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        <title>Per il 1° anniversario della sezione operai S. Giuseppe e per l’inaugurazione della compagnia del ven. n. Suplrizio in Caltagirone.</title>
        <author>Sturzo, Luigi</author>
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          <resp>marcatura a cura di</resp>
          <name>UNIOR</name>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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        <bibl>Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 17-29. <date when="1896">1896</date></bibl>
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        <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <catDesc>Politica</catDesc>
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        <pb n="17" />Eccellenza, Signori,</p>
      <p>I. Oggi è un anno, e nella sagrestia di S. Giorgio, dietro l'impulso del Comitato Interparrocchiale di questa città, si adunavano diciotto operai non illustri per natali e per censo, dalle mani incallite al lavoro, ma di una fede viva e ardente, e di un cuore che sente l'amore per la religione e l'umanità; i quali unendosi coraggiosamente all'Opera dei Congressi e Comitati Cattolici, che in venti anni ha invaso l'Italia, ed anche in più luoghi ha soggiogato la Massoneria, costituivano la Sezione Operai S. Giuseppe del Comitato Interparrocchiale S. Giorgio.</p>
      <p>Nessuno che seppe di questa istituzione moderna s'imprometteva veri frutti di bene; però i ferventi operai che la compongono, guardarono nell'esempio dei loro fratelli d'Italia, fermi nel loro proposito di combattere per la fede di G[esù] C[risto], si sono incaminati [sic] per una via d'azione che fa molto sperare. Avete già udito la relazione che ne ha fatto il Segretario; franca professione religiosa, istruzione, disciplina, carità fraterna reggono gli animi di questi buoni operai; i quali dopo un anno, ben pensando alla generazione che viene, hanno istituito una Compagnia di fanciulli; che, educati nella religione e nella virtù, <pb n="18" /></p>
      <p>tenuti lontani dai cattivi compagni con giuochi, ispirato nel loro animo lo spirito d'azione, saranno i futuri campioni di questa Sezione. Operai. La ricorrenza adunque della fondazione della Sezione, e la inaugurazione di questa Compagnia di fanciulli stasera si celebra e voi che onorate di vostra presenza questa nascente istituzione e ne incoraggiate i passi, mi permetterete che vi parli dell'educazione del popolo e del fanciullo all'azione cattolica, come la speranza viva della riforma sociale. E voi, buoni operai, membri della Sezione, nel ricevere questa sera il dovuto plauso all'opera vostra, pensate, che se a grandi fini vi ordina la Provvidenza, vi dovete rendere ben degni di compierli con l'azione costante ed assidua. Questo plauso e questa festa non sia per voi che sprone a meglio istruirvi e disciplinarvi alle lotte che si dovranno sostenere per la religione e per la patria.</p>
      <p>II. Signori, l'indifferenza religiosa è la piaga della nostra Sicilia; forse per tradizione di tempi, nei quali non alla lotta per la fede degli avi, ma ad una vita domestica e casalinga erano gli animi educati; ai mutamenti sociali ci trovammo impari alle nuove sorti, e poterono i pochi audaci di tutto osare, per togliere dai nostri cuori l'avita religione. E sin oggi, benché l'esempio dell'Italia, e la voce di qualche fervente cattolico ci apprendesse quanto possa l'azione coraggiosa e costante, a nulla valse a destare dal torpore gli animi scoraggiati e affranti. Tutto cedette senza contrasto alla Massoneria trionfante; ed ora lagrimando ci accorgiamo quanto ci sia stata amara la inerzia di tanti anni. E <pb n="19" />oggi che all'appello forte del Supremo Pastore alcuni anche tra noi vogliono a prova mostrare l'ubbidienza ai voleri della Sede Apostolica, e discendere sull'arena a combattere le nuove battaglie del Signore, e organizzarsi, unirsi in comitati, anche oggi sorge ostacolo potente al buon volere dei pochi, l'indifferenza. Anche buoni cattolici, che spesso vanno in Chiesa a pregare, si negano ascriversi al Comitato Parrocchiale, perché (essi dicono) non vogliono pigliarsi noie e brighe soperchie. Bisogna insistere, scuotere questi inerti, che non conoscono che il cristiano ha il dovere per quanto può di propagar quella fede che lo rende tale.</p>
      <p>Sì, scuotere quest'inerti: perché l'indifferenza ha tra noi profonde radici; perché l'indifferenza è un male che non mostra il brutto suo aspetto e molti inganna; perché l'indifferenza è un male quanto è male il vizio. Anzi S. Agostino diceva che l'apatia, per cui nessuno affetto si sente, è peggiore dello stesso vizio. L'indifferenza è come l'acqua non battuta che appesta l'aria e uccide il viandante; perché là dove è bisogno di vita e moto, l'inerzia è morte: onde a ragione il Cardinal Rampolla diceva anni or sono che la sua Sicilia è mare morto.</p>
      <p>Quale pietà invero, quale religione può essere in questi spiriti morti, ai quali i mali presenti, le catastrofi avvenire non fanno orrore, e si cullano in una speranza inefficace di bene, invocando la Provvidenza?</p>
      <p>Male all'uopo invocata, perché il Signore ha detto che sarà coronato chi combatte; male all'uopo invocata quando nessuno può pretendere il divino aiuto senza cercarlo. Queste anime fredde o non conoscono i mali che loro sovrastano, o non sanno i doveri che loro incombono, o credono che il cattolico sia sol buono a lamentarsi dei tempi. I tempi siamo noi, o Signori; se siamo buoni, buoni saranno i tempi; e se cattivi e indifferenti al male, cattivi i tempi. Oggi è tempo di scuotersi; e d'imitare nel bene quanto i nostri nemici han fatto di male: ecco i tempi presenti, pel cattolico. Lo ha detto il Papa, lo han ripetuto i Vescovi, lo han mostrato a prova le migliori città d'Italia; gli effetti <pb n="20" />di questa azione sono salutari, i beni che derivano alla religione e alla società immensi; la lotta è già ingaggiata, e noi dobbiamo rispondere. Ecco i nostri tempi.</p>
      <p>Però, o Signori, è necessario che vi manifesti una mia idea: io credo sia vano far conto per l'opera nostra del cattolico indifferente, colla speranza si scuota e si metta all'azione. Forse cinque, dieci, venti, che conservano viva la fede, si metteranno all'opera: non spero altro. La stampa, le conferenze, l'esempio, i frutti che potrà dare l'azione cattolica, tra noi così incipiente, poco o nulla varranno a destare quell'apatia, che la stampa cattiva, pasto quotidiano dei nostri cattolici, che le abitudini inveterate, che le agiatezze di famiglia, che il vivere riposato, han già da lunga pezza nel loro animo prodotto.</p>
      <p>Che si speri da costoro, o Signori, è vaneggiamento, è sogno. Lasciamo che i morti seppelliscano i morti. Se vengono, che siano i benvenuti; se ci aiutano, accettiamo di gran cuore i loro aiuti: ma che si fondi su costoro la nostra speranza di azione, oh! non mai. Cani muti che non sapranno latrare, sotto velo di prudenza, si nasconderà l'inerzia; sotto il manto di religiosità, si avrà solo l'egoismo, che domina in Italia la classe colta.</p>
      <p>Guardiamo piuttosto le vive forze che ci rimangono, esaminiamole bene e facciamo conto di quelle.</p>
      <p>III. Ai nostri giorni non vi è più l'antica aristocrazia: essa mancò al mandato datole dalla Provvidenza, e le maledizioni piovvero sul suo capo. E a parlare della nostra città, vediamo tuttora gli effetti delle fatidiche parole dello Spedalieri: chi ha perduto gli averi, chi è morto senza eredi, e chi ramingo esulò da Caltagirone tentando nuove sorti in Catania, Palermo, Napoli e Parigi. Questa classe adunque o manca affatto, o costretta dalle nuove istituzioni si è accomunata alla borghesia dominante.</p>
      <p>La borghesia, cresciuta sui ruderi delle antiche istituzioni, coi suoi delitti, coi suoi inganni, coll'avere sfruttato le nazioni, si è resa esosa: disconobbe la religione che perseguitò; chiamò patria il proprio egoismo; ora sta per cadere sotto i colpi del popolo rivendicatore. La via è preparata, e molti discendono al popolo colle associazioni democratiche. In Sicilia la borghesia</p>
      <p>
        <pb n="21" />tuttora conserva il doppio carattere d'irreligiosità e d'egoismo. Già ho tolto dalla statistica gl'indifferenti</p>
      <p>« a Dio spiacenti ed ai nemici suoi ».</p>
      <p>Devo togliere gran parte della presente studentesca, imbevuta dei principi del liberalismo che muore. E mi resta un pugno di buoni cattolici borghesi e studenti, in molte parti uniti in Comitati; il popolo e la generazione nascente. Ecco le nostre forze. Il pugno franco dei cattolici borghesi servirà di puntello alla nostra azione; servirà di guida coi lumi della scienza, di mezzo coi danari, di esempio col nome. Questo è il suo mandato: però essi soli non sono la forza, ma la speranza dell'opera nostra. Bisogna riedificare l'edificio sociale cattolico che il liberalismo ha in breve tempo distrutto.</p>
      <p>IV. Lo scopo dei nostri Comitati e delle nostre Sezioni, voi lo sapete, o Signori, è fare ridestare nelle famiglie e nella società lo spirito cristiano, che la rivoluzione, o meglio la Massoneria, ha tentato spegnere nei nostri cuori. A noi non è stato mandato tentare le rivendicazioni sociali colle spade, o la dinamite, ma di penetrare fino l'intimo delle sociali istituzioni colla croce di G. Cristo nelle mani; con quella croce stessa, o Signori, che la massoneria tolse dalle aule scolastiche come dalle aule dei governanti; con quella stessa croce che l'on. Salvi avanti i suoi fanciulli delle scuole elementari voleva gettare in acqua bollente; con quella stessa croce che posta da Costantino sul Campidoglio ad indicare il trionfo di Cristo sulle barbarie del paganesimo, fu dai consiglieri romani dopo millecinquecento più anni tolta per porvi il pagano simbolo di Minerva con l'elmo, l'asta e lo scudo. Insensati! L'elmo, l'asta e lo scudo della Minerva moderna, hanno a prova mostrato in Africa quanto siano irruginiti e fragili! Questa croce adunque scandalo ai giudei e pazzia ai gentili, a noi però gloria e salute, deve ritornare a brillare dal tugurio del povero alle corone dei re.</p>
      <p>
        <pb n="22" />Però questo compito non è dell'aristocrazia che è sparita, non della borghesia che lo ha demeritato, ma del popolo. Forza latente il popolo, a cui fu promesso l'età dell'oro, dai disinganni e dalla miseria che l'opprime, sorge invocando nuovo ordine di cose. E siccome è facile agli entusiasmi, è sempre stato strumento dei mestatori e dei metti male. Sente però nel cuore la religione dei nostri padri; quella religione che gli rende dolce il lavoro delle braccia, che gli allieva il dolore e l'ambascia, che lo solleva a maggiori speranze, quando dopo il lavoro si trova senza il pane da sfamare i figliuoletti. E quand'anche il popolo non abbia istruzione soda della religione, ne ha il sentimento e lo spirito; che può per lo spesso offuscarsi; che dalle passioni può farsi tacere; ma che nei momenti supremi ritorna vivo nel cuore. Se oggi io dicessi che un pastore protestante sia venuto in Caltagirone a disseminare errori, il professionista, il borghese, il cattolico indifferente si stringerebbero le spalle, e direbbero fra' denti: troppo zelo! Ma se lo dicessi al popolo, o Signori, potrebbe forse eccedere.</p>
      <p>Questo elemento adunque bisogna istruire ed educare. Istruirlo nella religione, che benché senta non la conosce appieno, e non è in grado di poter evitare gli attacchi dei liberali e dei massoni; istruirlo non solo per una conoscenza privata che gli regoli la coscienza e la famiglia, ma per una conoscenza pubblica, perché possa nel momento che il popolo è chiamato ad esercitare i suoi diritti, farla rispettare; perché sappia propagarla come i primi cristiani, non più tra gli eculei e gli olii bollenti, ma nelle officine tra i<hi rend="italic"> frizzi</hi> dei compagni, nelle associazioni tra le irrisioni dei liberali, nelle amministrazioni tra il livore dei massoni.</p>
      <p>Il popolo, o Signori, è con noi, e sente che la sola religione lo salverà; poiché, quantunque poeta, è insieme logico, e vede che il liberale lo ha sfruttato, che il socialista non fa che ripetere sotto nuova forma le auree promesse già fatte dal liberale: la sola <pb n="23" />religione, che non mente, non viene a dare speranze di regni e di beni, non inganna con la menzogna e col dolo, non dipinge a rosei colori un avvenire impossibile per ingannare le turbe; ma seguendo i tempi, migliora le istituzioni, indirizza le menti, forma i cuori, ed apre in cielo guiderdone ai lavori [sic] e all'onestà.</p>
      <p>La religione adunque non stia come sequestrata in Chiesa, ma come salvò la famiglia e la società nelle monarchie pagane, salvi ora la famiglia e la società nei regni costituzionali e nelle repubbliche apostatate da Dio. E l'empio detto di Cavour, <hi rend="italic">libera Chiesa in libero Stato</hi>,per forza dell'azione costante del popolo cattolico si muti in quell'altra: <hi rend="italic">lo Stato nella Chiesa</hi>.Come non può dividersi l'uomo in corpo indipendente dall'anima, come non deve dividersi l'anima in volontà indipendente da ragione, così non può né deve dividersi il cittadino dal cristiano. Ma come ognuno ha diritti nella famiglia che lo stato non può impedire, ma deve rispettare, così ha diritti nella Chiesa, che lo stato non deve conculcare, ma proteggere.</p>
      <p>Lungo è il cammino e lontana la meta, non c'illudiamo; e mal si appone chi crede fabbricare in un giorno un nuovo edilizio sociale. Ma quanto la lunghezza del tempo e la fortezza degli ostacoli ritarderanno la vittoria, tanto dobbiamo con maggiore energia organizzare il nostro popolo, istruirlo, indirizzarlo agli alti e santi fini del cattolicismo militante, guidarlo all'azione: allora potremmo sperare nella Provvidenza che si avvicini l'ora della rivendicazione legale del cattolicismo.</p>
      <p>V. Pure ancora un altro passo.</p>
      <p>L'uomo è anima e corpo; e se per l'anima aspira a quel cielo che i liberali han cercato chiudere ai cuori dei popoli, pel corpo ha bisogno della terra, che i liberali hanno sfruttato con le tasse, colle banche, col monopolio. L'uno e l'altro, lo spirito e il corpo, han bisogno di guida; e alla religione corrisponde non le usure dei liberali giudaizzanti, non la dinamite degli anarchici o il collettivismo dei socialisti, ma il lavoro e l'onestà. Sì, il lavoro e l'onestà: non sarà mai che l'uomo si liberi in questa <pb n="24" />terra dalla pena da Dio inflitta ad Adamo prevaricatore: <hi rend="italic">in sudore vultus tui vesceris pane</hi>.Però oggi che per dissennate amministrazioni e giudaiche usure il popolo languisce nella miseria, solo l'onestà dei cattolici, che chiamano il popolo in associazioni di mutuo, in cooperative di consumo, in casse rurali, in banche cattoliche, in monti frumentari, può risolvere la crisi sociale, che mal si argomentano tentar di sciogliere i socialisti. Con tali associazioni il popolo, se da una parte potrà godere in più eque condizioni dei beni che la natura provvida ci ha dato, potrà anche scuotere il giogo morale dell'usura, che mentre strozza le fatiche dell'operaio, ne toglie la libertà dei propri convincimenti. Sì il bisogno</p>
      <p>« tiranno signore dei miseri mortali »</p>
      <p>è il peggior consigliere che spesso fa mettere in non cale onestà e religione. Egli ebrei, gli usurai, i faccendieri delle banche ne usano e ne abusano per pervertire il popolo, per soggiogarlo ai loro voleri, per farne forte strumento delle passioni politiche a danno della Chiesa e della Patria. Ma quando con tali istituzioni di credito e di previdenza viene tolto il popolo dal giogo dei liberali, sarà più libero e meno impacciato dai bisogni della vita nella lotta che si deve intraprendere per la Chiesa e per la Patria.</p>
      <p>Non posso non ricordare a proposito il tirannico atto del conte Paolo Camerini in Piazzola sul Brenta, che giorni or sono, alla fine del secolo detto della libertà vieta ai suoi dipendenti, colla minaccia di dar loro disdetta, di ascriversi alla Cassa Rurale cattolica. Però bisogna confessare che questa intolleranza liberale va producendo la riscossa del popolo che si è diviso in due forti schiere, cattolici e socialisti. Gli uni, i cattolici, che stentando sulla terra, guardano con occhio di speranza il cielo; gli altri i socialisti, che lasciano la [...] " e guardano con occhio livido i ricchi, sognando tesori. Le due organizzazioni, la prima che ha per mira il cielo, pur avendo bisogno della terra, la seconda che ha per mira la terra lasciando il cielo, saranno quelle che si contenderanno palmo a palmo l'avvenire. Il trionfo sarà nostro, <pb n="25" />o Signori, perché da noi sta la verità, perché da noi sta il Papa, Vicario infallibile di G[esù] C[risto], perché da noi sta la Croce, trionfatrice del mondo; <hi rend="italic">in hoc signo vinces</hi>:ma bisogna prepararci [sic] alla lotta, e prepararvi le generazioni nascenti.</p>
      <p>VI. Sì, o Signori, le generazioni nascenti. Da poco tempo ridestati dalla inerzia di quasi mezzo secolo non troviamo che rovine, e bisogna cominciare da capo. I liberali hanno con grande impegno invasa l'educazione, che un tempo era in mano del prete; e questi fu cacciato dai convitti e dalle cattedre; la religione fu tolta dalle scuole secondarie e solo rincantucciata, se i padri lo vogliono, nelle classi elementari.</p>
      <p>Posero invece del prete maestri atei e massoni; diedero in mano ai giovanetti libri cattivi e giornali pessimi. Han fatto della scuola la politica per discreditare i Papi, la religione, per mettere in ridicoli i dommi. Quindi frutti della scuola laica i fanciulli delinquenti, suicidi, duellanti, immorali, irreligiosi. Non mi fermo su questo quadro spaventevole: la statistica dei delitti della gioventù moderna è raccapricciante; onde molti presidenti di tribunali, come quelli di Torino, Napoli, Palermo, nell'inaugurare l'anno giuridico, ebbero a confessare che non si può scompagnare la religione dalla moralità.</p>
      <p>Ma che dico i presidenti dei tribunali? fin le stesse gazzette liberali nei loro lucidi intervalli han dovuto alla vista di tante nefandezze negli anni più teneri ripetere con Lamartine: « Nulla avvi di più schifoso e di più empio di un potere civile che si colloca tra Dio e l'anima di un popolo ». E giorni [or] sono la <hi rend="italic">Tribuna</hi>,pur con fini maligni, scriveva: « la cronaca della criminalità è semplicemente esorbitante; ...questo fenomeno turba profondamente l'economia morale del nostro paese, e lo avvilisce (ponete mente a queste parole) e lo avvilisce, se è possibile ancora di più, di fronte a tutti gli altri paesi civili »20. E bene a ragione, perché, come diceva Gioberti: « L'età moderna è aliena dal Cristianesimo, non in quanto è civile, ma in quanto è tuttavia barbara »</p>
      <p>
        <pb n="26" />Ah! se i cattolici fossero stati uniti in associazioni e avessero avuto cura della gioventù, che con cinismo o incoscienza ha dato in mano ai liberali ed ai massoni, già avremmo una generazione adulta di cattolici franchi, e non saremmo così stremati di numero e di forze. Ma è d'uopo rassegnarsi, e più che lamentare il passato, pensare all'avvenire.</p>
      <p>L'avvenire è nostro, ma quante volte si svolgerà lo sguardo alla gioventù; l'avvenire è nostro, ma quante volte si avrà a cuore l'educazione del fanciullo; altrimenti i nostri Comitati e le nostre Associazioni cattoliche non potranno sperare che per loro suoni l'ora della vittoria. E qui vorrei la lena e l'efficacia di un oratore, e vorrei gridare ai cattolici, anche agl'indifferenti: par vero che in Caltagirone non si sia mai cercato sul sodo di fondare un istituto di gesuiti o di salesiani per la gioventù? Par vero che in Caltagirone, città numerosa e sin poco tempo fa pia e fervente, non avesse cercato stabilire un oratorio festivo per gli artigiani? A che valgono mai, o Signori, i nostri sforzi; a che le nostre feste e le nostre pompe religiose, quando è trascurata la religione proprio allora che entrando in teneri e innocenti cuori, può determinare al bene le cognizioni di uno scienziato, la coscienza di un professionista, l'onestà di un operaio?</p>
      <p>Chi la religione non l'apprese fanciullo, come la insegnerà nelle cattedre di maestro, come la difenderà nelle aule dei municipi, come indirizzerà la famiglia, come regolerà la società?</p>
      <p>Signori, mi si schianta il cuore: è un fatto ormai innegabile che la Massoneria cerca i giovani per accrescere le proprie fila: e i nostri giovani, da bambini educati senza Dio e senza catechismo, cresciuti tra le seduzioni di una rea lettura, imbevuti dei filosofemi dei sedicenti scienziati, o ascritti a società liberali e a circoli politici, finiranno per dare il nome alla Massoneria. Eanche che non si arrivi a questo termine, Signori, a voi, a cui sta a cuore l'avvenire della nostra patria, domando: che sarà della terra nostra quando cessati di vivere coloro che, già avanzati in età, soli o con pochi conservano l'antica fede e l'educazione sobria e intemerata dei padri nostri, alla generazione presente, che prova gli effetti di trentacinque anni di corruzione e di errori, verrà una gioventù cresciuta tra il cattivo esempio dei padri, gli errori della scuola, la corruzione della società? Che sarà mai? Se ora <pb n="27" />piangiamo gli effetti di uno scompigliato progresso, e la famiglia traballa dalla saldezza dei suoi vincoli, le amministrazioni crollano dalla mala coscienza degli amministratori e il popolo perisce dalla ferocia dei suoi strozzini, che sarà domani se il riparo non è pronto, efficace, che sarà quando la presente gioventù salirà al comando?</p>
      <p>VII. Da queste considerazioni costretto, un plauso si solleva dal mio cuore a questa Sezione Operai S. Giuseppe. È un anno che è sorta, e tra difficoltà di ogni parte, ha mostrato l'energia del carattere cristiano ed il sentimento religioso. Ed oggi s'incammina con nuovi auspici per una via non battuta fin qui, nuova per noi, ma sicura e che riuscirà alla vittoria. Però la sua cura principale è stata la gioventù popolana, abbandonata da tutti e stimata come l'infima parte della società. Pur questi fanciulli, questi giovanetti, hanno un cuore come il nostro, anzi più innocente; hanno un fine soprannaturale come lo abbiamo noi, e perché deboli e ignoranti delle vie della religione e della società però più degni d'aiuto. Perciò la Sezione Operai cominciò lo scorso anno insegnare il catechismo nella parrocchia S. Pietro; ma vedendo come è necessario non solo istruire la mente ma formare il cuore della gioventù, istituì questa Compagnia sotto la protezione del Ven[erabile] Nunzio Sulprizio.</p>
      <p>Giovanetto napolitano nella prima metà di questo secolo Nunzio Sulprizio visse oscuro in un'officina di fabbro ferraio, dileggiato dai compagni e dal crudele patrigno, una vita di lavoro e di sacrifizio, e a diciotto anni volò al premio del cielo. Questi, o Signori, sono gli esempi da dare al nostro popolo non i Garibaldi, e i Caservio; a questa disciplina e virtù vogliamo educato il popolo, con questa istruzione potremo sperare rigenerare la società, infralita nei vizi e nella corruzione, che la Massoneria a larga mano ha disseminato. E costoro saranno i campioni della azione cattolica. Popolo e gioventù presi di mira dalla Massoneria devono essere il nostro esercito contro la Massoneria. È già scoccata l'ora della riscossa, e le nostre campane sicule devono suonare nuovi vespri, non contro un popolo oppressore, ma contro la massoneria tiranna delle coscienze.</p>
      <p>
        <pb n="28" />Volgete, o Signori, lo sguardo a Trento; la città del Concilio che sfolgorò Martin Lutero, è ora la città del Congresso che sfolgora la Massoneria. Ivi s'inaugurò tra il plauso delle nazioni che gemono sotto l'incubo dell'idra infernale, coi rappresentanti dei cattolici di tutto il mondo sotto l'impulso del grande Leone XIII e il plauso di tutto l'episcopato cattolico; ivi i campioni dell'azione cattolica, ivi i massoni convertiti sono accorsi, e si sono stretti al Vaticano per gridare: la Massoneria: ecco il nemico.</p>
      <p>Società perfida, tenta paganizzare il mondo e tirarlo all'empio culto di Satana, la Massoneria, arrivata all'auge della sua potenza, sarà il colosso di Nabucco, che cadrà al lieve urto del sassolino. Nessun cattolico adunque neghi di pigliare le armi contro il verde vessillo della Massoneria; nuovo islamismo che ha invaso l'Europa, anzi il mondo; nessuno dica d'avere faccende soperchie, nessuno accusi i tempi per scusare la propria inerzia.</p>
      <p>Tempo verrà, non è profezia quella che faccio, ma argomento certo, dedotto dall'esempio delle generose città d'Italia, che anche Caltagirone, se lo zelo vostro o cattolici che mi ascoltate non sarà meno di quello degli avi, potrà anch'essa scuotere il giogo massonico che la tiene oppressa. Grandi sono le difficoltà, non lo nego, poiché, per nostra sventura, Caltagirone, la città di Maria del Ponte, di Maria de Cunadomini, di S. Giacomo e della B. Lucia, è una delle principali sedi della Massoneria sicula.</p>
      <p>Erta adunque è la via, mancano i mezzi, molti sono gl'indifferenti e i Nicodemi che cercano Gesù di notte; ad ogni opera che imprendiamo ci attraversa un ostacolo: ma chi la dura la vince. Generosità, costanza, fiducia in Dio; e se Dio è con noi, chi contro di noi? Guardiamo gli altri fratelli della Sicilia, che fra giorni si aduneranno anch'essi in congresso a studiare i mezzi <pb n="29" />per combattere ed eccitare tutti allo zelo e all'azione ivi io son certo di portare il vostro affetto e la vostra adesione; ivi tempreremo le armi per le nuove battaglie del Signore. Uniamoci, adunque, tutti, stretti al Papa, ai Vescovi, ai Parroci nell'Opera dei Congressi.</p>
      <p>Il Papa ha parlato, e per lui Dio; conosciamo la volontà del Signore; coraggiosi per la religione e per la patria impugniamo la Croce al grido: Dio lo vuole, Dio lo vuole!</p>
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