola; che egli possa prepararsi adeguatamente alla vita, senza sentire l'influsso vivo, palpitante, vitale del contatto quotidiano <pb n="223" />con le idee tradotte in fatti nel mondo che ci circonda; che egli si debba mummificare in uno sgobbone, riducendosi a vivere del solo pensiero dei libri. Il professore (e così il rettore, il padre spirituale, il prefetto, ecc.) devono pel giovane essere il veicolo delle idee vive, idee non solo scientifiche o letterarie, ma pratiche, di vita vissuta, di aspirazioni, di agitazioni; veicoli che purificano, rettificano, aggiungono, rendendo le stesse idee nuovo elemento di istruzione e di educazione.</p>
      <p>A ciò servono i periodici ed i giornali cattolici di scienze, di letteratura, di sociologia, di politica, di azione cattolica, di movimento locale, di notizie di vita quotidiana. Tutto questo elemento di civiltà, di pensiero, di vita, che la stampa ogni giorno distribuisce agli uomini, è un elemento necessario alla educazione (nei dovuti modi e nella regolare misura, s'intende); necessario perché è ordinato alla vita pratica, perché riduce con l'applicazione al fatto concreto la teoria, eleva alla teoria con la critica il fatto concreto; siegue le correnti di un pensiero veloce che commuove i popoli, rivoluziona le scienze, determina nuove concezioni di arte, lega l'attività di nazioni disparate, di città lontane, di provincie non conosciute, uniti e stretti, dai vincoli di solidarietà, dalle aspirazioni di lotte, dalla forza del pensiero. Ieri la vita delle città si restringeva a poche relazioni; tolta al popolo e al sacerdote la vita pubblica, a cui pensava il paterno governo dei ministri, degli intendenti, dei senatori, d'intesa più o meno coi vescovi e col ministero ecclesiastico — ristretti i commerci, senza strade né comunicazioni — poco sviluppate le industrie, poco diffuso l'insegnamento — tutto si riduceva alla vita cittadina o di famiglia e a pochi avvenimenti politici, conosciuti attraverso... le dogane regie.</p>
      <p>Oggi la vita anche delle piccole borgate è internazionale; e la stampa principalmente, portavoce della politica, delle aspirazioni sociali, della vita religiosa, delle nuove forme di organismi, delle attività cittadine, dei commerci e degli scambi, delle opere d'arte e dei trovati della scienza (complesse relazioni dell'attuale vita civile, alle quali non possono né devono sottrarsi i sacerdoti), la stampa è l'apportatrice e l'indice della vitalità del pensiero delle opere umane, come anche dei progressi anche religiosi nella società e dell'esplicazione di parte non indifferente del ministero </p>
      <p>
        <pb n="224" />sacerdotale. Così è vera la frase di Ketteler: « se S. Paolo oggi fosse al mondo si farebbe giornalista »<hi rend="bold">.</hi></p>
      <p>La funzione educativa del giornale è immensa, non tanto per la continuità, quanto per la materia <hi rend="italic">vivente</hi> di cui esso è composto, e per la rispondenza a un ciclo determinato di attività nella azione dei popoli, che si potrà chiamare partito, scuola scientifica o letteraria, relazioni religiose, organismi sociali od economici. Or se a destare le passioni fantastiche, a determinare un'educazione nell'animo del giovane sono efficacissimi la storia ed il romanzo, rappresentanze di vita vissuta o di vita immaginaria; quanto non contribuirà all'educazione di chi deve vivere nel mondo per santificarlo, la storia quotidiana dei dolori e dei rimedi, della lotta fra il bene e il male, fra la città di Dio e la città di satana, in cui si compendia tutta la storia e la sua filosofia, tutta l'attività umana naturale e soprannaturale?</p>
      <p>Impedire la lettura del giornale al chierico sarebbe lo stesso che educare soldati senza far loro conoscere né la geografia, né la storia, né la guisa delle lotte moderne, né la tattica dei popoli, né le scoperte giornaliere dei diversi strumenti bellici.</p>
      <p>Si metta il chierico in una segregazione completa, totale dalla vita , si faccia sì che non conosca nulla di civiltà, di progresso, di scienze, di nuovi libri, di politica, di agitazione di partiti, di relazioni economiche, di aspirazioni popolari, di liberalismo o di socialismo, di democrazia cristiana e di Opera dei Congressi, di lotte amministrative e di documenti pontificii (elementi giornalistici della giornata); e si avrà o il prete che pensa alla benedizione, al messale, al breviario e al predicozzo a pochi fedeli riuniti in Chiesa; o per una reazione violenta, il prete che senza criteri sia sbalzato nel vortice della vita moderna col pericolo di perdersi. In ogni caso sarà chi entrando nella vita attiva senza tradizioni né adeguata educazione, vive senza palpiti, senza idee (che si </p>
      <p>
        <pb n="225" />maturano negli anni giovanili) si troverà disorientato, impaniato, inadatto: scriverà il giornale come la predica, crederà il Comitato un Seminario, la Sezioni giovani una camerata di alunni, e finirà per portare nell'ambiente delle associazioni cattoliche un <hi rend="italic">piccolo mondo antico</hi>,che si potrebbe chiamare l'anticamera del Seminario, della sacrestia e della curia. Elementi tutti <hi rend="italic">che nelle modalità e guise</hi>,non armonizzano con le esplicazioni della vita pubblica dei cattolici.</p>
      <p>Del resto, com'è possibile che un giovane arrivi al venticinquesimo anno di sua età, senza aver preso l'abito mentale, che deve regolare la sua esistenza e la sua attività? Se domani i chierici dovranno pigliar gran parte all'azione multiforme e agitata dei cattolici, o come giornalisti, o come oratori, o come propagandisti, o come organizzatori o direttori di società cattoliche, di Unioni Professionali, di Congressi e di Comizi, di proteste pubbliche, di lavoro elettorale, di cooperative ecc. e ecc., come è possibile che, nel tempo in cui queste idee maturano, fermentano, divengono ideale aspirazione, desiderio di vita, essi stiano come chiusi in una stufa, disputando solo sulle regole sillogistiche di Aristotele, o sugli errori di Nestorio o di Fozio, o ripetendo a tempo perso con Ariosto (si studia nella 5 ginnasiale)</p>
      <p>Le donne, i cavalier, l'armi, gli amori?</p>
      <p>La mente del giovane ha bisogno di tener presente un ideale da raggiungere, non mai un ideale indeterminato (l'esser prete), ma determinato e concreto, come far il predicatore, il confessore, il rettore di Chiese, il parroco, il professore, lo scienziato, l'artista e giù di lì.</p>
      <p>Tra le attività sacerdotali, il giovane ne prediligerà alcune o una sola, quella a cui inclinazioni, educazione, ambiente, circostanze lo avranno più o meno determinato. E il seminario, che è il semenzaio dei sacerdoti, che debbono nella multiforme attività delle diocesi, nella diversità dei bisogni e delle opere sacerdotali, edificare il regno di Dio nelle anime, deve saper destare e coltivare nei chierici i diversi desideri e le attitudini disparate, perché possa formarsi una specializzazione adatta ai bisogni, e perché non solo non si sciupino tante potenzialità in posti ed uffici, non adatti alle inclinazioni speciali, ma si destino nuove e potenti energie di attività e di zelo.</p>
      <p>
        <pb n="226" />Ora tra le attività sacerdotali, per comando di pontefici e di vescovi, per bisogno di popoli, oggi è da annoverarsi questa azione sociale detta democrazia cristiana o azione popolare; anzi l'abito, le idee, le convinzioni di questa azione devono esser in tutti i sacerdoti, qualunque possa essere il loro ufficio, perché tutti non solo sono uomini e cittadini, ma e più sono ministri di Dio, che stanno a contatto delle famiglie, nelle quali entra l'errore con la politica e la scienza, l'immoralità con le lettere e con i giornali; l'egoismo con le lotte amministrative o economiche.</p>
      <p>Parroco o confessore o predicatore (gli uffici più delicati, più consentanei al ministero delle anime, più generali nella sacerdotale attività), non può il prete far vero e reale bene al contatto con la società, se avvicinandola non tocchi le piaghe dolorose e spesso cancrenose del pensiero e della vita prettamente e puramente moderna.</p>
      <p>Infine, è necessario che il giovane chierico viva (nei debiti modi e nelle giuste misure) della vita quotidiana di idee teoriche e pratiche della quale vive la società; che il chierico di questa vita, elevata a missione sacerdotale rigeneratrice, se ne formi un ideale; che questo ideale pervada tutte le sue fibre morali, ascetiche, intellettuali, sportive, affinché questo pensiero dominante soffochi tanti altri pensieri inutili o dannosi; affinché nelle conversazioni invece di parlare di <hi rend="italic">preeminenze</hi> [sic] di <hi rend="italic">diritti</hi> di <hi rend="italic">mozzetta</hi> o di <hi rend="italic">mitra</hi>,di precedenza nelle <hi rend="italic">processioni</hi> o nel suono delle <hi rend="italic">campane</hi> (cose che nel nostro meridionale <hi rend="italic">paralizzano</hi> tanta parte di attività sacerdotale), invece di pensare alle <hi rend="italic">caccie</hi> e alle <hi rend="italic">campagne</hi>,invece di sospirare il momento del sacerdozio per avere un posto in curia o una pieve o un. beneficio, o per sottrarsi al giogo della vita comune, o per conoscere il mondo a lui chiuso, che vede solo attraverso i vetri delle finestre o i pettegolezzi di sagrestia o i libri che parlan da morti e non da vivi; — sospiri a impiegare le sue forze nel campo dell'azione cattolica, che ha bisogno di giovani istruiti, volenterosi, entusiasti, atletici.</p>
      <p>Sono le idee, di che un giovane si nutre, che divengono ideale, sentimento; che pel sacerdote è zelo di opere di santificazione, desiderio di sacrifici per Gesù Cristo, amore attuoso per le anime, pel popolo, per la società.</p>
      <p>
        <pb n="227" />Questo sentimento è nutrito dalla grazia, che però opera sulla natura; perciò ad alimentarlo devono concorrere non solo la frequenza dei sacramenti, la pietà profonda, la preghiera assidua, la oculata direzione dello spirito; ma anche tutti i coefficienti naturali dell'educazione, come le letture, le conversazioni, la scuola, la vita intiera.</p>
      <p>La conoscenza vera dei mali reali della società e dei rimedi che la Chiesa addita e che i cattolici mettono in opera, della lotta aspra che si combatte, del compito concreto che aspetta i chierici, valgono a destare potente il sentimento.</p>
      <p>E i superiori oculati sanno a prova come destare e nutrire vivo questo sentimento, che in un giovane diviene come la forma volitiva della sua vita, come il motivo determinante delle sue opere, e che ha profonda indelebile influenza sino alla tarda vecchiaia.</p>
      <p>Ogni uomo, invecchiando, tende a conservare sé stesso nella <hi rend="italic">forma vitae</hi> che l'educazione giovanile gli ha creato, e che è stato il palpito, l'entusiasmo, la visione fantastica dei suoi begli anni. Sorgono così le due correnti che compendiano l'attività umana, la progressiva e la conservativa, che si compiono a vicenda. Or come è possibile avere una complessa, razionale, multiforme corrente di vita progressiva nel nostro campo, quando negli anni, attraverso i quali si matura questa <hi rend="italic">forma vitae</hi>,dai diciotto ai venticinque, si vuole che la nuova corrente di idee e di opere debba essere vietata e chiusa alla mente, al sentimento, all'attività giovanile?</p>
      <p>E parlo in terzo luogo dell'attività del chierico, in cui si devono estrinsecare con razionale misura, le idee agitate e i sentimenti che fervono.</p>
      <p>Io credo fermamente che parte dei mali che si sogliono manifestare nei seminari si devono alla limitata, anzi alla nessuna attività del chierico proprio negli anni in cui si sente forte e imperioso il bisogno della propria estrinsecazione.</p>
      <p>Mi diceva la buon'anima di mons. Blandini, Vescovo di Girgenti, che dal giorno in cui egli permise ai chierici la lettura </p>
      <p>
        <pb n="228" />dei giornali, e una certa attività nell'ambito della Sezione Giovani e dei tre Congressi tenuti in Girgenti e in Canicattì, nel suo seminario la disciplina, la morale dei giovani, lo spirito ecclesiastico si rialzarono notevolmente. Ed io ciò costatai <hi rend="italic">de visu</hi>;e godo poter rendere su queste colonne testimonianza sincera di quel zelante vescovo e di quel fiorente seminario. In alcuni seminari, con lodevole intento e con molto bene, fanno ai chierici grandicelli insegnar la dottrina cristiana nelle chiese; è questa un'attività di supremo interesse per le anime, alla quale i chierici vengono avviati e della quale devono sin dai primi anni sentire tutto l'entusiasmo, di cui può essere capace un'anima dedicata al Signore.</p>
      <p>Un'attività scolastica sogliono essere le cosiddette accademie, che forse serbano un po' troppo delle forme arcadiche; ma che possono divenire razionale palestra di buone lettere [sic] e di scienza. Quasi in nessun seminario si trascura l'esercizio oratorio, per educare i giovani alla composizione e alla declamazione e per prepararsi bene a questo importantissimo ufficio sacerdotale.</p>
      <p>Ma ciò è poco, troppo poco pel giovane e non è tutto per la vita sacerdotale: che male vi sarebbe, se, come faceva il vescovo Blandini di Girgenti, i superiori, con discrezione e discernimento, avviassero i giovani già maturi a pigliar parte alla vita dei circoli cattolici di azione e di cultura, della stampa, dei congressi? Si avvezzerebbero a far qualche conferenzuccia, a stare in contatto con i giovani cattolici studenti ed operai, (ai quali comunicherebbero con l'ardor giovanile l'aroma dello spirito raccolto), a scrivere qualche articolo nei giornali e nei periodici (l'<hi rend="italic">Era novella</hi> incoraggia tanto e così bene questa attività), ad aiutare in tante e tante circostanze i comitati, quando il lavoro di congressi, di pellegrinaggi o di altro abbonda e mancan le braccia. Il giovane così intravede il suo campo di lavoro e di azione, pregusta il piacere della fatica e del sacrifizio, modifica le abitudini dell'animo, si spoglia delle piccole meschinità del <hi rend="italic">collegiale</hi> chiuso e ristretto, e sveste l'abito di quella <hi rend="italic">forma societatis</hi>,che per dieci o dodici anni di vita comune necessariamente gli si deve imprimere nella mente.</p>
      <p>Si suole obbiettare che tutto ciò attenua lo spirito <pb n="229" />di disciplina, e che implica una certa libertà di azione, che mal si confà allo spirito di un istituto.</p>
      <p>Nessuno certo pensa che i chierici siano dei militari messi in riga ad attendere il <hi rend="italic">marche</hi> di un sergente qualsiasi; io della disciplina chiericale ne ho un concetto assai alto, e credo che non consista solamente in una determinata regolarità e uniformità di atti, che chiamerei <hi rend="italic">automatica</hi>,ma nell'abito di soggezione, nel sentimento del dovere, nello spirito vivificante, che devono penetrare quelle regole o norme, che son fisse pel giovane, ma che il superiore adatta ai tempi, ai luoghi, alle finalità dell'educazione. con libertà, malleabilità e discrezione. Anzi io credo qualche cosa di più; son sicuro che quando non si sente oppresso dalla regola, ma può in certo modo aver coscienza della propria personalità, il giovane esplica meglio le sue facoltà e diviene per convinzione e per abito di coscienza, quel che la sola regola morta lo costringerebbe a divenir in apparenza. Del resto, se un giovane (parlo dei più grandicelli, di coloro che frequentano le scuole scientifiche), quando ha da esplicare in certo modo la sua attività, e gli è perciò concessa una misurata libertà, non sa mantenere la virtù ed il carattere chiericale; se per assistere o per fare una conferenza o per scrivere un articolo o per occuparsi degli affari di un congresso cattolico, egli è capace di abusare, di violare la disciplina; allora è meglio cacciarlo dal Seminario; la sua virtù è falsa, è fittizia, è insufficiente; non potrà mai essere buon sacerdote in mezzo al popolo, in mezzo ai mali che inondano la società, nel vivo contrasto delle passioni individuali e sociali.</p>
      <p>Ma avviene ciò? È un dubbio che potrà essere dissipato dalla prova di fatto.</p>
      <p>Così la disciplina, in questo senso, diverrà norma di vita che si ama, che resta come una forma di animo, anche quando non si avrà più né il timor del castigo, né il rimprovero e l'occhio vigile del superiore. E la vita comune, a tanti di peso, riuscirà un motivo di esplicazione di energie complesse, nel quotidiano attrito e sviluppo di idee e di sentimenti.</p>
      <p>
        <pb n="230" />E cade qui di parlare dell'altra difficoltà che suole aver gran peso nella mente di molti; « il permettere al chierico queste attività che chiamerò iniziali, specialmente la lettura dei giornali e la partecipazione a un po' di vita di azione cattolica, reca, <hi rend="italic">dicesi</hi>,distrazione forte sia nello studio che nella pietà ».</p>
      <p>È questo l'argomento perentorio, che determina molti alla proibizione più assoluta. Distrae dallo studio: può esser che si abbia questo effetto quando senza né discrezione né misura si slancia il chierico nella vita attiva o nella passionale lettura di qualsivoglia giornale. Sta qui il criterio direttivo e regolativo del superiore.</p>
      <p>Al giovane, inclinato agli entusiasmi generosi, si deve limitare e circoscrivere la sua attività, perché non travalichi facilmente il segno. I giorni e le ore debite, le occupazioni segnate, i giornali riconosciuti idonei allo sviluppo graduale delle idee e dei sentimenti dei chierici e alle cognizioni da acquistare come complemento della scuola e della giornaliera discussione; la partecipazione a un po' anche di vita attiva che non modifichi sostanzialmente la regolare successione delle occupazioni chiericali e lo spirito di preparazione, che è la ragion formale della istituzione dei Seminari, sono limiti necessari, che applicati con discernimento riescono di grande vantaggio all'educazione del chierico.</p>
      <p>Tutto ciò appartiene alla direzione dei superiori immediati, sotto la vigilanza illuminata dei Vescovi, che nei casi particolari vedono e giudicano dove può essere eccesso, dove pericolo, dove abbondante frutto di educazione sacerdotale.</p>
      <p>Con queste cure direttive e limiti circoscritti, il pericolo che tali occupazioni proficue distraggano dallo studio, viene allontanato ed eliminato.</p>
      <p>Forse distraggono dallo studio la preghiera, la ricreazione, il giorno di vacanza, l'assistenza alle Sacre funzioni, quando tutto ciò è alternato con sapiente distribuzione? O forse si crede che lo studio sia solamente lo sgobbare sui libri, senza. che le altre facoltà abbiano il loro regolare sviluppo; nella contemperanza delle quali si forma l'equilibrio mentale e volitivo dell'uomo?</p>
      <p>E poi non è la sola scuola che prepara alla vita; ma tutto ciò che con la scuola è atto a perfezionare le tendenze e le facoltà umane.</p>
      <p>
        <pb n="231" />Altri dicono tutto ciò distrae dalla pietà, divaga lo spirito, fa penetrare la dissipazione nell'animo di chi è destinato a servire nel Santuario.</p>
      <p>Anche ciò è un sofisma, più pernicioso del precedente. Si potrebbe opporre che se la lettura dei giornali o qualche attività di azione cattolica divaga lo spirito e ritrae dalla pietà, che dire della lettura dei poeti e dei racconti, che dire della ricreazione, del teatrino di carnevale, delle passeggiate festive? La pietà non consiste nel passare tutte le ore a recitar preghiere, ma principalmente nell'abito virtuoso dell'umiltà, nell'esercizio della presenza di Dio, nel desiderio di patir per Gesù Cristo e per Lui mortificar sé stesso, nell'ordinar tutto a Dio come ultimo fine.</p>
      <p>Quando tutte le opere della giornata sono vivificate da questi sentimenti abituali, da queste disposizioni soprannaturali dell'animo nostro, allora sono ben fondate la pietà, la divozione, il riconcentramento, che sbucciano [sic] come fiori da piante così ubertose e vitali.</p>
      <p>Questo spirito sarà l'aroma che imbalsamerà lo studio e la ricreazione, il contatto con la famiglia e col popolo, la lettura del giornale e la iniziale pratica dell'azione cattolica.</p>
      <p>Non bisogna crear colli torti, né ipocriti tristi, ma sacerdoti, il cui ministero importa attività pel popolo in tutte le ore, in tutti i momenti, nei quali siamo costretti; come diceva S. Francesco di Sales, a lasciar Dio per Dio.</p>
      <p>Anzi la direzione dello spirito nei seminari deve determinare quelle disposizioni d'animo, che i chierici devono avere nel ministero sacerdotale; tra cui principale l'abito della sollevazione della mente a Dio fra tutte le più svariate, agitate, complesse occupazioni; e lo spirito di zelo e di abnegazione sino ai sagrificii più inauditi.</p>
      <p>Non si creda che il campo dell'azione cattolica sia sparso di rose ; spine pungentissime, dolori e contraddizioni, sagrifici di borsa, di lavoro, di salute, di amicizie, di posizioni, di tutto sé stesso; ecco l'azione cattolica; e quando si crede aver fatto molto, una violenta raffica, una bufera turbinosa porta tante volte via e disperde il lavoro paziente, assiduo, costante di tanti anni.</p>
      <p>Ci vuol fede in Dio sincera, forza a lottare, preghiera fervente, ed una preparazione di spirito fatta di lunga mano; perché gli entusiasmi sono facili a sbollire (quanti se ne son <pb n="232" />visti), le ambizioni tentano l'animo del sacerdote, e la tranquillità di un, posto senza tante noie, quante ce ne sono nell'azione cattolica, molti animi frolli seduce. Io ho più fiducia, per l'avvenire dell'azione cattolica, nella sapiente direzione dello spirito ecclesiastico dei seminari, che in tutti gli altri mezzi educativi, pur tanto efficaci. E qui cade opportuno il notare che la proibizione della lettura dei giornali e periodici cattolici, suole generare nell'animo del giovane un desiderio intenso e potente di conoscere e di sapere quel che dicono quei fogli di carta per lui proibiti, ma che però egli vede in mano altrui, che trova nella famiglia, e dei quali loro parla qualche professore o qualche amico. La reazione si desta violenta anche negli animi buoni, specialmente perché il giornale cattolico ha l'impronta di un carattere non solo negativamente non cattiva, ma positivamente buona e religiosa e consentanea alle aspirazioni dei chierici.</p>
      <p>Così non è raro né difficile il <hi rend="italic">contrabbando</hi>;di sottomano entreranno molti giornali, senza il controllo dei superiori, la cui</p>
      <p>vigilanza sarà ad arte elusa; onde si avrà un male disciplinare, cioè la violazione di una legge del superiore, che costituisce uno stato d'animo non disciplinato, ed educa ad un sentimento pernicioso, cioè il far di nascosto; e un pericolo permanente che possano cioè cadere in mano a giovani inesperti giornali e periodici non buoni.</p>
      <p>In un Seminario, dove poco prima erano stati proibiti i giornali e specialmente l'Almanacco Democratico Cristiano del 1901, facevano il giro delle camerate giornali cattivi come la <hi rend="italic">Tribuna illustrata</hi> e l'<hi rend="italic">Ora</hi> di Palermo.</p>
      <p>Altro che divagazioni di spirito!</p>
      <p>Resta a far un cenno dei mezzi ricreativi, della cui potenza educativa nessun dubita.</p>
      <p>Ieri dal Seminario di Girgenti alcuni chierici mi scrivevano che desideravano pel prossimo carnevale un dramma che rispondesse al momento presente, che educasse ai nobili ideali della vita, che rispecchiasse le tendenze del programma democratico cristiano.</p>
      <p>Sventuratamente di questi drammi non ne conosco, ed è doloroso che nella gran parte dei seminari si è costretti a rappresentare quei drammi medioevali di cavalieri, di congiure, di briganti, </p>
      <p>
        <pb n="233" />di assassini, di guerre, di torri misteriose, di sotterranei tenebrosi, di spettri e di diavoli, che formano il repertorio antiartistico e antieducativo, che abbonda nelle nostre collezioni, fatte pochissime e rare eccezioni, (come i drammi di Lemoyne e le commedie di Cantagalli) a non parlare di certi drammi ascetici, che per lo più fan cadere dal sonno attori e spettatori.</p>
      <p>Quanto non è da desiderare per l'educazione e per l'arte, che il teatrino dei Seminari divenga mezzo di educazione moderna, rappresentazione di vita vissuta, elevazione morale di virtù pubbliche e private, reali e vere?</p>
      <p>Così una gita in campagna, una bicchierata, una tombola, possono divenire mezzo di propaganda; possono esser chiuse da un voto, da un telegramma, da una piccola raccolta per qualche giornale cattolico o pel parroco a cui vengono tutte le temporalità, o per operai cattolici in isciopero — da una conferenza briosa, da un entusiastico brindisi —. Elemento educativo divengono i libri di premio scelti fra i tanti che si pubblicano di democrazia cristiana, di sociologia, di letteratura; i concorsi e le gare giovanili su argomenti del giorno, coronate dal plauso dei superiori; le gite nelle vicine borgate, a visitare Comitati e Circoli, Cooperative e Unioni Professionali... Tutto può e deve contribuire a rendere i chierici idonei all'alto ministero a cui sono chiamati.</p>
      <p>Io penso che quando i nostri Seminari prepareranno bene i Sacerdoti alla vita dell'azione cattolica, in tutte le sue esplicazioni, la lotta s'intensificherà al centuplo e la vittoria sarà più vicina.</p>
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