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                <title>«Il Corriere della Sera» 282 (13-14/10/1896)</title>
                <author>AA. VV.</author>
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                    <name>Daniele Spoladore</name>
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                <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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                        <author>AA. VV.</author>
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                        <title level="j">Il Corriere della Sera</title>
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                            <date when="1896-10-13">13 ottobre 1896</date>
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            <change when="2018-12-02" who="Roberto Cinotti">Revisione e correzione marcatura XML-TEI
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            <div type="articolo">
                <head>Misura e vigore</head>
                <p>Milano, 13 Ottobre</p>

                <p>Depressi, non facciamo che deprimerci. Dura da parecchi mesi, e non accenna a
                    finire, un triste pugilato fra la stampa di opposizione e la ministeriale. Parlo
                    di quei giornali, che sono soliti ad esagerare la loro intonazione. Per gli uni
                    il Ministero presente non fa che disonorare il paese: per gli altri, il passato
                    Minisiero non lavorò che a preparare la vergogna.</p>
                <p>Non ricercherò il torto e la ragione, perche il pubblico di buon senso e di equo
                    animo ha già giudicato il passato e giudica il presente. Ma la grossa
                    moltitudine, che non è in grado di analizzare e discernere, non può che
                    raccogliere, come pei suoni che si confondono, un'impressione sintetica delle
                    vicendevoli accuse, la quale si traduce in condanna generale. I contendenti non
                    manifestano che reciproca disistima; e gli spettatori sono autorizzati a
                    disistimare gli uni e gli altri.</p>
                <p>Il dolore profondo per le sciagure d'Africa divenne più acerbo, si mutò come in
                    un senso di umiliazione, appena fu constatata l'impossibilità di vendicarle; e
                    le polemiche, alle quali accenno, non fanno che accrescere lo scoraggiamento.
                    Colpita al vivo, per mancanza di preveggenza e di misura, obbligata dal senno di
                    poi ad una rassegnazione, alla quale ogni sentimento di amor proprio volentieri
                    si ribellerebbe, l'Italia, in molte Provincie almeno, quasi più non si ritrova,
                    in uno smarrimento della sua coscienza, nella sfiducia delle sue forze. Ed una
                    parte della stampa, non piccola parte, si è assunta la missione quotidiana di
                    dimostrare che, sì, siamo avviliti e l'avvilimento cresce.</p>
                <p>Or viene un altro ordine di riflessioni.</p>
                <p>Malissimo opera chi ogni giorno grida al disonore e alla vergogna della Patria;
                    ma non sarebbero più avveduti coloro, i quali mostrassero di dimenticare che la
                    Nazione è piagata; e lo stato suo reclama un mutamento di grande
                    delicatezza.</p>
                <p>Si constata che l'Italia è tranquilla; ma è una tranquillità, che ha pure del
                    torpore, e non deve molto illudere ed affidare. Se il torpore crescesse e troppo
                    durasse, sarebbe un malanno peggiore di quelli, de' quali è conseguenza. Ma un
                    popolo, da poco sorto a nuova vita, già ricco di illusioni, di troppe illusioni
                    forse, può, dopo averle perdute, sentirsi per qualche tempo accasciato; e può
                    anche svegliarsi per dare in impeti scomposti e abbandonarsi ai più temerari e
                    violenti.</p>
                <p>Non mi paiono immaginari questi pericoli, specialmente in un paese che non ha
                    molta solidità di nervi.</p>
                <p>Ne risulta pel presente governo un compito molto difficile; ma da non potersi
                    trascurare.</p>
                <p>Non serve ai governanti del giorno dire: - noi non siamo i colpevoli; i
                    responsabili non siamo noi. Non dice così il chirurgo chiamato a sanare una
                    ferita. Questa c'è: e a lui importa poco chi e come l'abbia prodotta. L'ufficio
                    suo, il suo dovere è di guarirla, tenendo su il paziente, ridandogli fede e
                    vigore.</p>
                <p>Il presente Ministero non è il colpevole, non è il responsabile; ma non è stata
                    fortuna la sua l'esser nato in momenti tristi, e un po' a causa d'essi. Non è
                    stata fortuna la sua il trovarsi obbligato a dure liquidazioni.</p>
                <p>Or i popoli sofferenti concludono a modo loro, appunto come il ferito, che si
                    duole alle volte e si sdegna, non soltanto contro chi è causa del suo patimento,
                    ma anche contro chi il patimento non gli toglie. Può aver torlo; ma è difficile
                    fargli sentir ragione. Il suo stato patologico lo mette in uno stato psicologico
                    speciale; di cui è mestieri rendersi conto. Tutto ancora s'imputa a Crispi. Non
                    discuto; non contesto. Ma per far dimenticare Crispi, non basta piangere
                    sull'opera sua, stringersi nelle spalle, aver l'aria di lavarsene le mani. Non
                    dico che questa censura si possa muovere al presente Ministero; ma che sia
                    quello il contegno di alcuni ministeriali, e particolarmente della stampa che al
                    Ministero è favorevole, mi sembra non si possa del tutto negare.</p>
                <p>Allo stato delle cose, l'opera del Governo deve essere tanto intesa a riparare il
                    passato, quanto a ridestare la fiducia nell'avvenire. E forse non per tutta
                    Italia; ma certamente per non piccola parte di essa, un sursum corda! è
                    necessario; non ispirato dalla rettorica; ma espressione di propositi forti e
                    incoraggianti.</p>
                <p>Misura, dunque, e preveggenza e saviezza; ma vigore anche. Non gradassate;
                    megalomania niente; il senso della proporzione e del limite in tutto; ma
                    particolarissima cura, altresì, di ridestare e ravvivare la depressa coscienza
                    nazionale. Nessun quartiere agli stravaganti: ma nessuna simpatia pei piagnoni e
                    i pessimisti.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le vicende della questione di Candia e la parte che vi preso l'Italia</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: (K) Un dispaccio odierno della Stefani
                    da Costantinopoli dice che gli ambasciatori insistono energicamente presso la
                    Porta riguardo alla situazione di Candia. Ciò ha fatto supporre delle difficoltà
                    rinascenti, mentre la questiono pareva, se non tutta risolta, accomodata in
                    buona parte coi temperamenti proposti dagli ambasciatori, accettati dal Sultano
                    e dai candiotti.</p>
                <p>Informazioni precise non si hanno. Se si trattasse di cosa nuovamente grave, il
                    nostro ambasciatore non avrebbe mancato di telegrafare; e, per quanto mi consta,
                    notizie di novità alla Consulta non sono venute.</p>
                <p>Si suppone trattarsi di qualche solita difficoltà ritardo del Governo di
                    Costantinopoli nell'adempimento di alcune condizioni stabilite. E qui torna
                    opportuno di accennare con qualche maggior precisione alla parte avuta dal
                    Governo italiano nella questione di Candia.</p>
                <p>Facendosi gravi i moti di Candia, furono proposte misure coercitive contro i
                    candiotti, come il blocco, e cominciò fra le potenze una disputa, che minacciava
                    di diventare un disaccordo. Visconti-Venosta allora propose se non convenisse
                    preliminarmente occuparsi della maggiore o minore ragionevolezza dei reclami
                    candiotti. Che se quest'esame avesse condotto alla persuasione, come era da
                    credere, sull'opportunità e giustizia di concessioni ai candiotti, allora le
                    potenze avrebbero dovuto concretamente stabilirò il più o il meno da concedersi
                    a quelli e da richiedere dal Sultano.</p>
                <p>Siffatto procedimento, proposto dal Governo italiano, fu trovato plausibile ed
                    accettato. Così fu eliminata l'irritante questione del blocco; gli ambasciatori
                    furono incaricati dai rispettivi Governi di esaminare i reclami dei candiotti e
                    di formulare proposte concreto. E l'accordo divenne facile e concludente.</p>
                <p>Si può domandare perché lo stesso non si è fatto o non si fa per l'Armenia. Ma la
                    risposta fu già data; in Candia la maggioranza è cristiana; in Armenia la
                    maggioranza è turca. Non tutte le difficoltà derivano da quest'importantissima
                    differenza, ma certamente ne deriva la principale.</p>
                <p>Un giornale napoletano ha per telegrafo che avant'ieri Visconti-Venosta conferì
                    coi rappresentanti diplomatici della Russia o dell'Inghilterra, aggiungendo che
                    il ministro degli esteri propose una conferenza europea per la questione
                    d'Oriente, ma che tale idea fu rinviata a momento più opportuno.</p>
                <p>Credo senza fondamento queste notizie; ognuno comprendo conio una conferenza
                    europea potrebbe, anziché avviare ad una soluzione, aggravare il pericolo di
                    conflitti.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Per il matrimonio del Principe di Napoli</head>
                <p>L'orario di Corte</p>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: Oggi il gran maestro di cerimonie conte
                    Gianotti diramò l'orario di Corte ordinato dal Re per la circostanza del
                    matrimonio:</p>
                <p>22 ottobre: Arrivo dei principi sposi e delle principesse di Montenegro, che
                    saranno ricevuti alla stazione dai sovrani, dai principi e dalle autorità. Al
                    palazzo reale si troveranno nella galleria adiacente al Salone degli Svizzeri
                    per essere presentati alla principessa Elena i collari dell'Annunziata, i
                    presidenti del Senato e della Camera, i ministri e i sottosegretari di Stato.
                    Alle ore 21 pranzo a Corte.</p>
                <p>23 ottobre: Alle ore 12 colazione a Corte; alle ore 14 il Re, la Regina o il
                    Principe di Napoli riceveranno una rappresentanza della Camera elettiva che
                    presenterà un indirizzo; alle ore 20 pranzo a Corte.</p>
                <p>24 ottobre: Allo ore 10 il matrimonio civile: la funzione avrà luogo nella gran
                    sala da ballo. Vi assisteranno il Re, la Regina, i principi reali, le
                    principesse e le persone invitate dalla Corte. Alle ore 11.30 avrà luogo il
                    matrimonio religioso in Santa Maria degli Angioli; alle ore 13 colazione a
                    Corte; alle ore 20 pranzo a Corte con inviti alle autorità.</p>
                <p>25 ottobre: Alle ore 11.30 verrà ufficiata la messa; alle ore 12 colazione; alle
                    ore 20 pranzo a Corte; alle ore 22 il Re e la Regina, il principe e la
                    principessa riceveranno il Corpo diplomatico.</p>
                <p>26 ottobre: Alle ore 12 colazione; alle ore 14 la Principessa riceverà le
                    collaresse dell'Annunziata, le signore consorti dei grandi ufficiali di Stato,
                    dei funzionari di Corte e delle autorità; alle ore 20 pranzo a Corte con inviti
                    al Corpo diplomatico, agli Uffici di presidenza del Senato e della Camera.</p>
                <p>27 ottobre: Alle ore 9 rivista militare; alle ore 12 colazione; alle ore 20
                    pranzo a Corte con invito ai generali o comandanti di Corpo che avranno preso
                    parte alla rivista; alle ore 22 spettacolo di gala al teatro.</p>
                <p>28 ottobre: Alle ore 12 colazione; alle ore 19 pranzo a Corte; alle ore 22 grande
                    concerto in Piazza del Quirinale. Saranno invitate ad assistere a questo
                    concerto le signore e i signori presentati a Corte.</p>
                <p>La riunione delle LL. MM., dei principi e delle principesse sarà sempre nel
                    salone bleu della Regina; quella dei loro seguiti nelle sale attigue.</p>
                <p>Tutti i membri della Famiglia Reale a Roma</p>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera:</p>
                <p>La Famiglia Reale sarà riunita tutta a Roma la sera del 18. Dei membri della
                    Famiglia Reale non mancherà che il Duca degli Abruzzi, imbarcato sul Cristoforo
                    Colombo.</p>
                <p>Gli appartamenti del Quirinale sono pressoché allestiti. Contrariamente a quanto
                    fu detto, quello che appartenne a Vittorio Emanuele, per espresso ordine del Re,
                    non fu toccato.</p>
                <p>Tutto il personale di Corte ricevette ordine di trovarsi a Roma entro il giorno
                    18.</p>
                <p>Il principe Tommaso</p>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera:</p>
                <p>Mercoledì sarà di passaggio per Roma, diretto a Brindisi, il Principe Tommaso il
                    quale lascia domani la sua villeggiatura del Castello d'Agliè per recarsi a
                    visitare la famiglia principesca del Montenegro e il principe di Napoli a
                    Cettinje.</p>
                <p>il Principe s'imbarcherà sul Savoia col suo aiutante di campo capitano di
                    vascello Galleani di Sant'Ambrogio. Lo Stromboli o il Bausan attenderanno ancora
                    a Brindisi il Principe onde far rotta col Savoia per Antivari.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Ancora dell'udienza che il principe del Montenegro avrebbe domandata al
                    Papa</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: Malgrado le smentite l'Italie conferma
                    che il principe del Montenegro ha domandato di essere ricevuto insieme alla
                    consorte dal Papa. Aggiunge che dopo la visita ufficiale il principe
                    s'intratterrà privatamente col Papa.</p>
                <p>Come già s'è detto nel Corriere, il principe Nicola è l'unico sovrano ortodosso
                    che abbia concluso un concordato col Papa pel trattamento dei cattolici nel suo
                    principato.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le promozioni nell'esercito</head>
                <p>Ci telegrafano da noma, 12 ottobre, sera: È stato spedito a Monza per la firma
                    del Re il decreto comprendente tutte le promozioni speciali, reso necessarie in
                    seguito ai vuoti verificatisi nei quadri dell'esercito per effetto
                    dell'applicazione della legge sui limiti dell'età.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le riforme in Turchia</head>
                <p>Telegrafano da Costantinopoli che il Sultano firmò sabato un iradè che introduce
                    riforme nelle Provincie con prevalente popolazione cristiana.</p>
                <p>I sottogovernatori saranno cristiani; questi entreranno anche nella
                    gendarmeria.</p>
                <p>Queste riforme costeranno molti denari (?) Tewfik, pascià, ministro degli esteri,
                    dichiarò però al corrispondente del Lokalanzeiger che il Governo non vuole
                    prestiti, ma introdurrà i monopoli degli alcool, degli zolfanelli e della carta
                    da sigarette. Per trarre profitto delle immense ricchezze dell'Asia si
                    proseguirà la ferrovia sino a Bagdad mercé cui si farà il viaggio dall'Europa in
                    India in sei giorni.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Il processo contro gli assassini di Stambulow</head>
                <p>Oggi, dopo trascorso più di un anno dalla tragica morte di Stambulow, comincierà
                    finalmente a Sofia il processo contro i suoi assassini: processo mastodontico,
                    in cui secondo la Swoboda il numero dei testimoni ascenderebbe ad oltre 700!</p>
                <p>Sarebbe stato desiderabile minor lusso di testimoni, e maggior numero di
                    accusati; poiché a farlo apposta, gli attori principali del dramma brillano per
                    la loro assenza.</p>
                <p>I due veri assassini del povero Stambulow, i macedoni Chalju o Talju, si son
                    sottratti alle ricerche della compiacente polizia bulgara: e sono soltanto degli
                    istigatori e de' complici, che compariranno oggi davanti a un tribunale misto,
                    composto di tre magistrati e di tre giurati.</p>
                <p>Tra queste figure secondarie, due richiamano specialmente l'attenzione: Boni
                    Georgieff e Naum Tufektschioff - il primo, ex segretario del maggiore Panitza,
                    una dello vittime del ferreo regime di Stambulow; l'altro, fratello d'un
                    giovinetto diciottenne, che si dice fatto morire in prigione da Stambulow fra
                    atroci sevizie.</p>
                <p>Entrambi avrebbero dunque obbedito a risentimenti più o meno giustificati,
                    prestando mano alla soppressane del tiranno caduto.</p>
                <p>Tutti due sono macedoni: il Tufektschieff é un giovane colto, che ha fatto i suoi
                    studi al Politecnico di Liegi; e che tornato a Sofia, dopo la caduta di
                    Stambulow, trovò subito impiego nel dicastero de' lavori pubblici, e godeva la
                    speciale protezione del ministero Naosevics - il che dà naturalmente appiglio
                    agli amici di Stambulow di designare il Tufektschieff come uno strumento
                    dell'attuale governo bulgaro.</p>
                <p>Certo è abbastanza significante il vedere che fino a questi ultimi tempi il
                    Tufektschieff potesse godere la libertà provvisoria, e che suo difensore nel
                    processo sia il vice-presidente della Sobranje, dott. Daneff.</p>
                <p>L'atto d'accusa</p>
                <p>Dal lunghissimo atto d'accusa che fu pubblicato, ci limitiamo ad estrarre le
                    circostanze più salienti - sorvolando sulla raccapricciante enumerazione medica
                    delle ferite, riscontrato sul corpo dell'infelice Stambulow.</p>
                <p>II giudice istruttore ritiene come assodato che</p>
                <p>1° tra Naum Tufektschioff, Michele Stawroff(soprannominato Chalju, diminutivo di
                    Michele), Boni Georgieff, Atanasio Zwotanoff (soprannominato Talju) e M. Atzon
                    preesisteva un complotto;</p>
                <p>2° che erano stati già fatti precedenti tentativi, e furon presi tutti i
                    necessari concerti per l'esecuzione del misfatto;</p>
                <p>3° che l'assassinio fu materialmente compiuto da Chalju, Talju e Georgieff, con
                    la complicità di Atzoff (il cocchiere) che tradì Stambulow, consegnandolo per
                    così dire in mano ai suoi nemici, o aiutò poi Georgieff a fuggire. Quanto a
                    Tufektschioff, fu lui che procurò le armi e che il denaro occorrente a' sicari,
                    per mantenersi lungo tempo a Sofia.</p>
                <p>Poiché il complotto risaliva all'ottobre del 1891: e l'atto d'accusa specifica
                    un'infinità di piccoli indizi, da cui si desume che il Tufektschioff era già da
                    allora d'intesa con Chalju e Georgieff, pagava per essi l'albergo e li conduceva
                    spesso a scarrozzare, servendosi del fiaccheraio Atzow.</p>
                <p>Certo e che il dott. Risoff (eminente giornalista e avversario di Stambulow) si
                    sentì in dovere di avvertire quest'ultimo che stesse bene in guardia, e gli
                    nominò Chalju come uno dei designati sicari.</p>
                <p>Le precauzioni di Stambulow</p>
                <p>Stambulow, a sua volta, impensierito dai maneggi sospetti di quei tre individui
                    che erano venuti ad alloggiare nelle vicinanze di casa sua, e sorvegliavano ogni
                    suo passo, consegnò al signor Mach, corrispondente di giornali esteri, una
                    lettera sigillata, in cui eran raccolti tutti gli indizi a carico di Chalju,
                    Georgieff e Tufektschieff : e pregò il Mach di aprire la lettera, in caso di sua
                    morte, rendendone pubblico il contenuto.</p>
                <p>Malgrado così sinistri presentimenti, Stambulow - secondo l'atto d'accusa - non
                    prese delle misure serie per la propria salvezza, non fece denuncia alla
                    polizia, né ai tribunali probabilmente perché lo riteneva inutile. Infatti tutti
                    ricordano che Stambulow aveva chiesto il permesso di recarsi a Karlsbad, e non
                    gli fu concesso: circostanza che l'atto d'accusa prudentemente dimentica di
                    accennare.</p>
                <p>Stambulow si limitò (proseguo la requisitoria) a far tener d'occhio i suoi nemici
                    dal proprio servo Guntscho: e armato com'era di revolver, minacciò più volte i
                    tre satelliti, quando facevan le viste di accostarglisi con intenzioni
                    sospette.</p>
                <p>È provato che Georgieff scrisse a Stambulow una lettera di minaccia, firmandola
                    col proprio nome e cognome, nel giorno anniversario della morte di Panitza; e
                    che cinque giorni prima dell'assassinio voleva acquistare uno yatagan, ma non
                    riuscì ad accordarsi sul prezzo.</p>
                <p>Come avvenne l'assassinio</p>
                <p>Le armi adoperate per uccidere Stambulow furono appunto uno yatagan, una
                    baionetta di fucile serbo e un coltello da caccia. Gli assassini gettarono
                    queste armi per terra, insieme a due revolvers, che è provato appartenessero a
                    Tufektschieff. Egli li aveva ricevuti da Liegi e ritirati dalla dogana il giorno
                    prima!</p>
                <p>Circostanza questa che sembra decisiva per designarlo con l'autore morale
                    dell'assassinio, tuttoché il Tufektschioff si faccia forte di numerose
                    testimonianze per provare il suo alibi al momento del fatto. Sarà curioso
                    confrontare queste testimonianze con le deposizioni di altre persone che
                    pretendono averlo veduto la sera del 15 luglio uscire da un negozio con un
                    involto strano che assomigliava ad uno yatagan.</p>
                <p>Per il fiaccheraio Atzon s'adduce l'indizio gravissimo che quella sera rimase di
                    stazione - dalle 5 alle 8 - nei pressi del Club dell'Unione, dove si era recato
                    Stambuloff, e disse di essere impegnato a un avventore che poco prima delle 7
                    3|4 voleva fare una corsa.</p>
                <p>Alle 7 50 uscì l'inserviente del Circolo a cercare una carrozza per Stambulow, e
                    Atzon si fece subito avanti con premura.</p>
                <p>Appena avvenuta l'aggressione, Atzon fermò i cavalli (a quanto egli pretende,
                    perché lo sparo de' colpi di revolver li avrebbe fatti imbizzarrire!), e mentre
                    Stambulow, saltato giù di carrozza, si dibatteva tra gli assassini, il
                    fiaccheraio scappava via di carriera insieme a Georgieff, che egli lasciò presso
                    il palazzo della Sobranje. Vi sono testimoni che videro il Georgieff spingere
                    col bastone il fiaccheraio, perché i suoi cavalli divorassero più presto la
                    via.</p>
                <p>Il contegno della polizia</p>
                <p>L'atto d'accusa termina con accusare due circostanze che sembrano schiaccianti
                    per la polizia bulgara.</p>
                <p>Primo, conferma che il servo di Stambulow fu arrestato da' gendarmi - mentre
                    inseguiva gli assassini - senza una ragione plausibile, sebbene egli insistesse
                    nell'invocare che non si lasciassero sfuggire gli uccisori del suo padrone. È
                    ridicolo scusare la polizia (come tenta fare la requisitoria) col dire che i
                    gendarmi erano preoccupati del pericolo che il servo di Stambulow, tirando
                    contro li sicari fuggiaschi, colpisse qualche pacifico viandante. Ma una volta
                    saputo di che si trattava, perché portare in prigione il povero Guntscho,
                    anziché unirglisi nella caccia agli assassini? Più enorme è però ancora il fatto
                    che Talju restò a Sofia molto tempo dopo l'assassinio, fu visto uscire in
                    costume macedone sino al 19 luglio, e si trattenne altri quattordici giorni
                    nascosto nella soffitta di quella casa, dove risiede il Comitato macedone, che
                    la polizia per riguardi di politica estera ha l'assoluto dovere di sorvegliare
                    con speciale attenzione.</p>
                <p>Ma vedete bel caso, la polizia non si curò di cercarlo.... se non quando si
                    sapeva che Talju aveva passato il confine.</p>
                <p>Dati questi precedenti, non ci sarebbe da sorprendersi se il tribunale russo
                    completasse l'opera della polizia - assolvendo cioè gli imputati secondari,
                    perché abbiano anch'essi quali'impunità che ai rei principali fu procurata con
                    l'agevolarne la fuga.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Ancora il vuoto di cassa al Municipio di Palermo</head>
                <p>Ci telegrafano da Palermo, 12 ottobre, sera: Oggi in presenza del procuratore del
                    Re, del giudice istruttore, del sindaco, degli ispettori governativi e di
                    funzionari municipali, si continuarono i lavori di verifica noli'ufficio del
                    tesoriere, che durarono fino alle ore 6 di sera.</p>
                <p>La stanza del tesoriere contiene un ammasso di documenti, di lettere, di
                    quietanze e di mandati alla rinfusa. I commissari pazientemente procedono a
                    riordinare tutte le carte. Nella scrivania del tesoriere si è trovato una specie
                    di plico contenente i nomi dì tutti coloro che ricevettero danaro; fra questi vi
                    sarebbero parecchi consiglieri. Si è trovato anche un pacco di lettere di coloro
                    che chiedevano somme.</p>
                <p>I magistrati intervenuti hanno preso sommariamente visione dell'elenco dei nomi e
                    di altri documenti rinvenuti. Trattasi, a quinto pare, di un piccolo panamino
                    che dura da lungo tempo.</p>
                <p>II Giornale di Sicilia raccoglie la voce che oltre a cambiali scontate alla Cassa
                    di risparmio di Palermo con false firme, altri effetti egualmente irregolari
                    sarebbero stati dal Martines scontati presso qualche Istituto di credito.
                    Aggiunge farsi strada la convinzione che il vuoto lasciato possa raggiungere la
                    vistosa cifra di un milione.</p>
                <p>Frattanto il Martines è attivamente ricercato. Alcuni funzionari perquisirono, ma
                    infruttuosamente, il suo domicilio in città e altre due case di campagna. Un
                    attivo scambio di telegrammi è avvenuto colle varie questure del Regno pel suo
                    arresto, però si ritiene che il Martines a quest'ora si sia già messo in salvo
                    all'estero.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Il colonnello Di Boccard</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: A proposito delle critiche fatte al
                    colonnello Di Boccard, l'Esercito si dice in grado di affermare che sulla sua
                    condotta a Mai Maret fu d'ordine del Ministero fatta un'inchiesta da Baldissera.
                    Da quell'inchiesta risultò che la sua condotta a Mai Maret è incensurabile non
                    solo, ma per tutto il suo operato durante l'ultima campagna d'Africa è stato
                    proposto dallo stesso Baldissera alla croce di ufficiale dell'ordino Mauriziano,
                    decorazione che è fra quelle comparse nell'odierno Bollettino.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Una lattera dell'ex-lmperatrice Eugenia a proposito del generale Trochu</head>
                <p>Uno scrittore parigino, che stava preparando una biografia del generale Trochu,
                    s'indirizzò all'ex-Imperatrice Eugenia per avere qualche informazione sulla
                    parte presa dall'antico governatore di Parigi nei fatti del 1870.</p>
                <p>La risposta della vedova di Napoleono III arrivò al suo destinatario - per una
                    tragica coincidenza - il giorno stesso in cui si annunziava la morte del vecchio
                    generale.</p>
                <p>Ecco la lettera :</p>
                <p>Voi mi chiedete dei dettagli sulla condotta del generale Trochu a mio riguardo.
                    Dopo tanti anni di silenzio, non mi sento il coraggio di tornare sopra un
                    passato pieno di dolori, di disillusioni e di disgusto.</p>
                <p>Ciò che il generale è stato il 4 settembre tutti possono saperlo, e il processo
                    ch'egli intentò al Figaro ne dice più di quanto io vorrei fare. Le azioni
                    pubbliche equivalgono a documenti, e mi ripugna di perseguitarlo nel suo
                    ritiro.</p>
                <p>Egli fu un tempo un valoroso soldato : l'orgoglio e l'ambizione lo hanno perduto.
                    In un giorno di sventura egli obliò il suo dovere e il suo onore.</p>
                <p>Forse egli credette sinceramente di salvare Parigi. A questo prezzo egli tradì,
                    per eccesso di fiducia in sé stesso. È la sua scusa, s'egli s'è ingannato. S'è
                    fatto giustizia da sé, rifugiandosi nell'oblio.</p>
                <p>Oggi io tento di dimenticare: è tutto ciò che posso dire...</p>
                <p>EUGENIA.</p>
                <p>Il processo contro il Figaro, di cui fa parola la lettera, si collega alla
                    violenta campagna fatta da tutta la stampa francese contro il generale Trochu
                    dopo la capitolazione di Parigi.</p>
                <p>L'accenno al 4 settembre si riferisce ai fatti seguenti: Il 3 settembre, dopo
                    l'annunzio del disastro di Sédan, l'imperatrice Eugenia fece chiamare d'urgenza
                    il generale Trochu, ch'era governatore di Parigi. Il generale, che pochi giorni
                    prima aveva proclamato la sua fede inconcussa nella dinastia, si recò allo
                    Tuileries appena l'indomani.</p>
                <p>Poche ore dopo veniva proclamato all'Hotel de Ville il governo repubblicano della
                    Difesa nazionale: e il generale Trochu no assumeva la presidenza.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>L'espansione coloniale inglese giudicata da Lord Rossebery</head>
                <p>Nel notevole discorso pronunciato testè da lord Rosebery, con cui l'ex presidente
                    dei ministri spiegò l'atteggiamento preso di fronte alla questione armena e in
                    pari tempo diede ragione delle sue dimissioni dall'ufficio di leader del partito
                    liberale, v'è un passo interessante relativo all' espansione coloniale
                    dell'Inghilterra ed alle conseguenze che essa può trar seco. Crediamo valga la
                    pena di riassumerlo. Eccolo:</p>
                <p>Il Regno Unito è veramente ciò che del suo impero diceva Napoleono III; il Regno
                    Unito è la pace. Esso vuole la pace ed ha bisogno della pace. Negli ultimi
                    vent'anni, e specialmente negli ultimi dodici, l'Inghilterra ha steso la mano
                    quasi con frenetica cupidigia su ogni tratto di territorio ch'era vicino al suo
                    o che lo appariva per qualche ragione desiderabile.</p>
                <p>Due furono i risultati, forse non molto propizi. Il primo: che fu eccitata in
                    grado eccessivo l'invidia di altre nazioni colonizzatrici, talune delle quali
                    erano prima amiche dell'Inghilterra. L'altro risultato fu l'acquisto di
                    territori si enormi che ci vorranno lunghi anni prima di ordinarli e di renderli
                    atti ad essere difesi ed amministrati.</p>
                <p>In dodici anni l'Inghilterra s'è accresciuta, tra annessioni, conquiste ed
                    estensione della sfera di influenza, di un complesso di due milioni e
                    seicentomila miglia quadrate! Convien riflettere che tutto il Regno Unito -
                    Inghilterra, Scozia ed Irlanda - non somma che 120 mila miglia quadrate; dunque
                    in dodici anni i territori dipendenti dalla Granbrettagna si accrebbero di 22
                    aree grandi come tutto il Regno Unito.</p>
                <p>Ne viene di conseguenza la necessità d'una politica, da cui non è lecito
                    dipartirsi. Fino a che questi territori non siano sistemati, la politica inglese
                    dev'essere una politica di pace.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le sorelle di Napoleone I a Milano e a Mombello</head>
                <p>Uno dei caratteri di questa fine di secolo è il ritorno a Napoleone I. Non vi è
                    estranea la volontà bonapartista; ma è anche vero che, in mancanza di vere
                    grandezze geniali, si sente bisogno di rivolgersi ad altre grandezze, siano pure
                    odiose, come quella del Corso.</p>
                <p>Questa fine di secolo che tende alla pace, che perdura in eroici sforzi per la
                    pace, guarda a colui che fu il dio della guerra, e ne cerca persino le minuzie
                    della vita. Il tramonto del secolo vuol ricordare la sua aurora, rossa di
                    sangue.</p>
                <p>L'ultimo libro su Napoleone, o maglio sulla famiglia di lui, s'intitola Les
                    soeurs de Napoléon, del signor Giuseppa Turquan; libro mal fatto, un tritume di
                    roba indigesta; ma vi si possono scernere, con pazienza, i frutti di molte
                    ricerche, alle quali bisogna aggiungerne altre e più esatte.</p>
                <p>La Lombardia, e specialmente Milano, hanno ricordato per un pezzo la madre, la
                    moglie e le sorelle del pallido guerriero che trascinò in Italia la truppa
                    francese, perché, fra altro, si rifacesse qui, nelle nostre città, delle
                    privazioni patite in Francia e a cui le condannava, per necessità finanziarie,
                    il governo repubblicano d'oltr'alpe. <said>«Soldati!»</said> esclamava Napoleone
                    nel primo de' suoi elettrizzanti proclami. <said>«Soldati! voi siete ignudi e
                        mal nutriti; di molto v'è debitore il governo, ma nulla può darvi... Io
                        voglio guidarvi nelle più fertili pianure del mondo; ricche Provincie,
                        grandi città cadranno in vostro potere; là troverete onore, gloria,
                        ricchezza.»</said></p>
                <p>E dopo la così detta «battaglia di Lodi » - che non fu vera battaglia, ma furioso
                    assalto contro gli austriaci sul ponte - vediamo Napoleone a Milano, dove chiama
                    ben presto la famiglia, perché gioisca con lui della sua gloria. Quest'uomo
                    senza coscienza, questo soldato senza pietà, che più di tutti fece piangere,
                    nutriva affetto per la madre che fanciullo lo batteva, per le sorelle, l'una più
                    bella e più civetta dell'altra, pei fratelli quasi imbecilli.</p>
                <p>Anche la moglie Giuseppina ci voleva che al pari delle sorelle e della madre
                    fosse onorata, e fosse in vista. Un bel giorno, i milanesi videro comparire sul
                    balcone del «Casino di società» in piazza del Duomo, la moglie dell' eroe,
                    curiosa d'assistere al pomposo passaggio di un gran carro allegorico: quest'era
                    tirato da sei cavalli inghirlandati di fiori, con piume bianche, rosse e azzurre
                    sulla criniera, bardature e briglie dorate. Nove Geni recavano emblemi delle
                    vittorie francesi e attorniavano una giovane seminuda col berretto frigio in
                    capo, appoggiata a un'asta: costei rappresentava la Francia. I generali francesi
                    si disputavano l'onore di caracollare sui cavalli davanti alla moglie del Duce,
                    ma non tutti facevano bella figura. Giuseppina, corteggiata da eleganti signore,
                    assisteva un altro giorno ad una di quelle clamorose feste repubblicane dal
                    palazzo Serbelloni, sul corso ora Venezia, sede allora del vincitore; i generali
                    Beaurevoir e Dupuy si misero a correre, ma ben presto stramazzarono da cavallo
                    davanti alla moglie del loro capo supremo: il primo era troppo vecchio e il
                    secondo in preda al liquore di Bacco.</p>
                <p>Ma più che a Milano era a Mombello, nella sontuosa villa Crivelli (adesso
                    manicomio), che la famiglia Bonaparte soggiornava. Napoleone aveva fissato in
                    mezzo a quel verde da idillio il suo quartier generale. Si mostra tuttora la
                    stanza dove il gran Corso dormiva (ora vi dormono i pazzi) e la sala dagli ampii
                    finestroni dove irrompea incollerito e facca tremar col gesto e colle frasi
                    brutali il suo stato maggiore, spavaldo con tutti, sommesso a lui. Fu là, in
                    quel palazzo, ch'egli tramò la vendita della Venezia all'Austria ; fu là che
                    fondò la Repubblica Cisalpina, copia deplorevole della francese dell'anno III.
                    Manco male ch'egli medesimo s'accorse ch'essa faceva ai pugni coll'indole e coi
                    bisogni dei lombardi, i quali, cullatisi per cinquant’anni in una florida pace e
                    quasi nella sonnolenza parevano sulle prime ispiritati a tutto quel fracasso del
                    diavolo.</p>
                <p>A Mombello alloggiava la madre, Letizia Ramolino, d'Ajaccio, bella ancora, che
                    avea partorito sedici figli al giudice suo marito Carlo Bonaparte, da lei
                    sposato a soli tredici anni. Sapeva appena scarabocchiare la propria firma, la
                    signora Letizia, madre di tanti futuri re! A Mombello (che il signor Turquan
                    colloca presso Verona!) Letizia rimaneva trasognata a tutto quell'affollarsi di
                    postulanti, d'ambiziosi, di ladri, di canaglie. Le figlie, invece, vi si
                    divertivano un mondo, specialmente Paolina, ideale bellezza, fornita d'una
                    ricchissima vena amorosa, ma buona; assai più buona della dispotica sorella
                    Elisa, che pretendeva copiare gli atti del fratello; più buona dell'altra
                    sorella, Carolina, poi moglie a Murat e allora lieta delle sue quindici
                    primavere. Tutt'e tre insieme, parevano suppergiù le Grazie del Canova... solo
                    un poco più vestite.</p>
                <p>Allora, e soltanto allora, esse cominciavano a vivere la vita agiata. Fino a quel
                    tempo, erano vissute quasi intieramente di carità a Marsiglia, colla madre.
                    Letizia, arrivata dalla Corsica a Marsiglia nel 1793, era andata ad abitarvi un
                    povero quartierino al quarto piano. Il figliuolo, allora semplice capitano
                    d'artiglieria, le mandava una parte del magro suo soldo; ma come bastare alla
                    povera donna e alle tre ragazze ?... La Provvidenza arrivò nelle persone di due
                    giovanotti, Barras e Fréron, inviati a Marsiglia per controllare le operazioni
                    di reclutamento. Essi si presentano alla signora e alle signorine Bonaparte e,
                    vedendo la loro povertà, fanno loro accordare un sussidio mensile.
                    Centocinquanta lire piovvero, mercè loro, tutte in una volta su quelle
                    disgraziate; e furono una manna! I due amici colla scusa del sussidio, andavano
                    a vedere di frequente le loro protette. La maggiore delle ragazze, Marianna (che
                    si cambiò poi il nome in Elisa, perché quello le pareva troppo volgare) toccava
                    i diciott'anni: Paolina quindici; e Maria Nunziata (che volle esser chiamata
                    Carolina) tredici. Dobbiamo credere a madama Rémusat calla duchessa d'Abrantès
                    (tutt'e due autrici di Mémoires, che sono una distilleria di veleni) quando
                    narrano della vita libera delle tre stelle?... Anche un generale, Ricard,
                    nell'Autour de Bonaparte (p. 110) racconta che in Marsiglia esse non godevano
                    fama immacolata. Saranno state forse le calunnie, che si attaccano presto alla
                    bellezza; ma è sicuro che la madre le lasciava troppo ammirare. Napoleone non
                    perdonò mai alla città di Marsiglia le storielle scandalose che volavano intorno
                    alle sorelle sue; ci la favorì assai poco, Marsiglia, per non dir niente!</p>
                <p>Quelle ragazze che aveano cantato all'unisono un trio di spensieratezza, ne
                    cantarono un altro di disapprovazione quando Napoleone annunciò loro il proprio
                    matrimonio con Giuseppina Tascher, vedova del generale Beauharnais... e sua
                    amante. Anche Letizia disapprovava quelle nozze, che dovevano riuscire così
                    sterili e procellose.</p>
                <p>Appena arrivata a Milano, Giuseppina ebbe da Napoleone un dono magnifico: la
                    cassetta da viaggio che Maria Antonietta avea regalato alla cognata Beatrice
                    d'Este quando fu a visitarla a Versaille. Quella cassetta era stata deportata
                    presso il conte Terzi di Bergamo dall'arciduca Ferdinando, fuggiasco dinanzi
                    alle sfolgoranti vittorie dell'Omett del cappellin.</p>
                <p>A Mombello, Giuseppina cercava d'andare d'accordo colle tre cognate e colla
                    suocera; ma non vi riusciva. Quante donne in quella casa! il proverbio lombardo
                    che dice in una casa bastano due donne sole «l'una viva e l'altra dipinta sul
                    muro» non era noto a Napoleone. Vi erano anche due fratelli del Grande:
                    Giuseppe, che avea sposato una signorina Clary, figlia d'un mercante di saponi
                    di Marsiglia, e Luigi. E questa Corte aveva anche un poeta: Antonio Vincenzo
                    Arnault, autore di tragedie che Elisa recitava. Ed anche un abate: l'abate
                    Fesch, zio materno di Napoleone, che morì cardinale, arcivescovo di Lione,
                    collettore di quadri. Paolina rideva sempre; ma serbava rancore a Giuseppina
                    perché questa avea preso parte alla rottura delle nozze ch'ella voleva contrarre
                    col suo adoratore di Marsiglia, Fréron. La separazione de' due innamorati non
                    andò scompagnata da quegli oh e ahi! tragici, di cui sulla fine del secolo
                    scorso si fece tanto consumo. Furono lagrime ardenti, epistole desolate di
                    Paolina a Fréron, propositi di morte, finiti presto in un sorriso.</p>
                <p>Napoleone, fra tutte le sorelle, prediligeva Paolina; era il suo Beniamino, ma un
                    Beniamino un po' seccante. Avrebbe voluto levarsela volentieri d'attorno, perché
                    a Milano e a Mombello, gliene faceva di tutt'i colori: frugava curiosa nelle
                    carte, ascoltava alle porte i discorsi dello stato maggiore, e colla sua testina
                    dai capelli annodati sulla nuca, faceva girar le teste e i testoni dei
                    guerrieri.</p>
                <p>Da Mombello, ella giungeva qualche volta a Milano per visitare qualche ufficiale
                    ferito, come quel povero colonnello Junot che spasimava per lei... il colonnello
                    giaceva a letto; e un giorno se la vide venire davanti con Giuseppina. Ei non
                    crede quasi a'propri occhi, ne esulta, e nel tripudio fa un brusco movimento e
                    si sbenda le ferite e il sangue sprizza sul bianco vestito dell'adorata. Paolina
                    caccia un urlo; Junot sviene.</p>
                <p>Ma non era Junot ch'ella doveva sposare. Un segretario del Bonaparte, Mounier,
                    racconta che fu durante una delle escursioni di Paolina negli ufficii di stato
                    maggiore che Napoleone decise lì, su' due piedi, il matrimonio di lei col
                    generale Vittorio Emanuele Leclerc, valoroso e ambizioso, figlio d'un mercante
                    di farina. Napoleone lavorava nel suo gabinetto; e il Leclerc approfittò d'un
                    paravento per esprimere un po'troppo cavallerescamente il suo affetto alla
                    bellissima ragazza. Il Bonaparte intese rumore, si levò.... e vide. Il
                    matrimonio fu deciso sull'istante. Dobbiamo credere a Mounier?...</p>
                <p>È un fatto che le nozze di Paolina col Leclerc vennero celebrate nell'oratorio di
                    Mombello insieme a quelle di Elisa coll'ex-principe Felice Baciocchi, capo
                    battaglione. Nel manicomio di Mombello, si vede ancora quell'oratorio, qual'ora;
                    è modesto, con un ballatoio di legno in alto, dal quale si può assistere alle
                    funzioni religiose. Le duplici nozze furono benedette dal parroco di Bovisio,
                    autorizzato dall'arcivescovo di Milano che gli avea detto di celebrarle pure in
                    qualsiasi ora e luogo. Il 16 giugno 1797, il notaio Reina di Milano rogava i due
                    strumenti dotali: ad Elisa toccarono in dote trentacinque mila lire tornesi più
                    alcune terre in Ajaccio; a Paolina quarantamila lire in denaro sonante. Queste
                    due piccole dote , fissale da Napoleone e dai fratelli non provano che il
                    conquistatore non si fosse impadronito dei nostri tesori. Egli era furbo; e
                    quell'esiguità di cifre volea essere polvere negli occhi ai gonzi. Chi non sa
                    delle ruberie di quel tempo?</p>
                <p>Le perfezioni fisiche e le imperfezioni morali di Paolina sono attestate da certi
                    ritratti ch'essa volle fossero eseguiti in scultura da Canova e in pittura da
                    Giuseppe Bossi di Busto Arsizio. Tutti conoscono la Paolina-Venere del Canova,
                    detta la Venere Borghese, divina nella sua toilette della Verità appena uscita
                    dal pozzo. E Paolina volle posare così anche dinanzi al Bossi,lo stesso che dotò
                    Milano della pinacoteca di Brera, fregiandola dello Sposalizio di Raffaello.</p>
                <p>Il povero pittore dovette ritrarre Paolina in una stanza ch'era riscaldata
                    all'eccesso, e si buscò per questo una malattia che lo condusse a trentott'anni
                    alla tomba.</p>
                <p>Si sa che, rimasta vedova nel 1802,Paolina sposò in seconde nozze il principe
                    Camillo Borghese. Ricordo di volo che questi, mentr'era governatore a Torino,
                    tenne a battesimo un figlio della contessa Cavour, dama d'onore di Paolina e
                    gl'impose il nome di Camillo Cavour. Mai nome di più insignificante padrino fu
                    portato da figlioccio più illustre!</p>
                <p>Variarono, naturalmente, le simpatie di Paolina che delirò anche pel m.° Pacini,
                    l'autore della Saffo; ma questi, ammaliato da un altra diva, la trascurò. Ella
                    morì compianta dai poveri beneficati, a Firenze il 9 giugno 1825; morì di
                    languore col sorriso sulle labbra e con uno specchio in mano.</p>
                <p>Negli Archivii di Stato lombardi, si conservano numerosi documenti inediti su
                    Elisa, divenuta, come tutti sanno, per volere del fratello, granduchessa di
                    Toscana. Fin da quando era qui, a Milano, Elisa sognava il potere, qualche cosa
                    di grosso. Le sue frasi veloci, secche, autoritarie; la sua voce alta; le sue
                    maniere brusche la rendevano più adatta a supplire un sergente istruttore in
                    piazza d'armi che a rappresentare una arciduchessa in trono.</p>
                <p>Milano, anche in quel tempo, vantava bellissime signore. Elisa non veniva certo
                    ammirata al pari di Paolina; e nemmeno al pari della Marliani, bella fra le
                    belle, come Napoleone la definì ad un ballo dei negozianti milanesi al teatro
                    della Cannobbiana. Quando Elisa s'affacciava alla loggia centrale del teatro de'
                    Filodrammatici (riserbata alla famiglia napoleonica) tutti guardavano quella
                    pelle bianchissima; ma non rimanevano estatici quando Elisa saltava in carrozza;
                    «le braccia e le gambe sono attaccate maluccio,» sentenziavano gli anatomici
                    dilettanti del tempo! Qui non posso seguire tutt'i passi di colei che il
                    Talleyrand chiamò la Semiramide di Lucca. Elisa non apparteneva al numero delle
                    donne forti che sanno resistere alle sventure. Travolta anch'essa nella rovina
                    dell'astro napoleonico, ne patì profondamente; una febbre nervosa l'assalse e la
                    consumò. Il 7 agosto 1820, nella villa Vincentini presso Trieste, dove s'era
                    ritirata, chiuse per sempre quegli occhi su'quali i madrigalisti avevano ordito
                    insipide rime, scherzando sul cognome di Baci-occhi!</p>
                <p>La terza sorella Carolina non si sposò a Mombello; ma secondo il signor Turquan
                    fu a Mombello e a Milano ch'ella s'incontrò con Murat «testa d'asino e cuor di
                    leone» come lo definiva Ugo Foscolo. E fu a Milano che Murat, divenuto re di
                    Napoli, vagheggiò l'idea di unire sotto un solo scettro l'Italia... Ma l'idea
                    non fu sua, si badi! Nell'Archivio di Stato v'è una lettera dove Murat non si
                    mostra certo favorevole agl'italiani da lui definiti con poca giustizia. Miglior
                    concetto ne aveva il duca de la Vauguyon che, scacciato da Napoli per cenno del
                    Murat, se ne vivea ritiratissimo a Milano. Dimenticando il bel trattamento
                    ricevuto, quando Murat tornò a Milano, il duca gli fece balenar l'idea
                    unitaria... Il resto è notissimo.</p>
                <p>E Ortensia, la figlia d'Alessandro Beauharnais e di Giuseppina, madre poi di
                    Napoleone III, la quale diede il nome al fiore dell'ortensia così raro a quel
                    tempo?... Anch'ella, la compositrice di romanze fu a Milano. Le male lingue
                    dicevano che di quelle romanze il de Forbier componeva le parole, Plantade il
                    canto e Carbonnel l'accompagnamento... Ma non possiamo raccogliere malignità
                    senza documenti... e dobbiamo sopratutto finire questo lungo articolo sulla
                    famiglia femminile di colui, che Giuseppe Rovere nel coloritissimo quanto
                    sconosciuto carme su Marengo definiva con un'immagine superba, degna del
                    Byron:</p>
                <div type="firma">
                    <p>RAFFAELLO BARBIERA</p>
                </div>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>La rivista per le nozze</head>
                <p>I reparti di truppa che prenderanno parte alla rivista del 27, e che saranno in
                    Roma fra il 20 e il 22, sono i seguenti:</p>
                <p>Compagnia allievi Accademia militare di Torino con bandiera - Compagnia allievi
                    scuola militare di Modena - Compagnia allievi collegio militare di Napoli,
                    comandata dal tenente colonnello Ricciardi.</p>
                <p>Reggimento alpino preso da varie guarnigioni del Piemonte E alta Lombardia,
                    colonnello Pollone.</p>
                <p>Reggimenti fanteria: 20 da Perugia, colonnello Cappa - 68° da Firenze, colonnello
                    N. N. - 1° da Napoli, colonnello Edel - 82° da Caserta, colonnello Venini.</p>
                <p>Sono a Roma l'11°, 12°, 69° e 70° reggimenti fanteria.</p>
                <p>La fanteria sarà formata su due divisioni: Divisiono Orero (11°, 12°) fanteria)
                    maggior generale Gobbo; (69° e 70" fanteria) maggior generale Aymonino.</p>
                <p>Divisione Del Mayno (20° e 68° fanteria) maggior generale Mauri Mori; (1° e 82°
                    fanteria) maggior generale Fanti.</p>
                <p>II reggimento bersaglieri agli ordini del colonnello Frugoni, comandante del 5°
                    reggimento di sede in Roma avrà il 1° battaglione l'ormato dal f&gt;"
                    bersaglieri, il 2° battaglione dal 7° bersaglieri, il 3° battaglione dal 9°
                    bersaglieri, il 4° battaglione dal 10° bersaglieri.</p>
                <p>Verranno inoltre:</p>
                <p>il 1° reggimento artiglieria da campagna, da Foligno, colonnello Chionio
                    Nuvoli.</p>
                <p>Brigata artiglieria a cavallo, colonnello Volpini, da Verona e da Milano.
                    &gt;</p>
                <p>4° reggimento genio, colonnello Parvopassu, da Piacenza.</p>
                <p>Battaglione corpi reali equipaggi da Spezia.</p>
                <p>Infine, verranno dalle più prossime guarnigioni reparti di artiglieria da
                    montagna e da fortezza, e quattro reggimenti cavalleria per costituire le due
                    brigate al comando dei generali Mainoni e Radicati di Marmorito.</p>
                <p>I quattro reggimenti saranno Forniti dalle guarnigioni seguenti:</p>
                <p>4° Genova, cavalleria, colonnello Vicino Pallavicino, da Vicenza - 19° Guide,
                    tenente colonnello Carino, da Caserta - 5° Novara, colonnello Bottini, da Santa
                    Maria Capua Voterò - 14" Alessandria, colonnello Patriarca, da Aversa.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le feste per lo sbarco a Bari della principessa Elena</head>
                <head>I Sovrani e la basilica di San Nicola</head>
                <p>Ci scrivono da Bari:</p>
                <p>I propositi delle autorità e delle rappresentanze, passati allo stadio di
                    preparativi, cominciano a divenire fatti compiuti.</p>
                <p>La cittadinanza barese con ansia attende la venuta della principessa, ed è pronta
                    ad accogliere ed onorare degnamente gli ospiti augusti. Bari sarà pari all'
                    importanza dell'avvenimento e non verrà meno alle sue tradizioni al ricevimento,
                    che, più che ufficiale - come vi dissi - avrà senza dubbio carattere di
                    cordialità e di espansione popolare. Si può essere certi che non sarà
                    trasgredito il desiderio di re Umberto, cioè che le spese abbiano parsimonia
                    proporzionata alle imprescindibili esigenze del decoro della città.</p>
                <p>Eccovi le date e i nomi di tutti i Sovrani e i Principi che visitando la Basilica
                    fecero atto di venerazione a S. Nicola.</p>
                <p>Nel 1089, Ruggero duca di Puglia, figlio di Roberto il Guiscardo -- Ned 1098,
                    Boimondo, fratello di Ruggero, signore di Bari - Nel 1101, Costanza, figlia di
                    Filippo re di Francia - Nel 1117, Grimoaldo Alferanito, principe di Bari - Nel
                    1137, Lotario II della Casa di Sassonia - Nel 1139, Ruggiero, fondatore della
                    monarchia di Sicilia - Noi 1150, Guglielmo I - Nel 1172, Guglielmo II - Nel
                    1195, Arrigo VI di Svevia - Nel 1198, Costanza di Altavilla, imperatrice - Nel
                    1233, Federico II di Svevia - Xel 1258, Manfredi - Nel 12(10, Baldovino II,
                    figlio di Pietro Courtenaj della Casa di Francesco imperatore latino - Nel 1294,
                    Carlo II d'Angiò - Nel 1319, l'rosio, re della Serbia - Nel 1359, Roberto
                    d'Angiò, principe di Taranto - Nel 1384, Ludovico d'Angiò - Nel 1399, Ladislao -
                    Nel 1405, Ferrante d'Aragona - Nel 1502, Isabella d'Aragona, duchessa di Bari -
                    Nel 1531, Bona Sforza, già regina - Nel 1741, Carlo III Borbone - Nel 1808,
                    Giuseppe Ronaparte - Nel 1813, Gioacchino Murat - Nel 1846 e 1859 Ferdinando II
                    - Nel 1878, Umberto I.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Per le nozze</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 13 ottobre, matt.: Assisteranno ufficialmente al
                    matrimonio del Principe i cavalieri dell'Annunziata Farini, Biancheri, Cosenz,
                    Ricotti. È incerto se interverrà Crispi. Quanto a Morozzo della Rocca ne fu
                    dispensato, causa l'età.</p>
                <p>Eccovi qualche notizia sull'album che il ministro Gianturco offrirà alla
                    principessa Elena. Carducci promise di scrivere; Mascagni inviò la canzone delle
                    viole dell'Amico Fritz, Martucci mandò il primo tempo di un concerto. Spedirono
                    disegni Minghetti, Palizzi, Morelli, Ussi, Monteverde, Ximenes, Dorsi.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>I danari d'una sottoscrizione per una spada d'onore a Galliano</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: Il Fanfulla che aveva aperto una
                    sottoscrizione per una spada d'onore da offrirsi a Galliano, sottoscrizione che
                    aveva fruttato 1815 lire, invitato a renderne conto, pubblica, avvertendo che la
                    sottoscrizione fu fatta dalla passata direzione, una dichiarazione anonima di un
                    amministratore, che si sa essere ora morto, in cui confessa di essersi
                    appropriato la somma.</p>
                <p>L'ex direttore Plebano telegrafa dichiarando che riparerà al malfatto altrui.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Notizie della R. Marina</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 12 ottobre, sera: Sotto la presidenza del contrammiraglio
                    Palumbo si è radunato oggi il Consiglio superiore della marina per preparare i
                    quadri d'avanzamento.</p>
                <p>Il ministro della marina ha intenzione di bandire fra poco un concorso fra i
                    principali cantieri navali per la costruzione di una contro-torpediniera. I
                    concorrenti presenteranno al Ministero i loro modelli e piani onde il genio
                    navale possa esaminarli.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le ricompense al valore militare per i fatti d'armi in Africa</head>
                <p>Roma, 12 ottobre, sera.</p>
                <p>II Bollettino militare pubblica l'elenco delle ricompense al valor militare in
                    favore di coloro che maggiormente si distinsero durante le operazioni militari
                    svoltesi nell'Eritrea fra il mese di febbraio e il mese di maggio 1890 (ad
                    eccezione del combattimento di Abba Garima, 1° marzo).</p>
                <p>Ordine militare di Savoia : comm. Stevani Francesco, colonnello comandante il 7°
                    bersaglieri, incaricato di recare soccorso con tremila uomini al presidio di
                    Cassala bloccato da seimila dervisci, riuscì completamente nella difficile
                    impresa battendo prima il nemico a Monte Mocram, poscia nella boscaglia di
                    Tucruf, dove erasi trincerato, obbligandolo infine a ritirarsi oltre
                    l'Atbara.</p>
                <p>Ufficiale, Spreafico Michele, capitano di fanteria delle truppe d'Africa, durante
                    le operazioni intorno a Cassala disimpegnò il suo servizio con esemplare energia
                    e grande coraggio, cooperando in ogni circostanza al buon andamento di dette
                    operazioni.</p>
                <p>Prestinari Marcello, maggiore di fanteria delle truppe d'Africa, seppe mantenero
                    alto il sentimento militare nel presidio di Adigrat posto ai suoi ordini durante
                    i due mesi e più in cui rimasero interrotte le comunicazioni del forte col resto
                    della colonia. Riuscì con instancabile attività ad aumentare i mezzi di difesa
                    del forte stesso prolungandone la difesa fino all'arrivo dei rinforzi.</p>
                <p>Vignola Giuseppe, capitano del 43° fanteria, comandante interinale un
                    battaglione, occupò prontamente una forte posizione alle falde del Monte Mocram
                    tenendo testa con intelligenza o coraggio a ben 5000 dervisci che lo avevan
                    assalito di sorpresa, agevolando così l'attacco del giorno successivo nella
                    boscaglia di Tucruf, al quale pure prese bella parte col suo battaglione.</p>
                <p>Zoli Vincenzo, id. fanteria delle truppe d'Africa, con grande slancio e coraggio
                    esemplare guidò il battaglione che comandava interinalmente nel combattimento di
                    Monte Mocram e nel giorno successivo, sebbene quasi avviluppato dai dervisci,
                    riuscì a ripiegare col massimo ordine, obbligando quindi con bene aggiustate
                    salve il nemico a ritirarsi.</p>
                <p>Promozione per merito di guerra: Pagella Vittorio, tenente di fanteria nelle
                    truppe d'Africa, promosso capitano per l'ardimento esemplare con cui a Monte
                    Mocram si slanciava all'assalto alla baionetta colla propria compagnia,
                    obbligando il nemico a ritirarsi disordinatamente e perché a Tucruf, sebbene
                    ferito, rimaneva fino all'ultimo sul luogo del combattimento, dando splendido
                    esempio di fermezza o di coraggio.</p>
                <p>Medaglia d'argento al valor militare: Amadasi Luigi, maggiore del distretto di
                    Forlì, dimostrò grande intelligenza e slancio nel combattimento di Monte Mocram
                    dove rimase gravemente feriti - Hidalgo Stefano, id. fanteria delle truppe
                    d'Africa, comandò con calma e intelligenza il suo battaglione dando esempio di
                    coraggio ai dipendenti - Ameglio Giov. Battista, idem comandante 2 battaglioni
                    di avanguardia, dette prova di molta intelligenza ed energia occupando di
                    sorpresa il ciglione di Guna-Guna e nei combattimenti del 2 e 7 maggio dimostrò
                    abilità e coraggio nel dirigere l'azione della truppa ai suoi ordini - Corapi
                    Francesco, capitano idem, comandante interinale del battaglione, condusse con
                    intelligenza e arditezza esemplare due compagnie di esso contro i ribelli di ras
                    Sebath obbligandoli a precipitosa ritirata. Portò quindi con slancio la propria
                    compagnia sulla linea di fuoco concorrendo energicamente a fugare il nemico - De
                    Bernardis Michele, idem, comandando con intelligenza e coraggio il proprio
                    battaglione - Martinelli, Vittorio, idem, spinsesi colla propria compagnia a
                    pochi metri dal trinceramento nemico e vi si mantenne ad onta delle gravissime
                    perdite fino al segnale dell adunata (Tucruf) - Brunelli Giacomo, idem, già
                    distintosi nei vari combattimenti durante l'assedio di Cassala, ove rimase
                    ferito al braccio, in quello del 2 aprile diede esempio di coraggio ai propri
                    dipendenti - Pellizzoni Dante, idem del 78° fanteria, comandante la compagnia di
                    avanguardia della colonna principale attaccò e respinse coraggiosamente i
                    ribelli prendendo loro circa duecentocinquanta capi di bestiame (Debra Matzo) -
                    Paoletti Raffaele, idem di fanteria delle truppe d'Africa: nel combattimento di
                    monte Mocram incoraggiava coll'esempio di calma ammirabile i suoi dipendenti a
                    Tucruf e condusse brillantemente all'assalto la propria compagnia - Magnaghi
                    Ermenegildo, capitano di fanteria delle truppe d'Africa, già segnalatosi per
                    intelligenza e coraggio nel combattimento di Monte Mocram, nell'assalto di
                    Tucruf si spinse arditamente a pochi metri dal trinceramento nemico,
                    mantenendovisi ad onta di gravissime perdite sino al segnale dell'adunata -
                    Alferazzi Alfredo, idem del 32° fanteria, col rapido intervento della sua
                    compagnia sulla linea del fuoco, contribuì nel combattimento di Aga a ritirata
                    precipitosa i ribelli di ras Sebath e a Debra Matzo si condusse con intelligenza
                    e ardimento spazzando il terreno dai ribelli che minacciavano di impedire
                    l'avanzata della colonna - Bramanti Nazzareno, idem di fanteria delle truppe
                    d'Africa, già segnalatosi per intelligenza e coraggio nel combattimento di Monte
                    Mocram, nell'assalto a Tucruf si spinse arditamente colla propria compagnia a
                    pochi metri dal trinceramento nemico mantenendovisi ad onta di gravissime
                    perdite sino al segnale dell'adunata - Berrini, Giuseppe, id., comandò la
                    propria compagnia con intelligenza e coraggio, concorrendo brillantemente
                    all'assalto (Tucruf) - Sorniani Italo, id. di artiglieria, sempre esposta al
                    fuoco nemico, seppe con tiri ben diretti disperdere i drappelli che si
                    aggiravano nei dintorni del forte, dando esempio a tutti di calma e valore
                    (Cassala) - De Conciliis Teodoro, già tenente di fanteria, mandato con quaranta
                    uomini ad occupare il colle Seeta, venne assalito all'improvviso per via da
                    numerose bande di ribelli contro i quali, sebbene ferito, si difese
                    disparatamente finché cadde in mano del nemico, e più tardi, a cagione delle
                    ferite, morì - Pajola Ulderico, tenente di fanteria, fece con coraggio e
                    intelligenza il servizio di informazioni; unitamente ad un plotone di cavalleria
                    prese quindi parte al combattimento (Tucruf) - Miani Antonio, iniziò con slancio
                    il combattimento e fu esempio di coraggio durante l'avanzata e nell'attacco
                    contro i ribelli di ras Sebath e nel fatto d'armi del 7 maggio condusse con
                    intelligenza e arditezza la propria compagnia, concorrendo a fugare il grosso
                    nucleo di ribelli - Cantà Giuseppe, id. del 9° bersaglieri, nel combattimento di
                    Monte Mocram comandò la compagnia con coraggio e slancio ammirevoli a Tucruf e
                    concorse brillantemente all'attacco fin presso le trincee, dove, sebbeno ferito,
                    riuscì a riordinarla - Petracchi Aurelio, tenente di fanteria delle truppe
                    d'Africa, nel combattimento di Monte Mocram comandò la propria compagnia con
                    slancio e coraggio. A Tucruf, non ostante il vivissimo fuoco nemico, cooperò con
                    brillante attacco a sloggiare il nemico dalle trincee - Bessono Ettore, idem,
                    mantenne sotto il fuoco nemico calma e freddezza esemplare, portando
                    coraggiosamente ordini e avvisi attraverso le zone vivamente battuto dal nemico
                    (Tucruf) - Bellotti-Bon Luigi, id., nel combattimento di Monte Mocram si diportò
                    con coraggio. A Tucruf, sebbene ferito gravemente, diede esempio di arditezza ai
                    propri dipendenti - Bartoli Perugino, id. del 12° bersaglieri, guidò il proprio
                    reparto con calma e intelligenza , respinse con coraggio esemplare la numerosa
                    cavalleria baggara che minacciava alle spalle le truppe attaccate (Tucruf) -
                    Torelli Nicola, id. di fanteria delle truppe d'Africa, comandò la propria
                    compagnia con intelligenza e coraggio, concorrendo brillantemente all'assalto
                    (Tucruf) - Scoccia Nicola, id., nel combattimento di Monte Mocram si comportò
                    lodevolmente. A Tucruf, lanciato all'assalto dell'ala destra dei nemici, superò
                    la trincea mettendoli in fuga - Mangiagalli Michele, id. del 65° fanteria, nel
                    combattimento di Monte Mocram comandò la propria compagnia con slancio e
                    coraggio. A Tucruf, non ostante il vivissimo fuoco nemico, cooperò con brillante
                    attacco a sloggiare il nemico dalle trincee - Turotti Agostino, tenente del 55°
                    fanteria, durante tutti i combattimenti intorno a Cassala diede prova di doti
                    non comuni di energia e coraggio, specialmente all'assalto di Tucruf, dove in
                    terreno raso e scoperto tenne ferma la propria centuria ad onta di gravissime
                    perdite subite - Negri Raffaele , id. del 59°, id., comandò la propria compagnia
                    con intelligenza e coraggio, concorrendo brillantemente all'assalto (Tucruf) -
                    Benetti Augusto, già tenente di fanteria nelle truppe d'Africa, nei
                    combattimenti di Monte Mocram e Tucruf, ove riportò una ferita che lo condusse a
                    morte, disimpegnò sempre il suo servizio con grande energia e. coraggio - Gcnco
                    Giovanni, tenente id., condusse coraggiosamente la propria centuria all'assalto
                    delle trincee a Tucraf, mantenendovisi, ad onta di gravi perdite subite, fino al
                    segnale dell'adunata - Sapelli cav. Alessandro,id., diresse con abilità e
                    coraggio, l'attacco e la presa dell'Amba (Amba Debra) - De Luca Michelangelo,
                    id., diede prova di energia e grande coraggio (Tucruf) - Pancallo Fortunato,
                    tenente di fanteria delle truppe d'Africa, a Monte Mocram incoraggiava
                    coll'esempio di calma ammirabile i suoi dipendenti; a Tucruf condusse
                    brillantemente all'assalto la propria compagnia</p>
                <p>- Oro Vincenzo, idem, diede prova di energia e coraggio non comuni (Tucruf) - De
                    Dominicis Giuseppe, idem del reggimento di cavalleria Catania, quantunque avesse
                    di fronte numerosa cavallona, disimpegnò il suo servizio con grande energia e
                    coraggio (Tucruf)- Gadducci Egisto, idem 7° artiglieria, diresse il fuoco della
                    propria sezione con calma, intelligenza e coraggio, cagionando gravi perdite al
                    nemico (Tucruf) - Bernardis Vittorio, idem fanteria delle truppe d'Africa,
                    dimostrò sangue freddo durante il combattimento e condusse con slancio la
                    propria centuria all'assalto delle trincee, dove cadde gravemente ferito
                    (Tucruf) - Negrotti Luigi, già tenente idem, con meno di duecento uomini
                    sostenne l'impeto di tremila ribelli, difendendo strenuamente la posizione,
                    anche ferito, finché colpito di nuovo alla testa, cadde morto sul campo (Alequà)
                    - Della Chiesa Della Torre Federico, tenente idem, durante tutti i combattimenti
                    intorno a Cassala diede prova di doti non comuni di energia e coraggio,
                    specialmente all'assalto di Tucruf, dove in terreno raso e scoperto tenne ferma
                    la propria centuria ad onta delle gravissime perdite subite - Racina Carlo, idem
                    del 23° artiglieria, non ostante gravi perdite subite dalla sua sezione,
                    continuò il fuoco con coraggio, cagionando al nemico perdite rilevantissime
                    (Tucruf) - Cerrina Enrico, idem 10° bersaglieri, con ardimento straordinario
                    entrava combattendo nel rovescio del trinceramento, obbligando il nemico a
                    ritirarsi (Tucruf)</p>
                <p>- Mosca-Riatel Romolo, id, fanteria delle truppe d'Africa, e Negro Giacomo, id.
                    del 23° fanteria, diedero prova di energia e coraggio non comuni (Tucruf) - Di
                    Salvo Gaetano, già tenente di fanteria nelle truppe d'Africa, dopo aver preso
                    viva parte al combattimento di monte Mocram, fu ferito gravemente durante
                    l'assalto di Tucruf e morì poco dopo - Partini Umberto, id., nei combattimenti
                    di monte Mocram e Tucruf come in altri precedenti diede prova di energia e
                    grande coraggio. A Tucruf continuò a combattere sebbene ferito, finché
                    soccombette - Cisterni Cesare, tenente del 19° fanteria, inviato in ricognizione
                    con 60 uomini a Colle Seeta, vi si difese eroicamente contro numerose masse di
                    ribelli, finché sopraffatto e circuito, cadde esanime sul campo di battaglia -
                    Caputo Mario, già tenente di fanteria delle truppe d'Africa, comandante la
                    carovana, accorse con pochi uomini del Chitet al colle Alequà, attaccato dai
                    ribelli e circondato dai nemici si difese eroicamente, finché tre volte ferito
                    cadde esanimo morendo pochi giorni dopo ad Adigrat - Antonucci Alfonso, tenente
                    del 2° genio, uscito con cinquanta ascari in ricognizione, sostenne con calma e
                    coraggio esemplari il fuoco del nemico quattro volte superiore di numero,
                    cagionandogli gravi perdite. Non si ritirò che in seguito ad ordino ricevuto
                    (Cassala)</p>
                <p>- Crispi Francesco, id. fanteria delle truppe d'Africa, durante tutti i
                    combattimenti intorno a Cassala diede prova di energia e coraggio, specialmente
                    all' assalto di Tucruf, dove in terreno raso e scoperto tenne ferma la propria
                    centuria ad onta di gravi perdite subite - De Giovanni Carlo, id., diede prova
                    di energia e grande coraggio (Tucruf) - De Rossi Giuseppe, id., quantunque
                    ferito, rimase al suo posto continuando a portare ordini colla stessa calma e
                    coraggio dimostrati nel combattimento di monte Mocram; nella ritirata coadiuvò
                    energicamente il comandante del battaglione nel riordinare i reparti - Stella
                    Giuseppe, già tenente, id., alla testa della prodria centuria si slanciò con
                    coraggio sulla trincea del nemico, rimanendo vittima del suo ardimento - Bruno
                    Rinaldo, tenente, id., con ardimento straordinario entrava combattendo nel
                    rovescio del trinceramento obbligando il nemico a ritirarsi (Tucruf) -
                    Caraozzini Giovanni, id. del (12° fanteria, comandò sotto il fuoco la propria
                    centuria con intelligenza, calma e valore, mantenendo saldo e costante l'ordine
                    e la disciplina (Tucruf) - Iemina Mario, id. del distretto, Catanzaro,
                    nell'attacco della trincea, coadiuvò efficacemente il proprio comandante di
                    compagnia (Tucruf) - Cuoco Francesco, id. del 82° fanteria, diede prova di
                    energia e coraggio non comuni (Tucruf) - Fabre Giorgio, id. del 4° alpini,
                    essendo stato ferito il suo comandante di compagnia, assunse il comando di
                    questa, portandola all'assalto delle trincee con energia e slancio ammirevoli
                    (Tucruf)</p>
                <p>- Raimondo Giovanni Battista, id. di fanteria delle truppe d'Africa, diede prova
                    di energia e coraggio non comuni (Tucruf) - Millo Antonio, id. del 76° fanteria,
                    alla testa della propria centuria attaccò le trincee nemiche con slancio e
                    sangue freddo ammirevoli (Tucruf)</p>
                <p>- Delmonte Alessandro, id. di fanteria delle truppe d'Africa, mentre alla testa
                    della propria centuria andava all'attacco, assalito sul fianco dalla cavalleria
                    nemica, la mise in fuga con calma e grande prontezza proseguendo all'attacco col
                    resto della compagnia(Tucruf)</p>
                <p>- Chiarini Raffaele, tenente del 181 fanteria, non perfettamente guarito da
                    ferita riportata nel combattimento di Adua, volle seguire la sua compagnia e
                    condusse il suo reparto brillantemente all'assalto (Tucruf)- Ferrari Salustio,
                    idem di cavalleria delle truppe d'Africa, disimpegnò con grande zelo e coraggio
                    il proprio servizio e quantunque ferito non si ritirò dal combattimento che in
                    seguito a ordine (Tucruf) - Maggiani Aldo, idem di fanteria, diede prova di
                    energia e coraggio non comuni (Tucruf) - Fossati Reynori Alberto, sottotenente
                    di cavalleria di complemento, di servizio nelle truppe d'Africa, attaccò alla
                    baionetta con coraggio e slancio, dimostrò calma e arditezza durante il
                    combattimento (Tucruf) - Ferratini Enrico, furiere maggiore di fanteria delle
                    truppe d'Africa</p>
                <p>- Benvenuti Antonio, furiere idem - Golin Pietro, idem - Prunetti Giuseppe, idem
                    - Roncini Silvestro, idem - Scarsella Filippo, idem - Elena Enrico, idem</p>
                <p>- Maella Emanuele, idem - Nastasi Suiridione, sergente di cavalleria, idem -
                    Bevilacqua Isidoro, caporal maggiore del genio idem - Gloria Attilio, caporal
                    maggiore di fanteria nelle truppe d'Africa - Corti Domenico, caporale idem -
                    Santambrogio Pietro, idem - Boschiero Giuseppe, già soldato, idem -Perla
                    Adriano, idem - Porta Giuseppe, soldato, idem - Saraceno Pasquale, idem - Figna
                    Iticrate, idem del genio, idem - Gallecio Giuseppe, idem.</p>
                <p>Seguono numeroso medaglie d'argento ad ascari.</p>
                <p>Medaglie di bronzo: Gallina Guiscardo, capitano di fanteria - Cristofano
                    Raffaele, tenente dei bersaglieri - Gabbiano Giovanni Battista, idem fanteria
                    delle truppe d'Africa - Cabrari Giovanni, idem - Carrara Carlo, id. 7°
                    bersaglieri - Mayer Alfonso, tenente contabile del reggimento cavalleria Foggia
                    - Luciani Lavinio, tenente medico all'ospedale militare di Bologna - Gualdi
                    Carlo, id. delle truppe d'Africa</p>
                <p>- Silvestri Vittorio, tenente di fanteria idem - Gimelli Eugenio, tenente medico
                    id. - Corridori Giovanni, tenente di fanteria id. - Di Giorgio Antonino, id. 77°
                    fanteria - Dompè Paolo, id. di fanteria delle truppe d'Africa - Gugiielminetti
                    Guglielmo, id. 12° bersaglieri - Galluppi di Girella Vincenzo, tenente del 2°
                    granatieri - Cimino Giuseppe, idem fanteria truppe d'Africa - Alcioni Edgardo,
                    id. - Marozzi Giuseppe, id. cavalleria, id. - Vitali Giuseppe, idem fanteria,
                    id. - Frignani Ippio, sottotenente, idem - Cucca Sebastiano, sottotenente medico
                    di complemento in servizio alle truppe d'Africa- Giannini Alfredo,furiere
                    maggiore di fanteria - Rizzo Umberto, id. -Tronchet Giuseppe, id. - Verderosa
                    Ernosto, id. - Ciccarelli Giovanni, brigadiere dei reili carabinieri, id. -
                    Abella Curzio, furiere di fanteria, id. - Gambini Vittorio , furiere di fanteria
                    delle truppe d'Africa - Lombardi Orazio, id. - Menegon Paolo, id. - Resta
                    Gherardo, id. id. - Calvelli, sergente del genio, id. - Miggiani Oronzo, id.
                    artiglieria, id. - Olivotto Costantino, id. -Balena Enrico, id. -Gallozzi
                    Ercole, id. artiglieria - Zoppi Francesco, id. fanteria, id. - Notari Arnaldo,
                    caporal maggiore di sanità, id. - Zanetti Raffele, id. fanteria, id. - Bergo
                    Vitaliano, caporale id. - Calpestri Elia, id. - Draghi Giuseppe, id. sanità, id.
                    - Fantoni Gio. Battista, id. fanteria, id. - Mò Giacomo, id. genio, id. - Piana
                    Adolfo, id. - Icheri di San Gregorio Alfonso, soldato di fanteria id.- Sportelli
                    Antonio, id.</p>
                <p>Seguono le medaglie di bronzo concesse agli ascari.</p>
                <p>Encomi solenni: Rosano Francesco, tenente nelle truppe d'Africa, spiegò valore,
                    calma e somma energia nel fronteggiare il nemico col proprio plotone e nel
                    cercare di mantenere questo riunito, quando sopraffatto dal nemico dovette
                    ripiegare ad Alequà - Moci Augusto, furiere maggiore di fanteria id., si
                    distinse nel comandare il proprio plotone durante il combattiménto e poscia nel
                    raccogliere ed incoraggiare i dispersi (Alequà) - Miatta Antonio, soldato id..
                    con calma e accorgimento riuscì a porre in salvo tre muletti carichi di
                    cartuccie (Alequà) - Liverini Antonio, id., Q Mendola Calogero, id., con calma e
                    coraggio compirono il loro dovere distinguendosi fra gli altri (Alequà).</p>
                <p>Ricompense al valor militare concesse ai militari italiani per essersi distinti
                    nel combattimento di Amba Alagé e nella difesa del forte di Macallè.</p>
                <p>Medaglie d'argento: Scala Raffaele, tenente d'artiglieria nelle truppe d'Africa,
                    con tiri bene aggiustati della sua sezione cagionò perdite enormi alla colonna
                    scioana che in forze sproporzionalmente superiori procedeva all'attacco frontale
                    della posizione; svenuto per ferita riportata durante il combattimento, fu fatto
                    prigioniero - Galvagno Giacomo, sottotenente di fanteria id., tenne contegno
                    valorosissimo durante la difesa del forte di Enda Jesus, specialmente nel
                    reprimere gli assalti nemici dei giorni 7, 8, 9, 10 e 11 gennaio - Bertolo
                    Agostino, caporale d'artiglieria id. fu sempre al fianco del proprio comandante
                    la batteria durante tutto il combattimento, finché nella ritirata fu fatto
                    prigioniero - Lenzi Antonio, id. di fanteria, id., per gli stessi motivi.</p>
                <p>Seguono infine le onorificenze Mauriziane e della Corona d'Italia per le
                    benemerenze acquistate dm-ante la campagna d'Africa del 1895-96.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Il principe di Napoli a Cettiuje</head>
                <p>La Stefani comunica da Cettiuje, 12 ottobre: Il principe di Napoli fece stamane
                    una lunga passeggiata a piedi cacciando nelle montagne vicine a Cettiuje.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>L'Etna di ritorno</head>
                <p>La Stefani comunica da Taranto, 12 ottobre: Stanotte, proveniente da Massaua, è
                    giunta l'Etna coll'ammiraglio Turi.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Baratieri ferito nello scontro ferroviario di Auer</head>
                <p>telegrafano da Vienna, 13 ottobre, mattina</p>
                <p>Telegrafano alla Presse che Baratieri, rimasto leggermente ferito nello scontro
                    ferroviario di Auer dopo aver fatto un'escursione in montagna giunse ieri a
                    Bolzano, dove si tratterrà qualche tempo.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Dante ed Andrea Hofer</head>
                <p>Abbiamo letta e riletta la lettera che Giovanni Bovio scrisse, inaugurandosi il
                    monumento di Dante a Trento, ai Trentini dimoranti a Roma.</p>
                <p>In quella lettera il Bovio tira in campo Andrea Hofer, ed il primo periodo
                    dell'irredentismo rappresentato da Andrea Hofer, e l'eroismo infecondo di Andrea
                    Hofer, non sappiamo proprio né come né perché: perché non riusciamo a
                    comprendere che cosa abbia da far l'Hofer, tedesco e tirolese, col Trentino,
                    italiano di lingua e sentimento, e che lotta da anni, con tenacia ed audacia,
                    per avere una dieta propria, o rompere il vincolo che lo lega alla provincia del
                    Tirolo.</p>
                <p>Andrea Hofer, rispettabile o valoroso patriotta tedesco, lottò e morì perché non
                    voleva che le sue vallate tedesche fossero soggette né al Re d'Italia, né al Re
                    di Baviera, ma ritornassero all'Austria; l'Hofer nel Trentino non ebbe né
                    soldati, né seguaci.</p>
                <p>Ora il Trentino, in difesa della propria italianità, innalza a Dante il più bello
                    dei suoi monunumenti; ed il Bovio accomuna gli ideali dell'Hofer colla
                    venerazione dei Trentini per Dante! Il pensiero sarà profondamente filosofico;
                    ma confonde cose che devono restare nettamente distinte.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>I gravi danni delle acque in Piemonte</head>
                <p>Ci scrivono, da Cuneo, 11 ottobre: (Nix). I danni prodotti dallo straripamento
                    dei torrenti e dei fiumi in seguito alle pioggie dirotte dei giorni scorsi, si
                    palesano pressoché nell'intero territorio della provincia di Cuneo, di una
                    indiscutibile gravità sia per l'amministrazione provinciale e per il Governo,
                    sia per i comuni e per i privati, moltissimi dei quali hanno avuto asportati
                    dalle acque furiose interi campi e prati e rovinati e dispersi in genere i
                    promettenti raccolti.</p>
                <p>Nelle alte vallate di queste nostre pittoresche montagne, le acque hanno prodotto
                    innumeri frane e demoliti, trascinandoli alla deriva quasi tutti i ponti in
                    legno colleganti i vari punti delle vallate stesse tra di loro. Quando si pensi
                    al come sono oberati i piccoli comuni di montagna, il cui bilancio sovente è
                    rappresentato da esiguo somme appena appena bastevoli a sopperire all'andamento
                    regolare dell'azienda, è facile immaginare quale sia il gravame loro arrecato
                    dai danni sopravvenuti alle strade comunali.</p>
                <p>Ove le vallate invece s'aprono e vengono a terminare, e dove fiumi e torrenti non
                    più costretti nel roccioso e angusto letto scorrono liberamente attraverso ai
                    grassi pascoli ed alle pianure feconde, le fiumane hanno danneggiato grandemente
                    i numerosi ponti in muratura o in ferro, abbattendone alcuni, asportando ripari
                    e terrapieni, uscendo dal letto loro e inondando grandi zone di terreni e con
                    essi interi paesi, distruggendo qua e là intere tratte di strade provinciali e
                    comunali, aprendosi nuovi letti tra i campi ubertosi, impedendo, com'ebbi a
                    telegrafarvi a suo tempo, le comunicazioni di qualsiasi sorta, quello
                    ferroviarie e tranviarie comprese.</p>
                <p>Tra i punti più guasti dalle acque è da annoverarsi il territorio del circondario
                    di Saluzzo, ove il Po, in regione Tetti Pertusio, ha quasi abbandonato l'alveo
                    antico dirigendosi in direzione del torrente Bronda, apportando danni ingenti
                    alla strada provinciale Saluzzo-Revello.</p>
                <p>Il nostro prefetto comm. Bacco ha richiesto al Ministero della guerra N. 50
                    zappatori, i quali, sotto la direzione del genio civile, dovranno appunto
                    attendere ai lavori occorrenti.</p>
                <p>La sola provincia, la quale ha una rete stradale estesa per ben 1203 chilometri,
                    subisce un danno approssimativamente valutato di circa 400 mila lire; meno
                    danneggiato è il Governo, avendo le vie nazionali uno sviluppo relativamente
                    esiguo.</p>
                <p>È accertato che se pioveva una giornata ancora, attualmente non avremmo forse più
                    né ponti né strade.</p>
                <p>Figuratevi quindi quale preoccupazione desti il cattivo tempo che ha ripreso
                    dalla notte scorsa l'aire di nuovo, mentre i danni sono ancora in parte a
                    ripararsi e aperte si trovano le breccie fatte dalle acque, di dove altro piene
                    facilmente possono quindi arrecare nuovi disastri incalcolabili.</p>
                <p>Speriamo che ritorni il sole, scongiurando possibili danni che aggraverebbero le
                    già poco liete condizioni in cui vertono enti e privati.</p>
                <p>Mancherei al dovere di corrispondente imparziale se qui non attestassi come tutte
                    indistintamente le autorità e pubblici funzionari abbiano fatto il loro dovere e
                    con vera abnegazione, recandosi sui luoghi minacciati e provvedendo come i mezzi
                    e il momento consentivano.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Il ventre di Parigi</head>
                <p>Si è tentato di fare una statistica degli alimenti consumati a Parigi durante le
                    giornate imperiali; le cifre risultate da questi calcoli sono talmente enormi,
                    ch'è difficile ricavarne una rappresentazione esatta di quelle immense masse di
                    viveri</p>
                <p>Infatti in quella statistica si parla di sette milioni e mezzo di chilogrammi di
                    pane, di dieci milioni di uova, di oltre due milioni di chilogrammi di carni
                    macellate, di mezzo milione di chilogrammi di pesce. Senza contara quasi mezzo
                    milione di chilogrammi di burro e poco minor quantitativo di sale; senza contare
                    quasi trecentomila chilogrammi di frutta e legumi, più centottantamila
                    chilogrammi di formaggio.</p>
                <p>E per inaffiare tutti questi cibi si è bevuto più di dieci milioni di litri di
                    vino.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Cronaca delle grandi città</head>
                <p>ROMA - Ci telegrafano, 12 ottobre, sera: Giornale sequestrato. - D'ordine della
                    procura del Re oggi a mezzogiorno un delegato di P. S. procedette al sequestro
                    del Messaggero. Questo sequestro é stato motivato dalla Regia procura pel tenore
                    di una nota di cronaca sui preparativi per le nozze del Principe di Napoli.</p>
                <p>GENOVA. - Ci telegrafano, 12 ottobre, sera: Una piccola collisione in porto. - Il
                    piroscafo Angela uscendo dal porto investiva i velieri Raffaele Pariolfl o Maria
                    Rosaria. Tanto il piroscafo quanto i velieri furono notevolmente avariati.
                    Grande panico al momento della collisione. L'armatore Sanguinetti, riconosciuta
                    la responsabilità del capitano del suo piroscafo, offerse di indennizzare i
                    danni dei velieri.</p>
                <p>L'incrociatore «Garibaldi» ha inalberato oggi la bandiera argentina, essendosi
                    fatta la regolare consegna della nave al comandante capitano di vascello Martino
                    Ravadavio, che oggi stesso ricevette la nomina di contrammiraglio.</p>
                <p>La salma del tenente Scalfarotti, morto a Coatit, venne sbarcata oggi dal
                    Vincenzo Florio e trasportata alla stazione ferroviaria. All'accompagnamento
                    funebre prese parte la banda musicale e una compagnia del 3° fanteria. Con una
                    rappresentanza di ufficiali di varie armi la salma partiva oggi per Dolo.</p>
                <p>VENEZIA. - Ci telegrafano, 12 ottobre, sera:</p>
                <p>Per nuovi tronchi ferroviari. - Oggi presso la deputazione provinciale tennero
                    seduta la deputazione provinciale stessa, i deputati al Parlamento e i sindaci
                    dei Comuni maggiormente interessati nella correzione della linea di Valsugana.
                    Si deliberò di spedire un memoriale al Governo in cui, acccennando alle
                    disposizioni recentemente dimostrate dal Governo austriaco per ridurre la linea
                    Primolano-Trento a scartamento normale, si eccita il nostro Governo a provvedere
                    per la costruzione del tronco Primolano-Bassano pure a scartamento normale, come
                    imporrebbe la legge, mentre gli enti locali interessati eseguirebbero lo stesso
                    scartamento nella linea Mestre-Bassano.</p>
                <p>È arrivato stasera il granduca Vladimiro Alexandrovich. Scese all'Hotel
                    Britannia.</p>
                <p>PALERMO. - Ci telegrafano, 12 ottobre sera:</p>
                <p>Il ministro Codronchi è partito stamane col diretto per Catania. Visiterà i
                    centri zolfiferi delle Provincie di Girgenti e Caltanissetta coll'intento di
                    conciliare gli scioperi esistenti nei vari paesi.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Corriere delle Provincie</head>
                <p>Trezzo d'Adda. - Ci scrivono:</p>
                <p>Concerto di beneficenza. - Giovedì, giorno 15, in Trezze d'Adda avrà luogo, alle
                    ore 15 a beneficio dell'Asilo Umberto-Margherita, oltre ad una Fiera di
                    beneficenza. Un Concerto vocale ed istrumentale a cui prendono parte esimi
                    artisti e dilettanti. La tranvia Monza-Trezzo-Bergamo concede speciali
                    facilitazioni di prezzi.</p>
                <p>Rovellasca (Como). - Ci scrivono, 12 ottobre&gt;</p>
                <p>Inaugurazione del « Teatro cattolico.» - Vi scrissi già dell'iniziativa presa dal
                    sacerdote don Enrico Gastaldi per fondar qui, in una chiesa semi-abbandonata, un
                    teatro di carattere eminentemente ortodosso, i cui incassi dovranno essere
                    devoluti all'incremento di questa chiesa parrocchiale.</p>
                <p>L'idea, che io mi permisi di chiamare originale, ha avuta la sua effettuazione...
                    originalissima.</p>
                <p>Ieri sera infatti si è inaugurato il nuovo teatro, con straordinario concorso di
                    pubblico. Sei o ottocento persone trovarono posto: le altre dovettero tornare
                    indietro.</p>
                <p>Mai come in questa occasione poté applicarsi il motto latino sunt sacra mixta
                    profanis.</p>
                <p>Alla porta un chierico funzionava da bigliettinaio; un altro, sul palcoscenico
                    compiva le mansioni di buttafuori. Don Enrico, in persona, uscì - a sipario
                    calato a fare un applaudito discorso di circostanza.</p>
                <p>La sala, benissimo accomodata ed illuminata - con non lieve spesa anticipata
                    dallo stesso don Gastaldi - era decorata... con delle immagini di santi.</p>
                <p>Infine, a sempre meglio tutelar la morale, l'uditorio mascolino era severamente
                    diviso dal femminino.</p>
                <p>La produzione scelta ora il Cristoforo Colombo di Giacomotti ridotto - per soli
                    uomini -. Conservato quindi Ferdinando il Cattolico; esclusa la regina
                    Isabella.</p>
                <p>L'esecuzione era affidata ad elementi filodrammatici locali, reclutati in tutte
                    le classi. A cominciare dal protagonista, vale a dire dal giovane ed
                    intelligente maestro elementare signor Giovanni Carugo, tutti diedero prova di
                    zelo, di buon volere e di una memoria eccellente. Caso più unico che raro nella
                    storia dei dilettanti, quelli di Rovellasca non intaccarono, non si impaperarono
                    mai!</p>
                <p>Scenari e costumi (venuti espressamente da Milano) erano decorosissimi. Molto
                    ammirato il bastimento dell'ultimo atto.</p>
                <p>Gli intervalli furono rallegrati dalla banda musicale di Saronno (in grande
                    uniforme) alla quale don Enrico Castaidi aveva, in precedenza, offerto un lauto
                    banchetto.</p>
                <p>Ed ora non debbo, né voglio nascondervi che non tutta la popolazione di
                    Rovellasca caldeggia l'istituzione del nuovo Teatro Cattolico. Gli avversari,
                    naturalmente, non mancano. Ma di manifestazioni ostili chiassose non ve ne
                    furono - né vi saranno - in omaggio a quel sentimento di reciproca libertà che
                    distingue ogni popolo veramente civile.</p>
                <p>Bergamo. - Ci scrivono, 12 ottobre, sera:</p>
                <p>Altro centenario in vista. - Oltre quello di Gaetano Donizetti, che Bergamo si
                    prepara a festeggiare con pompa veramente grandiosa e degna in tutto del sommo
                    maestro che si vuol onorare, l'anno venturo avremo anche le feste centenarie pel
                    poeta in vernacolo bergamasco Pietro Ruggeri. nato a Stabello in Val Brembana il
                    15 luglio 1797. Tra il 1830 e il 1842, diede alle stampe tredici fascicoli di
                    composizioni poetiche in vernacolo, che miravano a sferzare i costumi d'allora,
                    pieni di brio, di pensiero e di motti, veri bozzetti dal vero. Più tardi mutò il
                    commercio dei libri con quello dei quadri e girava per Bergamo con vecchie tele
                    sotto il braccio, offrendole in vendita. E finalmente ammalatosi nel 1858, morì
                    poverissimo in una cameruccia di casa Ferrari presso le porte di Borgo Santa
                    Caterina, assistito e curato dal pittore Giovanni Tiraboschi.</p>
                <p>Cuneo. - Ci scrivono, 11 ottobre:&gt;</p>
                <p>L'onor. Galimberti, sottosegretario di Stato alla istruzione pubblica, al termine
                    della convalescenza, partirà a giorni per Roma.</p>
                <p>Egli in questi ultimi giorni sta effettuando alcune gite nei vari Comuni del
                    collegio.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Provveditori agli studi</head>
                <p>Ci telegrafano da Roma, 13 ottobre, matt: Casini, provveditore agli studi a
                    Ravenna, è traslocato n Modena - Tano da Savona a Rovigo - Fiorini da Sassari a
                    Pesaro.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>LA VITA</head>
                <p>Un racco di domande si è riempito nelle brevi vacanze. Ripetendo ancora una volta
                    che non possiamo continuamente parlare della caduta dei caselli, degli...
                    anticanizie, dei nei, dei rossori, dei depelatori, delle tinture, delle creme e
                    di tutte le piccole offese all'estetica del viso.... deturpazioni permanenti,
                    come si esprime il codice - ripetendo che non si possono dare consulti medici,
                    indicazioni di interesse personale, giudizi su prodotti farmaceutici, consigli
                    per la scelta di una carriera, ecc,ecc. eccoci alle risposte.</p>
                <p>1° Bachi del formaggio. Non risulta che questo larve siano nocive. I
                    microrganismi che contengono sono quelli del formaggio. Sono, come sapete, larve
                    di piccole mosche.</p>
                <p>2° Mani bianche. - L'acqua ossigenata non vale. Le pasto che si vendono per
                    questo uso sono a base di ossido di zinco.</p>
                <p>3° Cura dell'obesità. - Si trova nelle lezioni sull'igiene alimentare di
                    Dujardin-Beaumetz, che sono state tradotte in italiano.</p>
                <p>4° Cocciniglia. Il bel rosso si ottiene dalla materia prima, cioè dagli insetti
                    disseccati, con acqua contenente un poco d'ammoniaca. Alcuni rossetti moderni
                    sono coloriti colla rodanina che è uno dei tanti rossi derivati dal catrame.</p>
                <p>5° Occhiaie sentimentali. - Per ottenere i calamai durevoli vi sono delle
                    signorine che adoperano una soluzione allungatissima di nitrato d'argento.
                    Sciocchezze pericolose!</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>SPORT</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>L'Alpinismo alla Scala</head>
                <p>Il collega Clerici, alpinista appassionato, ebbe la curiosità di sapere qual
                    parte avrà l'alpinismo nel prossimo ballo Sport alla Scala; intervistò in
                    proposito il cav. Manzotti, e della sua intervista dà relazione nel numero
                    uscito ieri del suo giornale Alpinismo e Tourismo. Ecco la parte più...
                    indiscreta dell'intervista: L'alpinismo non avrà nel futuro ballo manzottiano
                    una gran parte; ma:<foreign xml:lang="fr">à tout seigneur tout honneur</foreign>
                    il più nobile fra gli sports avrà la precedenza sugli altri, e la sera di Santo
                    Stefano, preludiando l'orchestra, il gran telone della Scala s'alzerà lentamente
                    per lasciar scorgere una scena invernale nello Montagne Rocciose.</p>
                <p>Sarà una gola oscura e selvaggia ove i dirupi, chiazzati di neve, sorgeranno come
                    bieche mura, l'uno contro l'altro.</p>
                <p>Ma ecco uscir dalle quinte una lunga cordata di alpinisti con a capo la guida - e
                    pare si ricorrerà ad una vera guida, patentata cioè dal Club Alpino Italiano -
                    la quale procede cauta, lenta e tastando il terreno infido colla piccozza.</p>
                <p>Giunti al piede d'una roccia, che quasi a perpendicolo, sbarra il cammino, tutti
                    si fermano e mentre la guida scruta e studia il salto per trovarne il punto
                    vulnerabile, il resto della comitiva, sempre legata, si dimentica ad ammirare il
                    panorama coi cannocchiali e non manca chi consulta il Baedeker... la borraccia
                    del cognac ed il sacco del portur; ed infine chi approfitta del momento di sosta
                    per schiacciare un sonnellino.</p>
                <p>Ma ormai il passaggio è trovato e tutti riprendono le proprie piccozze, pronti
                    all'assalto della roccia mentre la musica si fa severa, severa. La guida, dopo
                    aver fatto un gesto di comando ai compagni perché non si muovano, attacca la
                    parete di roccia cercandovi scarsi appigli per le mani e per i piedi.
                    Strisciando, facendo quasi un corpo solo colla roccia, lentamente, faticosamente
                    si porta verso il ciglio della rupe mentre la corda che gli pende dalla cintola
                    sballonzola nel vuoto.</p>
                <p>La difficile arrampicata ha esito felice e la guida, appostatasi sull'orlo del
                    precipizio, tira a sé i compagni colla corda aiutandoli più o meno a seconda
                    della lor bravura.</p>
                <p>Alla fine gli alpinisti le si fanno d'attorno e tutti le stringono la mano,
                    mentre la musica esulta di gioia.</p>
                <p>Per la prima volta l'emozionante spettacolo d'una scalata per roccia.... o finta
                    roccia, farà la sua comparsa in un teatro e, ne siamo sicuri, più d'una fra le
                    belle spettatrici fremerà di paura.</p>
                <p>Ci eravamo dimenticati di dire che, fra gli alpinisti del paloscenico, vi sarà
                    anche una signora, sicuro, nientemeno che la prima ballerina, la quale, ad un
                    tratto, si scioglierà dalla corda e piena d'ardore e d'entusiasmo, brandendo
                    alta la piccozza, incoraggerà gli altri a raggiungerla sopra la vetta più
                    alta.</p>
                <p>Ma frattanto sarà scoppiata la tormenta ed avrà raggiunto il suo parossismo,
                    sibilerà il vento, lampeggerà il cielo, tuonerà l'orchestra finché una immensa
                    nube avvolgerà la montagna e gli alpinisti: e da questa regione tormentata e
                    sconvolta, dalla tremenda lotta degli elementi lo spettatore, per un miracolo da
                    palcoscenico, sarà trasportato.... fin nel Canada, sulle rive dei grandi laghi,
                    rispecchianti il più bel cielo ed il più bel sole che mai abbiano sorriso o
                    dardeggiato - sul continente americano.»</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>Corriere Milanese</head>
            </div>
            <div type="articolo">

                <head>I ministri montenegrini a Milano</head>
                <p>Ieri sera, col diretto da Roma delle 22, che ritardò di venticinque minuti,
                    arrivarono alla nostra Stazione Centrale, lo LL. EE. Bozo Petrovich Niegosch,
                    presidente del Consiglio dei ministri del Montenegro, e Baldassarre Bogisic,
                    ministro di grazia e giustizia.</p>
                <p>Erano ambedue in abito civile.</p>
                <p>Erano ad attenderli sotto la tettoia il comm. Cordero, direttore della Real Casa
                    a Milano, il conte di Santa Rosa, gentiluomo di Corte, ed il cav. Petit,
                    ispettore di P. S. alla Delegazione della Centrale.</p>
                <p>Dopo lo scambio dei saluti i due ministri, il conte di Santa Rosa ed il comm.
                    Cordero presero; posto nella carrozza privata del cav. Spatz, che attendeva
                    fuori, e si recarono all'Hotel Milan, dove, per conto della Casa Reale, era
                    stato messo a loro disposizione un appartamento, e precisamente quello abitato
                    di solito dal maestro Verdi.</p>
                <p>Il conte di Santa Rosa appena giunto all'Albergo, spedì a Monza un dispaccio per
                    farsi trasmettere telegraficamente tutti quelli colà arrivati sinora
                    all'indirizzo dei due ministri.</p>
                <p>Questi ripartirono questa mattina alle 10.25 per Monza, dove giunsero alle
                    undici. Alle 15 saranno nuovamente a Milano; ed alle 22.10 partiranno per
                    Ancona, dove si imbarcheranno per Antivari.</p>
                <div>
                    <head>Le zone scolastiche</head>
                    <p>Lamenti ingiustificati /@@</p>
                    <p>Ci pervennero in questi giorni molti lamenti di genitori i quali non possono
                        persuadersi che i loro figli, i quali andavano l'anno scorso a scuola
                        nell'edificio scolastico A, devano andare quest'anno nell'edificio B: non
                        vogliono ammettere che i loro figli, invece di andare nella scuola C, vicina
                        alla loro abitazione, devano andare nella scuola M, che è un po' più
                        lontana: e più di tutti protestano coloro i quali, avendo due figli, ne
                        devono mandare uno nella scuola F e l'altro nelia scuola G.</p>
                    <p>La causa di ciò? La divisione del territorio comunale in zone scolastiche, e
                        l'assegnazione d'ogni scolaro ad una data zona.</p>
                    <p>Le zone scolastiche hanno necessariamente urtato contro molte abitudini, ma
                        non si possono criticare alla cieca, giacché sono il frutto di un lavoro
                        diligente della sopraintendenza scolastica.</p>
                    <p>Questa - e possiamo dirlo perché abbiamo assunte informazioni in proposito -
                        calcolò, colla maggior possibile esattezza, oltreché la capacità delle aule
                        d'ogni scuola, anche l'estensione che poteva avere ogni zona. Tale lavoro fu
                        fatto in base al domicilio di tutti gli iscritti dello scorso anno.</p>
                    <p>Alcune zone sono necessariamente più piccole ed altre più grandi: ma ciò
                        dipende dalla maggiore o minore capacità della scuola che ne forma il
                        centro. Era questo il criterio migliore per non dover deplorare ciò che
                        avvenne lo scorso anno, vale a dire un affollamento antigienico in qualche
                        aula, mentre qualche altra era semivuota. Coloro che protestano appartengono
                        per lo più al circondario esterno, giacché questa divisione in zone ha
                        impedito l'immigrazione degli alunni di genitori agiati o ricchi alle scuole
                        urbane; ma noi non crediamo proprio siavi ragione di criticare un
                        provvedimento che tende, ad accrescere il prestigio delle scuole suburbane,
                        considerate, in conseguenza della fuga degli alunni suddetti, dagli
                        insegnanti, come scuole di minore importanza. Potrà darsi che degli errori
                        vi sieno e che delle zone non sieno determinate con precisione di criterio;
                        ma ciò sarà facilmente giustificato dal fatto che si tratta di un
                        provvedimento nuovo. Anziché protestare vagamente, i protestanti accennino a
                        fatti; e se credono d'avere buone ragioni da far valere, le espongano al
                        sopraintendente scolastico, dal quale, come dice l'avviso municipale
                        d'iscrizione alle scuole, dipende l'autorizzazione ai mutamenti di
                        scuola.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>La Banda di Milano a Lecco.</head>
                    <p>- Ci scrivono da Lecco, 11 ottobre:</p>
                    <p>Oggi fu a Lecco il vostro Corpo di musica municipale, per dare un concerto a
                        favore della locale Banda A. Manzoni, aderendo gentilmente ad un invito
                        della Pro-Lecco.</p>
                    <p>Il concerto si doveva dare nel recinto del fabbricato scolastico; invece per
                        ripiego ebbe luogo nel Teatro Sociale, causa il cattivo tempo, che guastò
                        ogni cosa e non permise neanche che i lecchesi potessero fare, come era loro
                        intendimento, degna accoglienza al Corpo che li onorava della sua visita per
                        uno scopo generoso.</p>
                    <p>Alle 14 il teatro era zeppo. Il pubblico ascoltò tutto il concerto con un
                        silenzio religioso, ammirando una esecuzione tanto perfetta, prorompendo
                        alla fine di ogni numero in applausi fragorosi.</p>
                    <p>La Direzione della Banda A. Manzoni, offri al cav. Guarneri, maestro della
                        vostra musica, in ricordo di questa bella giornata un Album colle vedute
                        principali dei luoghi dei Promessi Sposi, che gli tornò gradito.</p>
                    <p>Alle 17.30, nell'Albergo Mazzoleni, all'Imbarcadero, la Pro-Lecco invitò il
                        vostro Corpo di musica ad un banchetto d'onore, al quale parteciparono anche
                        le autorità e molti ammiratori.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Il suicidio d'un fruttivendolo. /@@ - Il fruttivendolo Varese Vittorio,
                        d'anni 30, abitante in via Arena, -18, ieri, chiusosi nella propria camera,
                        suicidavasi mediante asfissia.</head>
                    <p>I vicini di casa, non vedendolo uscire come di consueto, e prevedendo qualche
                        disgrazia, fecero abbattere la porta di casa. Ma era troppo tardi, giacché
                        trovarono il Varese steso sul proprio letto cadavere.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Facilitazioni tranviarie. /@@ - Per la Fiera di Santa Teresa a Concesa di
                        Vaprio, i biglietti di andata e ritorno per Vaprio d'Adda delle tranvie
                        interprovinciali, venduti nei giorni 14 e 15, saranno validi pel ritorno a
                        tutto il venerdì successivo 16 corr. Concesa dista pochi minuti da Vaprio e
                        le tranvie interprovinciali offrono il mezzo più breve ed economico per
                        recarvisi non costando l'andata e ritorno da Porta Venezia che lire 1 70. Le
                        partenze da Porta Venezia hanno luogo alle ore 5 22, 7 50, 9 55, 12 15, e
                        dalla stazione, in viale Romana, anticipano di 15 minuti.</head>
                </div>
                <div>
                    <head>Taccuino /@@ . - Il giorno 17 la Società Escursionisti Milanesi inaugurerà
                        con una festicciuola i suoi nuovi locali, in via S. Simpliciano, 2. Il
                        dottor Carlo Porta terrà la conferenza inaugurale.</head>
                    <p>- A nuovo presidente della Società Esercito, in luogo del tenente colonnello
                        Draghi ritiratosi per motivi di saluto, venne eletto il signor Ambrogio
                        Bonomi.</p>
                </div>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>NOTABENE</head>
            </div>
            <div type="articolo">

                <head>Concorsi a posti di volontario. /@@ - Il Ministero delle finanze ha aperto il
                    concorso per esami a numero 120 posti di volontario per la carriera degli uffici
                    esecutivi delle imposte dirette.</head>
                <p>Le prove scritte avranno luogo nei giorni 15 e 16 gennaio 1897, e le domande di
                    ammissione al concorso dovranno essere presentate non più tardi del 15 dicembre
                    1896 al predetto Ministero (segretariato generale) o alle Intendenze di finanza,
                    presso le quali gli aspiranti possono prendere visione del programmi e notizia
                    dei documenti richiesti.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>CORRIERE TEATRALE</head>
                <head>Lirico</head>
                <p>Domani sera avremo al Lirico un'altra novità: Le nozze di Giannetta, la fortunata
                    opera di Massé che a Parigi è assai popolare da più di quarant'anni, e di cui or
                    non è molto, all'Opera Comique, si festeggiò con solennità la millesima
                    rappresentazione.&gt;</p>
                <p>L'opera è in un atto solo: il suo soggetto rammenta davvicino le Fables
                    payanesques della Sand. Giovanni, un allegro giovanotto campagnuolo sta per
                    sposarsi quando sul punto di stringere il contratto, gli manca l'animo e scappa
                    come un <foreign xml:lang="fr">"un coscrit ui préfére la libertè aux illusions
                        de la gioire"</foreign>...</p>
                <p>Va da sé che Giannetta - l'abbandonata - non si acqueta facilmente. Essa va
                    senz'altro nella casa di Giovanni, vi si stabilisce e con una sequela di piccole
                    furberie e di buone azioni finisce per cambiare le disposizioni dell'amante
                    ribelle convincendolo a condurla all'altare.</p>
                <p>Su questa conclusione morale cala la tela. Quando l'opera fu rappresentata - nel
                    1853 - fu appunto la semplicità dei soggetto quella che piacque di più.</p>
                <p>La musica é di Victor Massé, autore quasi sconosciuto in Italia e noto anche in
                    Francia quasi soltanto per questo suo lavoro, e per la Heine Topaze, opera
                    comica in tre atti.</p>
                <p>Egli morì nel 1884 e rimasero, inoltre di lui la Chanteuse <gap/>, la Galatée da
                    Diable. Miss Fauvette le Saisons ed altre opere, oltre ad alquanta musica da
                    camera.</p>
                <p>Le Nozze di Giannetta si danno ora in Italia per la prima volta: interpreti il
                    baritono Pini-Corsi e ia signora Biondelli. Completerà lo spettacolo domani sera
                    la Navaraise. - Clm.</p>
                <p>Da Londra annunciano che a Norwich si è rappresentata con successo completo una
                    nuova opera di Luigi Manduchi, Ero e Leandro libretto di Arrigo Boito.</p>
                <p>Trattasi dello stesso libretto già musicato dal Bottesini.</p>
                <p>- Questa sera a Casalpusterlengo va in scena un'opera nuova Obrè, parole e musica
                    del maestro Angelo Balladori, noto come distinto e colto musicista.</p>
                <p>- Il maestro Renato Brogi sta musicando un libretto. Selvaggia, dovuto ai signori
                    Franci, il vincitore del concorso Steiner, e Carugati, il redattore teatrale
                    della Lombardia.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>CORRIERE GIUDIZIARIO</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Un grave errore giudiziario @@</head>
                <head>Un condannato all'ergastolo riconosciuto innocente</head>
                <p>Ci telegrafano da Palermo, 12 ottobre, sera: Da due giorni alle nostre Assisi si
                    discute un processo molto drammatico riguardante un errore giudiziario, di cui
                    voi già riportaste l'atto d'accusa.</p>
                <p>Quattordici anni addietro, certo Canzoneri da Frizzi veniva condannato
                    all'ergastolo come imputato d'aver ucciso Girolama Marino, moglie di Coltura
                    Giuseppe. Ora si venne a scoprire che l'autore dell'assassinio era stato proprio
                    il marito; quindi venne ordinato che si rifacesse il processo.</p>
                <p>Ieri ed oggi sono stati interrogati Coltura ed altri imputati di falsa
                    testimonianza, nonché alcuni testimoni.</p>
                <p>In fine d'udienza comparve il condannato Canzoneri vestito da galeotto
                    trascinante la catena del forzato. La sua vista suscita viva emozione. La scena
                    drammatica avviene dopo il suo interrogatorio.</p>
                <p>Il presidente lo congeda con parole confortanti; mentre il Canzoneri si allontana
                    piangendo dalla gioia il pubblico scatta in un lungo applauso. Il povero
                    galeotto, vivamente commosso, si toglie il berretto e rientra in camera di
                    sicurezza accompagnato da carabinieri. Altra dimostrazione di simpatia gli si
                    fece quando montò in carrozza per tornare alle prigioni.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Perché il duca d'Aumale non intervenne alle feste</head>
                <p>Ci telegrafano da Parigi, 12 ottobre:</p>
                <p>Mercoledì scorso alle otto del mattino, il duca d'Aumale si presentava all'Eliseo
                    per spiegare a Faure il motivo per cui doveva rifiutare l'invito al pranzo di
                    gala all'Eliseo e alla serata all'Opera.</p>
                <p>Il duca disse: Sono il decano degli ufficiali generali francesi che ebbero
                    comandi in capo davanti al nemico, tutti i miei camerati che vi circondano
                    rivestiranno l'uniforme; questa uniforme io la portai in circostanze memorabili,
                    quando resi giustizia in nome del popolo francese nel processo Bazaine, quando
                    comandai per sei anni il corpo d'esercito alla frontiera, rialzando le
                    fortificazioni di Belfort. Tralascio i ricordi d'altri tempi, come la presa
                    della Smala (accampamento) e la sommissione di Abdel Kader; ebbene comparire
                    davanti al Sovrano estero in altro costume, mi parrebbe mancare di rispetto al
                    glorioso uniforme, alle tradizioni lasciateci dagli avi.</p>
                <p>Faure ne fu vivamente impressionato.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Un articolo contro il ministro Barthou</head>
                <p>Ci telegrafano da Parigi, 12 ottobre: Barthou, ministro degli interni, mandò
                    Mezières e Dechanel dal deputato Cornudet, direttore della Lanterne per
                    costituire una giuria d'onore che esamini le allegazioni d'un articolo della
                    Lanterne, in cui si dice che Barthou, quando era ministro dei lavori pubblici
                    approfittava della sua situazione per abbandonarsi a speculazioni finanziarie
                    durante la discussione circa la garanzia degli interessi da accordarsi alle
                    Compagnie.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>TELEGRAMMI STEFANI</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Un capo macedone ucciso</head>
                <p>Atene, 12 ottobre. - Il capo macedone Grontas venne ucciso nello scontro di
                    sabato. La banda Grontas avanza verso Siatista.</p>
                <div>
                    <head>Le potenze per Candia</head>
                    <p>Costantinopoli, 12 ottobre. - Gli ambasciatori insistono energicamente
                        riguardo alla situazione di Candia.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>La questione degli armamenti alla Camera austriaca</head>
                    <p>Vienna, 12 ottobre. - Alla Camera dei deputati il ministro della difesa
                        nazionale pronunzia un applaudito discorso in cui dice che la febbre degli
                        armamenti è la malattia dei nostri tempi. Egli farà tutto il possibile
                        perché l'Austria, che pure vuole la pace ed ha spinto i suoi armamenti meno
                        degli altri Stati militari, non abbia a cominciare il disarmo finche gli
                        altri Stati continuino negli armamenti.</p>
                    <p>Soggiunse essere impossibile di rimanere addietro agli altri. È desiderabile
                        che l'esercito possa perseverare nel suo compito di vegliare soltanto
                        all'esistenza indipendente dello Stato, per cui la monarchia resti amica
                        desiderata ed avversaria temuta, o l'esercito sia sempre nello Stato una
                        forza tale da impedire funeste ed ingiuste soluzioni delle varie
                        questioni.</p>
                    <p>Si approvano varie mozioni, tra cui una che invita il Governo a porsi in
                        comunicazione con le altre Potenze per l'istituzione degii arbitrati
                        internazionali.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Il nuovo regime di navigazione italo-francese</head>
                    <p>Parigi, 12 ottobre. - Il ministro Hanotaux ha sottoposto alla firma del
                        presidente Faure il decreto che ordina la entrata in vigore il 1° novembre
                        del nuovo regimo italo-francese per la navigazione.</p>
                </div>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>RECENTISSIME TELEGRAFICHE</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <p>Servizio telegrafico del Corriere della Sera</p>
                <p>DA PARIGI</p>
                <div>
                    <head>Navi francesi nelle acque del Marocco</head>
                    <p>12 ottobre, sera. - In seguito ad atti di pirateria commessi dai mori, il
                        ministro della marina ordinò all'ammiraglio Gervais di approntare i due navi
                        pel Marocco.</p>
                    <p>L'avviso Iberville parte oggi, l'incrociatore Trude domani.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Faure e la Czarina madre</head>
                    <p>Durante il soggiorno dello Czar a Parigi, Faure scambiò telegrammi con la
                        Czarina madre, che trovasi nel Caucaso assieme allo Czarevich.</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Il nuovo Nunzio</head>
                    <p>Monsignor Clari, vescovo di Viterbo, nominato Nunzio pontificio, verrà
                        prestissimo a Parigi a prendere possesso della nunziatura.</p>
                    <p>DA BERLINO</p>
                </div>
                <div>
                    <head>Lo Czar e la Germania</head>
                    <p>12 ottobre, sera. - Malgrado tutti gli articoli dei giornali ufficiosi
                        impressiona il fatto che lo Czar ha disdetto la visita da tempo stabilita a
                        Wicshaden. A Darmstadt continuano frattanto le feste; anche iersera, durante
                        la rappresentazione del Lohengrin, lo Czar e la Czarina furono assai
                        festeggiati, e il borgomastro fece loro un triplice evviva. In proposito
                        conviene osservare che la Czarina è la prediletta dei suoi concittadini e
                        che tra la Corte Prussiana e la Corte d'Assia non corrono i migliori
                        rapporti del mondo. Chichkine, facente funzione di ministro degli esteri
                        russo, giunge qui stasera. Per domani è invitato a colazione dal Cancelliere
                        Hohenlohc.</p>
                    <p>I giornali parigini dicevano, e il telegrafo ce lo conferma, che il
                        preconizzato successore di Lobanoff, si sarebbe recato da Parigi a
                        Pietroburgo; ora invece si apprende ch'egli va a Berlino. Sarebbe
                        interessante sapere se si tratta d'un mutamento sopravvenuto all'ultima ora
                        o se Chichkine aveva deciso sin da principio di andare a Berlino; e in
                        questo caso non sarebbe privo di interesse d'apprendere come sia stata
                        comunicata a tutti i giornali di Parigi la notizia inesatta.</p>
                </div>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Il genetliaco di Virchow</head>
                <p>L'illustre scienziato Virchow festeggia domani il suo settantacinquesimo
                    anniversario.</p>
            </div>
        </body>
    </text>
</TEI>
