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                <title>«La Stampa» 91 (18/04/1947)</title>
                <author>AA. VV.</author>
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                    <name>Daniele Spoladore</name>
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                <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
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                        <author>AA. VV.</author>
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                            <date when="1947-04-18">18 aprile 1947</date>
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            <p>Codifica XML-TEI secondo le norme del progetto PRIN</p>
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                <p>PRIN 2012 - Accademia della Crusca</p>
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            <change when="2018-11-30" who="Roberto Cinotti">Revisione e correzione marcatura XML-TEI
                secondo linee guida stabilite dagli informatici della Crusca</change>
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            <div type="articolo">
                <head>UN PROBLEMA SOLUBILE</head>
                <p>Tra i tanti problemi economico-finanziari di difficilissima soluzione che
                    assillano il Paese ve n' è uno, grave nel 1946, che potrebbe ritenersi quasi
                    risolto per quest'anno e ancora meglio per l'anno venturo solo che si avesse il
                    coraggio di accettare la situazione generale come essa è, e di disporre le
                    misure necessarie ad indirizzarla decisamente verso le méte più produttive.</p>
                <p>La bilancia internazionale dei pagamenti all'aprirsi del 1946 appariva di
                    difficile accomodamento e tuttavia si è saldata in modo abbastanza
                    soddisfacente. Le importazioni ammontarono a circa 300 milioni di dollari per i
                    generi alimentari (161 di cereali, pari a circa 30 milioni di q.), 110 per il
                    carbone; 45 per gli olii minerali; e 400 per le varie materie prime,
                    importazioni in gran parte di provenienza americana (solo il 20 % dall' Europa
                    continentale). Le esportazioni salirono a 400 milioni di dollari, rappresentate
                    per il 21 % dai tessili artificiali, il 35 % dagli altri prodotti tessili, il 15
                    % dai prodotti ortofrutticoli. Il deficit fu colmato per 390 milioni
                    dall'approvvigionamento U.N.R.R.A., 110 milioni dal controvalore (in valute
                    pregiate) della paga truppe alleate, 109 milioni dal Fondo Fea, e 70 milioni dai
                    «surplus» dell'esercito alleato, il cui pagamento è per ora dilazionato. Queste
                    le ultime cifre ministeriali, alquanto diverse dai dati correnti fino ieri, le
                    quali provano come i rifornimenti di talune materie prime (lana e cotone) siano
                    saliti oltre al doppio della media annua prebellica.</p>
                <p>Anche per il 1947 si temeva per il riequilibrio della bilancia dei pagamenti: 400
                    milioni di dollari di soli generi alimentari (300 milioni per cereali pari a 25
                    milioni di q.), quasi 800 milioni di materie prime industriali (250 milioni di
                    solo carbone), e circa 150 milioni di altre importazioni, — che ci saranno
                    necessarie per ritornare all’85% dell’attività anteguerra, — non sono pagabili
                    colle sole esportazioni, le quali infatti saranno inferiori ai 70 milioni di
                    dollari mensili esportati nello scorso novembre. Il risultante deficit di 850
                    milioni di dollari, pari a quello del 1946, potrà coprirsi quasi per intero con
                    120 milioni di «partite invisibili», 130 residui U. N. R. R. A., 125 fondi
                    sospesi, 40 controvalore residui paga truppe, più tre probabili partite (100
                    milioni prestiti Import-Export Bank, 125 fondo post-U.N.R.R. A., e 125 milioni
                    prestito argentino). Dal lato del commercio estero non si dovrebbero pertanto
                    nutrire grandi apprensioni per il valore della moneta. <said>«Siamo usciti
                        relativamente bene dalla «fase di aiuto», e la saldatura con l'avvenire è
                        sotto questo aspetto, abbastanza sicura»</said> .</p>
                <p>Il male si è che da queste cifre il Governo — secondo le dichiarazioni del
                    Ministro per il commercio estero, fatte a Milano —trarrebbe la conclusione che
                    per l'avvenire non solo si dovrà prolungare il regime vincolistico, ma forse si
                    dovrà rivedere il sistema del 50% di valuta pregiata agli esportatori per
                    renderlo più restrittivo. Il ministro ha dichiarato infatti di non poter
                    prendere impegni per la sua conservazione e che i provvedimenti verrebbero
                    decisi senza consultare il Parlamento, allegando vari inconvenienti che si
                    sarebbero presentati, quali la tendenza dei nostri esportatori a trascurare i
                    paesi a valuta clearing, la molteplicità dei cambi, l'influenza espansiva sui
                    prezzi interni derivante dalla troppo alta quotazione delle valute-esportazione.
                    Ma inconvenienti che a noi non sembrano tali, essendo dovuti a cause diverse che
                    il cambiamento del sistema difficilmente rimuoverebbe in modo apprezzabile.</p>
                <p>Ma il nostro maggiore punto polemico è un altro. Se dovessero continuare i
                    vincoli attuali del commercio estero, e se si rivedesse in senso restrittivo il
                    sistema del 50 %, quei 500 milioni di dollari di esportazione, preventivati per
                    il 1947, difficilmente potrebbero accrescersi in avvenire. C'è oggi una
                    sensibile concorrenza internazionale e' c'è la insufficienza di carbo-ne, che
                    l'organizzazione burocratica non può combattere. Essa è solo in grado di
                    «gestire» una bilancia basata su un totale importato di 1300 milioni di dollari
                    e un totale esportato di 500 milioni. Gestione, come tutti conoscono, difficile
                    e costosa, perché lenta e densa di «pratiche» a giri viziosi. Per ottenere più
                    carbone, grano, legnami, grassi e altre materie prime amministrate dai grandi
                    organi internazionali, sempre tardi nelle effettive allocations non c'è che una
                    via: lasciare che i privati si industrino da sé a procacciarsele.</p>
                <p>Il Governo non può entrare nel grande mercato nero internazionale. Il privato
                    possiede invece risorse infinite. Si organizzino gli uffici doganali per
                    l'accertamento di quella ch'è diventata una vera e propria imposta sull'entrata
                    (un tempo detta dazio doganale), ma non si pretenda di controllare se le partite
                    importate siano munite della burocratica licenza, la quale dovrebbe servire solo
                    ad assicurare il diritto alla valuta, pregiata o di clearing.</p>
                <p>Entreranno anche merci di scarsa «essenzialità», Saranno esse, veramente, di
                    detrimento al rifornimento dei beni «essenziali», se i coloniali, le mercerie,
                    gli oggetti di moda, la carta, i colori, i farmaceutici, la ceramica e mille
                    altri apparecchi, utensili, bevande, generi e prodotti vari (tanto importanti
                    nel nostro commercio di importazione degli anni normali) alimenteranno le mille
                    nostre piccole e medie industrie di trasformazione e il nostro commercio
                    (incluso quello minuto) che negli stessi anni contarono moltissimo nel formare
                    le nostre esportazioni e nel dare lucroso contenuto alle vendite ai turisti
                    stranieri? Un regime degli scambi sotto l'ossessione di concedere solo
                    l'importazione delle merci «essenziali» è di ben grave impaccio allo sviluppo
                    della occupazione e del reddito nazionale, per quantità e valore. Non solo, poi,
                    il sistema del 50 % dovrebbe essere conservato (come di recente è stato ribadito
                    da un valoroso industriale, il Marzotto di Valdagno, nel panfleto Panorama della
                    Ricostruzione), ma si dovrebbe tentare l'esperimento di aggiudicare
                    all'esportatore una percentuale in più, meglio se variabile da settore a
                    settore, da amministrarsi dalle banche in conti valutari di una certa durata,
                    per le necessarie garanzie contro la fuga dei capitali.</p>
                <p>L'attuale vincolismo è compromesso da una veduta che dir si potrebbe «statica».
                    Non ci sono in esso gli elementi necessari ad una audace dinamica del nostro
                    reddito nazionale, ed è spiegabile come sia fonte perenne di amare delusioni e
                    abbia trovato nel recentissimo convegno di Milano tanti oratori avversi, i quali
                    — anche perché di fronte, presto, a nuovi grandi aggravi fiscali — hanno ragione
                    nel pretendere che si lascino loro le più ampie possibilità di incrementare il
                    reddito imponibile, senza di che le misure finanziarie sarebbero affrontabili
                    solo a patto di un'ulteriore inflazione. È più che ragionevole invocare un'altra
                    esperienza dopo quella non certo vittoriosa degli ultimi due anni: non solo
                    perché nulla ci dice che essa dovrà sicuramente fallire, ma soprattutto perché
                    il ritorno al passato è cosa, purtroppo, estremamente facile a realizzarsi.</p>
                <div type="firma">
                    <p>Giovanni Demaria</p>
                </div>
            </div>
            <div>
                <head>Firma dell'accordo tra Italia e Inghilterra</head>
                <p>Roma, 17 aprile.</p>
                <p>Il Ministro degli Esteri conte Sforza e l'ambasciatore d'Inghilterra a Roma sir
                    Noel Charles hanno apposto questa mattina la loro firma agli accordi
                    economico-finanziari tra i due Paesi. Erano presenti alla firma il ministro
                    Campilli, l'ambasciatore Carondini, il ministro Grazzi, Rettore generale degli
                    affari economici del Ministero degli Esteri, il dott. Menichella, direttore
                    generale della Banca d'Italia, ed altre personalità.</p>
                <p>Gli accordi firmati sono tre. Per il primo, che pone le basi delle relazioni
                    finanziarle future fra l'Italia e la Gran Bretagna, i saldi attivi Italiani in
                    sterline presenti e futuri saranno trasferibili in qualsiasi altra area
                    valutaria per trattazioni correnti, ad eccezione di 10 milioni di sterline che
                    il Governo Italiano si impegna a tenere come saldo minimo dell'accordo monetario
                    stesso. Le aree valutarie (oltre all'area della sterlina) nelle quali, ai
                    termini dell'accordo, le sterline potranno essere immediatamente utilizzate per
                    transazioni correnti sono: area del dollaro; area belga; area olandese; area
                    portoghese; Argentina e Canada.</p>
                <p>Al secondo accordo l'Italia salda con 8 milioni di sterline tutti i crediti
                    inglesi riguardanti forniture fatte all’esercito italiano durante il periodo
                    della cobelligeranza, i residuati di guerra mobili e fissi consegnati al Governo
                    italiano, le forniture fatte alle Ferrovie dello Stato ed altre prestazioni,
                    dedotto quanto è stato anticipato dall'Italia per paga truppe dal 1.o giugno
                    1946 e con altre partite. Dai conteggi inglesi il saldo regolato con 8 milioni
                    di sterline ammonterebbe ad oltre 100 milioni di sterline. I residuati
                    consegnati a queste condizioni comprendono materiali di grande utilità per la
                    ricostruzione Italiana e rappresentano pertanto un contributo del Regno Unito
                    agli aiuti di cui l'Italia ha bisogno a tal fine in questi difficili anni.
                    L'accordo prevede inoltre la rinuncia da parte del Governo britannico a favore
                    di quello italiano di ogni suo diritto sulla quota del materiale bellico armi e
                    depositi catturati come bottino di guerra all'esercito germanico nella penisola.
                    Col terzo accordo l'Inghilterra rinuncia, secondo l'articolo 79 del trattato di
                    pace, a confiscare le proprietà italiane nel Regno Unito.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Un piano della Confindustria per risanare l'economia.</head>
                <p>Roma, 17 aprile.</p>
                <p>Il 22 corr. secondo quanto è già stato annunciato, si inizieranno le trattative
                    tra la Confindustria e quella del lavoro per il rinnovo della tregua salariale e
                    per un riesame dei problemi ad essa connessi. La segreteria della C.G.I.L. è
                    favorevole, secondo quanto ci ha dichiarato l'on. Lizzadri, e .ritiene che
                    nessun serio ostacolo si frapponga al rinnovo della tregua, trattandosi di
                    apportare all'accordo, per quanto riguarda la perequazione dei salari per alcune
                    categorie, la revisione del sistema della scala mobile. La C.G.I.L., in
                    relazione all'invito espresso dal Governo perché la tregua venga rinnovata,
                    richiederà precise garanzie dal Governo stesso perché in tale eventualità sia
                    condotta a fondo la lotta contro il carovita e la speculazione.</p>
                <p>Si ha frattanto notizia che li presidente della Confindustria, ing. Angelo Costa,
                    ha presentato al Presidente del Consiglio un piano di risanamento economico che,
                    a quanto è dato sapere, prevede: una politica industriale che eviti monopoli di
                    qualunque genere e permetta di eliminare chi produca a prezzi più alti; una
                    politica salariale che si basi sulla tregua e aumenti i salari reali non appena
                    sia possibile aumentare la produzione; tale politica dovrebbe consentire il
                    licenziamento del personale inoperoso (lo sblocco restringa i poteri delle
                    commissioni interne e fissi in 48 ore l'orario settimanale); una politica dei
                    prezzi che aumenti quelli «non ancora adeguati all'attuale valore della lira».
                    Infine la Confindustria ha proposto all'on. De Gasperi l'abolizione di tutti i
                    «clearings» con l'estero, nonché l'Intera disponibilità agli esportatori della
                    valuta ricavata dalle esportazioni.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Concessioni ai professori solo a sciopero finito</head>
                <p>Roma, 17 aprile.</p>
                <p>Lo sciopero degli insegnanti delle scuole medie, che sembrava avviato a
                    conclusione, sarà invece continuato. Infatti il Presidente del Consiglio ha
                    dichiarato inaccettabile il testo di un comunicato concordato dal rappresentanti
                    della categoria e dal Ministro della P. I. che avrebbe dovuto segnare la fine
                    dell'astensione del professori dalle cattedre. Il Presidente del Consiglio ha
                    confermato che soltanto in seguito alla cessazione dello sciopero della
                    categoria il Governo esaminerà le richieste avanzate da essa, una parte delle
                    quali erano già state accolte, tanto che i relativi provvedimenti figuravano
                    all'ordine del giorno della penultima seduta del Consiglio dei Ministri.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>SEDUTA DELLA COSTITUENTE</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Battaglia sul divorzio e sul regime della scuola.</head>
                <p>Roma, 17 aprile.</p>
                <p>Aperta la seduta, dopo alcune interrogazioni, riprende subito l'esame del titolo
                    secondo del progetto di costituzione riguardante i rapporti etico-sociali. Dopo
                    il qualunquista RODI, ha la parola una donna.</p>
                <p>NADIA SPANO (com.) — <said>Il fascismo ha ridotto il matrimonio un mezzo di
                        avanzamento nella carriera per l'uomo, di sistemazione economica per la
                        donna. I due coniugi, devono avere eguali diritti, così come i figli
                        illegittimi rispetto a quelli legittimi.</said></p>
                <p>I divorzisti</p>
                <p>PRETI (P.S.L.I.) — <said>Sono favorevole al divorzio. La famiglia è il cavallo di
                        Troia con il quale la Chiesa intende dare l'assalto allo Stato. L'educazione
                        è un fondamentale compito dello Stato; trovo assurdo che esso debba
                        provvedere anche alle scuole private.</said></p>
                <p>GIUA (P.S.I.) — <said>In questo secondo titolo c'è un'impronta teologica. Non
                        comprendo quale possa essere stata la molla che ha spinto le commissioni a
                        definire la famiglia «una società naturale». I socialisti sono per il libero
                        amore soltanto nel senso che in una società socialista la famiglia può
                        raggiungere la sua perfezione, e non già per distruggere la famiglia. Il
                        divorzio non è un postulato socialista, ma esso è ammesso in quasi tutti gli
                        Stati anche cattolici. È assurdo che nella costituzione si debba includere
                        la dizione che sono vietate le pratiche sanitarie lesive della dignità
                        umana.</said></p>
                <p>CORSANEGO (D. C). — <said>Tale formulazione è stata inclusa pensando alle
                        pratiche orrende della sterilizzazione introdotte ih Germania dal
                        razzismo.</said></p>
                <p>TUMINELLI (U. Q.) — <said>Tutto il progetto di costituzione risente della
                        collusione della idea democristiana con quella marxista e non risponde alle
                        esigenze della civiltà nuova. La famiglia è come una vigilata speciale della
                        Repubblica, tanto è ancora diffuso il concetto di statalismo.</said></p>
                <p>I casi di annullamento</p>
                <p>BINNI (P.S.L.I.) — <said>La coscienza del fanciulli si può sviluppare liberamente
                        soltanto nella scuola di Stato. Le scuole confessionali e quelle di parte
                        non mirano a formare una persona completamente libera, ma tendono a
                        conformarla secondo un modello prestabilito. È su questo punto che noi
                        sosterremo la nostra battaglia.</said></p>
                <p>Ragioni d'indissolubilità</p>
                <p>BOSCO LUCARELLI (D. C.) — <said>Lo Stato deve garantire l'Indissolubilità del
                        matrimonio. Per i cattolici il matrimonio è essenzialmente un fatto
                        religioso; ma, anche prescindendo dal fatto religioso, i cattolici vedono
                        nel matrimonio l'unione intima di due cuori, di due anime, che è santificata
                        e dominata dai figli, i quali formano la ragione essenziale e umana della
                        indissolubilità del vincolo. Difendiamo poi il principio della libertà della
                        scuola perché i genitori devono avere il diritto di fare educare i loro
                        figli secondo le loro credenze e secondo le loro tradizioni per preservarli
                        da funeste dottrine educative, come il fascismo che avvezzò i fanciulli
                        all'uso delle armi.</said></p>
                <p>CEVOLOTTO (dem. lab.) — <said>Se c’è n articolo che va soppresso è proprio il 24°
                        sull'indissolubilità del matrimonio, anche perché ciò che tratta non è
                        materia costituzionale. A mano a mano che le nazioni si evolvono verso la
                        democrazia instaurano l'Istituto del divorzio; si voglia o non si voglia
                        questa questione sorgerà anche in Italia. È giusta la difesa dei figli
                        illegittimi. Le obiezioni degli oppositori che sostengono che essi
                        verrebbero immessi in virtù dell'art. 25 nel seno della famiglia legale, con
                        grave danno per l'unità famigliare, non hanno ragione di essere, in quanto
                        l'articolo in parola non dice questo, ma impone semplicemente dei doveri
                        verso i figli della colpa.</said></p>
                <p>La seduta è poi tolta e rinviata a domani. Subito dopo l'Assemblea si è riunita
                    in comitato segreto.</p>
                <p>Il foglio di presenza.</p>
                <p>Secondo quanto è stato possibile sapere, all'inizio della seduta il presidente
                    on. Terracini ha preso la parola per sottolineare ancora una volta l'assenteismo
                    che continua a verificarsi nelle sedute della Assemblea, malgrado i suoi
                    ripetuti richiami. L'on. Terracini ha aggiunto che molto spesso i deputati sono
                    presenti a palazzo Montecitorio e non nell'aula; ha quindi parlato dei «fogli di
                    presenza» che da un paio di giorni sono stati messi all'ingresso dell'aula.</p>
                <p>Si sa che alcuni deputati erano ostili all'iniziativa e l'on. Togliatti pare
                    abbia scritto in uno dei fogli, in luogo della sua firma, le seguenti parole:
                        <said>«Non firmo»</said> . Ma l'iniziativa dell'ufficio di presidenza, è
                    stata infine approvata. A questo punto l'on. Togliatti, sempre secondo quanto è
                    dato sapere, ha presentato un ordine del giorno inteso a definire le
                    incompatibilità parlamentari. In esso si proponeva che i deputati non
                    esercitassero nessun'altra attività retribuita. I non pochi deputati avvocati si
                    sono mostrati preoccupatissimi. Si è accesa una vivace discussione. Infine la
                    votazione c'è stata e l'ordine del giorno Togliatti è stato respinto.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Spie dell'Ovra e cetnici contrabbandavano il grano.</head>
                <p>Roma, 17 aprile. Sulle operazioni che hanno condotto alla scoperta di una vasta
                    organizzazione di ricettatori di grano per la Jugoslavia, la polizia mantiene un
                    certo riserbo. Sembra però assodato che i capi dell'organizzazione sono il
                    generale cetnico Miodrag Damionovich; il prete Moncilò Dgjuch, già condannato a
                    morte dal tribunale di Belgrado; il voivoda Dohoshan Jevdlevich, e tale Joscia
                    Llotic. Costoro si trovavano nel campo di Eboll e nell'ottobre del 1945 avevano
                    ottenuto il permesso dalle autorità britanniche di trafficare In generi
                    alimentari fra il Nord e il Sud. Ad essi si univa l'ex-commerciante di cuoio
                    bosniaco Slavonko Radeta, notissimo a piazza Colonna, il quale, con la
                    complicità del colonnello cetnico Milan Cvieticlanin, comandante della
                    «Divisione Dinara » di Eboll, aveva ottenuto una lussuoso Packard targata «CD.
                    415» (Cetnic Division).</p>
                <p>La banda disponeva anche di tre Dodge e di due autotreni tedesche. Gli automezzi
                    facevano la spola tra Nord e Sud; partivano per il Nord carichi di olio e
                    tornavano nel Sud carichi di riso. Erano targati R.J.M. (Roya Jugoslav Mission);
                    ma- ultimamente la R era stata tolta. Le spedizioni erano dirette dall'ex-spia
                    dell'Ovra, Mile Stojacovic e dal sottotenente Mirko Lalatovic.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>DEPLOREVOLE GAZZARA A ROMA</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>La disavventura di Sforza “prigioniero” dei dimostranti. Serrato tra la folla
                    tumultuante e il portone chiuso di Montecitorio - Un discorso troncato
                    all'inizio - In salvo a Palazzo Chigi - "Sono stato trattato gentilmente”</head>
                <p>Roma, 17 aprile.</p>
                <p>Questa mattina il traffico è rimasto bloccato per due ore in tutto il centro
                    della città, in quel centro di affari e di circolazione che si potrebbe chiamare
                    politico, finanziario, commerciale, svolgendosi tra la sede delle maggiori
                    banche, di un ministero come quello degli Esteri e del palazzo dell'Assemblea
                    Costituente.</p>
                <p>I lavoratori licenziati dai cantieri del Genio Civile hanno scelto oggi questa
                    zona per la loro dimostrazione al chiaro scopo di darle un significato politico
                    e sociale. Non sono andati come le altre volte al Viminale o sul piazzale
                    antistante il Ministero dei LL. PP.; hanno preferito esprimere la loro protesta
                    nel centro stesso della città, tra piazza Venezia, piazza Colonna, piazza
                    Montecitorio e largo Chigi.</p>
                <p>Episodi di violenza</p>
                <p>Venivano dai luoghi di raccolta presso il Colosseo, hanno dilagato in piazza
                    Venezia, si sono incolonnati per il Corso e hanno fermato i carrozzoni dei
                    filobus. Staccavano le aste dei trolley, obbligavano i passeggeri a scendere.
                    Fermavano le camionette, ne facevano scendere i passeggeri, li dileggiavano e ai
                    conducenti minacciavano di requisire il veicolo, rovesciarlo, incendiarlo. I
                    negozianti, timorosi, si affrettavano ad abbassare le saracinesche, la maggior
                    parte dei passanti tentava di svicolare.</p>
                <p>A un giovanotto elegante è stata tolta di bocca la sigaretta: <said>«Americana
                        eh? e noi non possiamo fumare neanche le nazionali»</said> . I rapitori
                    della sigaretta sputarono in volto al ricco fumatore, che non protestò. Si
                    affrettò a girare l'angolo per asciugarsi.</p>
                <p>Più avanti, allo spigolo di palazzo Chigi, da una delle automobili che venivano
                    fermate scese un signore anziano, dignitoso, ben vestito; il suo autista non
                    aveva fatto in tempo ad evitare la calca prendendo un'altra strada e il signore
                    dovette subire la sorte comune. Scese tranquillo e domandò che accadesse. Gli
                    risposero in dieci, in cento: Vogliamo lavoro, dateci lavoro, abbiamo diritto di
                    lavorare. Poi lo presero in mezzo; il signore sembrava affabilmente interessarsi
                    dei casi dei dimostranti, mostrava una aristocratica condiscendenza per i
                    bisogni della povera gente. E subito si sparse tra i più vicini la notizia:
                        <said>«Abbiamo preso Sforza, abbiamo preso un ministro»</said>.</p>
                <p>Le intenzioni dei dimostranti non erano chiare, ma il loro aspetto era certamente
                    minaccioso. Sforza era rimasto solo; il suo autista e la sua macchina erano
                    stati inghiottiti dalla folla (dirà più, tardi un diplomatico per commentare
                    l'avvenimento: Quest'uomo faccia il conducente di tassi, non pretenda di fare lo
                    chaffeur di un ministro). La forza pubblica era assente; il Ministro degli
                    Esteri avrebbe potuto essere linciato come un Prina ai piedi del palazzo del suo
                    ministero, nessuno se ne sarebbe accorto. Era ridotto Sforza a piè del muro di
                    palazzo Chigi, quasi soffocato. Da lontano vedevo mani in alto, braccia che si
                    agitavano, il cappello di Sforza vidi che era andato per traverso ed era tutto
                    ammaccato. Sforza comprese che era meglio camminare, muoversi e, muro muro, si
                    avviò verso la superiore piazza di Montecitorio, sospinto più che accompagnato
                    dalla folla. Ai margini di questa, che era impenetrabile, io seguivo il corteo
                    tumultuoso.</p>
                <p>«Lavoro 16 ore»</p>
                <p>Palazzo di Montecitorio era stato chiuso nel frattempo, il portone sbarrato.
                    Quattro agenti di polizia e cinque carabinieri vi sostavano avanti, imbarazzati
                    e impotenti. Risultò poi che non conoscevano Sforza; videro arrivare la folla,
                    videro quel signore preso in mezzo, giudicarono che non corresse grave pericolo
                    immediato, si astennero dall'intervenire. Inutile complicare la situazione,
                    sussurrò il brigadiere ai suoi uomini spettatori.</p>
                <p>Sforza vide che non avrebbe trovato rifugio in Montecitorio. Nessuno nell'interno
                    del palazzo sapeva della sua avventura. Le finestre del piano terreno erano
                    state chiuse; dalle finestre del primo piano si affacciò qualcuno; i dimostranti
                    fischiarono, gridarono che i deputati stanno a perdere il loro tempo mentre il
                    popolo soffre. C'era alla finestra una deputata comunista e dalla folla furono
                    urlate alcune volgarità al suo indirizzo. Il presidente Terracini non era a
                    Montecitorio; si trovava in quel momento in via Botteghe Oscure, presso la
                    direzione del partito comunista, insieme al Sottosegretario agli Esteri Eugenio
                    Reale; gli telefonarono quello che stava accadendo, rispose che sarebbe venuto,
                    ma naturalmente pensò che la presenza della «Celere» sarebbe stata più
                    necessaria della sua. A Reale, del resto, nessuno disse che il suo ministro si
                    trovava in quel momento a piè del muro circondato da una folla minacciosa.</p>
                <p>lo vedevo un po' da lontano il Ministro Sforza in viso. Era un poco pallido, ma
                    calmissimo ed altero, e gli riusciva di imporre rispetto ai più vicini, Meno
                    male, pensai. Voleva parlare ed i suoi vicini con molto sforzo imposero un
                    relativo silenzio ai tumultuanti lontani. E Sforza cominciò, ma commise l'errore
                    di parlare di se stesso e di dire di se stesso quello che meno era opportuno
                    fosse detto ad una massa di disoccupati; disse infatti: <said>"lo sono uno che
                        lavora sedici ore al giorno... "</said> . Troppo invidiabile egli dipingeva
                    così la sua condizione a gente che si lamenta proprio di essere priva di lavoro.
                    Difatti lo fischiarono con impeto e si agitarono i vicini ed i lontani e la
                    folla ondeggiò, riprendendosi Sforza, trasportandoselo via, facendolo sparire in
                    direzione di piazza Colonna. Egli fu ancora ridotto contro il muro di Palazzo
                    Chigi, ma poté voltare l'angolo del corso e davanti al portone del Ministero lo
                    riconobbe un carabiniere, gli fece scudo della persona, gli permise d'infilarsi
                    nello sportello, socchiuso, del portone massiccio.</p>
                <p>Il racconto del Ministro</p>
                <p>Sforza era salvo. Mancava poco a mezzogiorno ed a mezzogiorno si attendeva
                    l'ambasciatore di Gran Bretagna per la firma degli accordi italoinglesi.
                    Nell'interno del palazzo assediato, in cima allo scalone, carabinieri in divisa
                    di gala, coi pennacchi colorati sulle lucerne ed i guanti bianchi, salutarono
                    rispettosamente il Ministro reduce dalla spiacevole avventura. Appena riparato
                    nel suo studio a Palazzo Chigi, l'on.le Sforza ha così narrato ai funzionari che
                    gli si affollavano intorno l'incidente occorsogli: Volevo andare alla Camera.
                    Passando all'angolo tra Palazzo Chigi e Piazza Colonna la mia auto è stata
                    fermata dalla folla dei dimostranti che gridava: <said>«Pane, pane!»</said>
                    .</p>
                <p><said>«Sono sceso per camminare a piedi, sperando di fare il cittadino libero fra
                        cittadini liberi, e così sono arrivato fino al portone di Montecitorio dove,
                        circondato dai disoccupati, sono stato pregato, anzi obbligato a parlare. Ho
                        detto loro : «Voi siete disoccupati. Io lavoro sedici ore al giorno. E
                        sapete perché lavoro? Per far venire grano dall'America. Ogni giorno mi
                        batto per ottenere rifornimenti ed è questo il modo migliore che io ho per
                        lavorare a soddisfarvi. Tra poco devo appunto firmare un accordo con
                        l'Inghilterra. Capisco che voi siete impazienti, ma non è sfasciando le
                        finestre o gridando che si fa venire il grano. Allora i dimostranti mi hanno
                        trattato molto gentilmente»</said> . All'obiezione che, secondo le prime
                    notizie, il Ministro era stato malmenato, egli ha riesposto:
                        <said>«Nient'affatto. Sono, stato trattato gentilmente. Ne volete la prova?
                        Dopo avere parlato di fronte al portone chiuso di Montecitorio, i
                        dimostranti si sono persuasi ed io ho concluso : «Ed ora lasciatemi andare a
                        lavorare». Così 8-10 di loro mi hanno fatto ala fino a Palazzo Chigi. Questa
                        è una prova di educazione civica»</said> .</p>
                <p>Un equivoco</p>
                <p>Anche l'ambasciatore arrivò con ritardo. La sua automobile ebbe difficoltà ad
                    aprirsi la strada fra i dimostranti; per nostra mortificazione, gliela aprirono
                    infine gli agenti della polizia militare inglese col berretto rosso, che
                    scortavano in motocicletta l'automobile dell'ambasciatore, come si usa in
                    Egitto, in Cina, nei territori di giurisdizione capitolare.</p>
                <p>Gli accordi furono firmati con semplice cerimonia, alla presenza dei funzionari
                    qualificati, in una sala del primo piano del palazzo; all'esterno rimanevano i
                    dimostranti seduti in terra per meglio ostacolare il traffico delle automobili e
                    girava la voce tra i giovani disoccupati che il personaggio che era stato
                    malmenato poco prima non fosse un semplice Ministro; ma addirittura il Capo
                    provvisorio dello Stato.</p>
                <p><said>«Cos'è successo?»</said> domandava la gente impressionata. <said>«Abbiamo
                        bastonato il Presidente della Repubblica»</said> , rispondevano i giovani
                    seduti a terra.</p>
                <div type="firma">
                    <p>V.G.</p>
                </div>

            </div>

            <div type="articolo">
                <head>La catastrofe di Texas City Un altro piroscafo carico di esplosivo saltato in
                    aria - 500 operai periti in un orribile rogo</head>
                <p>(Nostro servizio particolare)</p>
                <p>Texas City, 17 aprile.</p>
                <p>Nella palestra della scuola media di Texas City, nella hall del municipio, nella
                    tettoia di una delle più grandi autorimesse della cittadina, lavorano senza
                    interruzione le squadre dei necrofori.</p>
                <p>Il primo gesto dei necrofori è di strappare ogni Indumento in cerca di qualche
                    oggetto che consenta la identificazione. Di molti non si conoscerà mai con
                    precisione la sorte: se siano stati ridotti a pezzi dalla esplosione del Grand
                    Camp o gettati nelle acque della baia di Galvestoh dal gigantesco soffio
                    sollevato dallo scoppio. Incomprensibile riesce come, dopo la disastrosa
                    esplosione di ieri mattina che ridusse letteralmente a pezzi il Grand Camp,
                    mentre dopo un'ora di inutili tentativi per domare l'incendio che si era
                    manifestato a bordo, lo si stava scostando dalla banchina per portarlo al largo
                    nella baia, la scorsa notte fosse ancora attraccato nella zona portuale un altro
                    piroscafo, il «High Flyer», di 6 mila tonnellate, carico anch'esso di nitrato
                    ammonico. Anche questo è saltato in aria, nella stessa maniera, a meno di
                    trecento metri dal porto, dove mi trovavo dopo essere appena arrivata a Texas
                    City, raggiunta con una precipitosa corsa In tassì.</p>
                <p>Il bravo autista Mac Neill che mi accompagnava è rimasto incolume: io me la sono
                    cavata con delle leggere ferite al braccio destro prodottemi mentre la raffica
                    causata dell'esplosione mi scaraventava a terra. Ma cosa è accaduto dei due
                    poliziotti che avevo trovato al mio arrivo a Texas City dall'aeroporto di
                    Houston e che si erano offerti di accompagnarci nelle zone più colpite dalla
                    catastrofe? Non siamo stati capaci di ritrovarli nel gruppo di persone ferite e
                    sanguinanti che giacevano a terra intorno a noi dopo lo scoppio del «High
                    Flyer». Questo è saltato in aria all'una e mezza circa della notte scorsa: meno
                    di quaranta minuti dopo un'altra esplosione ha scosso nuovamente la zona
                    industriale.</p>
                <p>Per tutta la notte le fiamme di una quindicina di grandi incendi, i più violenti
                    tra i molti, fra cui quelli di tre raffinerie di petrolio, che si levavano
                    rabbiosamente verso il cielo con colonne di fumo nerissimo e di fiamme
                    giallastre, rischiaravano tutta la zona. Su quindicimila abitanti circa, poche
                    migliaia sono rimasti a Texas City, per quanto non sia stato dato formalmente
                    l'ordine di sgombrare la città. Quelli che restano sono soprattutto i parenti
                    degli scomparsi che non abbandonano la speranza di ritrovarli ed essenzialmente
                    i genitori di un folto gruppo di scolari che occupavano un intero autobus del
                    quale non si è più trovata traccia.</p>
                <p>Letteralmente ridotto a pezzi, il Grand Camp bombardò con i suoi frammenti
                    incandescenti l'intera città di Texas City, traforando muri e pareti, scavando
                    nel terreno buche simili a quelle delle granate, incendiando edifici. Lo
                    stabilimento della Monsanto fu rapidamente in preda alle fiamme e dei suoi
                    cinquecento dipendenti parte rimasero bloccati nei vari reparti, che crollarono
                    uno dopo l'altro ancor prima che da Galveston e da Houston giungessero le
                    squadre di soccorso del pompieri. Il costruttore dello stabilimento, Ray W.
                    Smith, ha dichiarato che esso produceva styrene, una materia di prima Importanza
                    nella fabbricazione del pneumatici sintetici. È da notare che con la distruzione
                    dello stabilimento di Texas City va perduto un quarto della intera produzione di
                    gomma sintetica degli Stati Uniti, essendo lo styrene un ingrediente essenziale
                    per la sua fabbricazione.</p>
                <div type="firma">
                    <p>Inez Robb dell’I.N.S.</p>
                </div>

            </div>

            <div type="articolo">
                <head>La bimba rapita è stata ritrovata</head>
                <p>Milano, 17 aprile.</p>
                <p>L'avventurosa vicenda della piccola Irene Zucchini, ha avuto fortunatamente lieto
                    fine ed è durata meno di 24 ore. Alle 10 di stamane, infatti, la bimba è stata
                    ritrovata in un cascinale alla periferia del gran sobborgo di Seveso San Pietro.
                    La segnalazione è avvenuta da quei carabinieri i quali sono stati avvertiti da
                    un colono come ieri, nel tardo pomeriggio, un signore elegantemente vestito si
                    era presentato con una bambina che teneva per mano, pregandolo che gliela
                    custodisse per qualche tempo.</p>
                <p>Il colono Lorenzo Galimberti di anni 48, che vive con la moglie e quattro figli,
                    ospitò la bambina, ma stamane provvedeva ad informare i carabinieri.</p>
                <p>La polizia ha intanto proceduto al fermo di una cameriera in servizio presso la
                    famiglia Zucchini e a quello di due dipendenti dello Zucchini stesso, che
                    esercita un laboratorio di cartonaggi.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Una seconda bomba nel centro di Londra</head>
                <p>Londra, 17 aprile.</p>
                <p>La polizia ha reso noto che poco dopo il mezzogiorno di oggi nell'ufficio postale
                    di Charing Cross, nel centro di Londra, è stato rinvenuto un bidone ripieno di
                    esplosivo, delle dimensioni di venticinque centimetri per dieci. All' ordigno
                    era stato unito un detonatore a tempo.</p>
                <p>Frattanto la polizia continua a ricercare la misteriosa sconosciuta che si crede
                    sia responsabile dell' attentato contro il ministero delle colonie
                    britannico.</p>
                <p>La donna viene descritta come molto bella; avrebbe caratteristiche somatiche
                    spiccatamente ebraiche, una carnagione chiara, capelli neri ed aspetto molto
                    seducente. Inoltre parlerebbe l'inglese con un marcato accento francese.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Helgoland salta in aria</head>
                <p>Helgoland, 17 aprile.</p>
                <p>Tutto è pronto per la più grande esplosione, dopo quella della bomba atomica.
                    L'operazione detta «Big bang», consiste nel brillamento di 6000 tonnellate di
                    esplosivo che schianteranno l'ex-base navale tedesca di Helgoland. Essa avrà
                    luogo domani.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Trova i suoi fare figli impiccati in casa</head>
                <p>Baxleyhath (Kent), 17 aprile.</p>
                <p>Una spaventosa tragedia ha sconvolto il villaggio di Baxleyheath, nella contea
                    inglese di Kent, in seguito alla tragica scoperta di una madre, la 25.enne Elsie
                    Wade, che rientrando nella propria abitazione ha trovato la propria figlioletta
                    impiccata allo stipite di una porta. Dopo aver cercato invano di soccorrere la
                    propria creatura la donna si metteva alla ricerca degli altri suoi due bambini,
                    il piccolo Mervyn, di tre anni, e Susanna di un anno, e li rinveniva impiccati
                    nel gabinetto dello stesso appartamento.</p>
                <p>Il mistero più fitto regna intorno alla tragica scoperta. Sembra doversi
                    escludere che i bimbi, giocando abbiano voluto divertirsi simulando tragicamente
                    un'impiccagione.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>L'83enne uxoricida tenta recidersi la gola</head>
                <p>Mondovi, 17 aprile.</p>
                <p>Nella notte dal 15 al 16 a Mondovì, come e noto l'83enne cav. Achille Ferreri fu
                    Domenico, verso le ore 1,30, in preda ad un attacco asmatico, chiamava la moglie
                    Maria Serrandel, di anni 33, che dormiva nella stanza attigua per assisterlo; ma
                    questa si rifiutava. Il vecchio si dirigeva allora, spinto da rancore e gelosia
                    determinata dal sospetto che, da tempo, il Ferrari aveva sulla dubbia moralità
                    della donna, alla camera della moglie e la freddava con un colpo di fucile da
                    caccia, dopo di che se ne tornava, tranquillamente, a letto a bere il caffè.</p>
                <p>All'allarme della cameriera accorrevano un medico e il maresciallo dei
                    carabinieri. Il Ferreri, in preda all'asma, e balbettante parole sconnesse,
                    tentava recidersi con un rasoio la gola; ma ne veniva impedito da un carabiniere
                    che provvedeva a far ritirare il vecchio all'ospedale.</p>
                <p>Il Ferreri ha sempre invocato il nome della morta e a chi lo interrogava
                    rispondeva di aver visto la moglie in sembianze di un angelo, di essersi trovato
                    con il fucile in mano e di aver sparato.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Le ultime parole</head>
                <p>Gli antichi Romani, a quel che pare, ritenevano sfortunato chi moriva senza
                    pronunziare parole memorabili, e, seguendo i dettami del loro filosofi,
                    cercavano di farsi trovare dalla formidabile visitatrice In un atteggiamento
                    nobile, se non addirittura eroico. Non era da tutti levarsi moribondi sul letto,
                    come fece un orgoglioso imperatore, perché un re muore in piedi, ma, se il flato
                    bastasse, non era forse bello concludere la vita con un'affermazione della
                    propria persona come il <foreign xml:lang="la">Medea superest</foreign> della
                    tragedia di Seneca?</p>
                <p>Fortunati, da questo punto di vista, coloro che sapevano già quanto rimanesse
                    loro da vivere, come i condannati, come Chastelard che s'avviò al patibolo
                    cantando l'Inno alla Morte di Ronsard. Il poeta devoto George Herbert si preparò
                    anch'egli cantando sul liuto inni e antifone, sperando che la morte lo cogliesse
                    In uno di quei decorosi momenti; ma la morte arrivò con qualche ritardo, quando
                    al poeta era passata la voglia di cantare e di suonare. I pittori ispirati dai
                    classici celebrarono in tele esemplari il transito di Germanico, di Socrate, e
                    di non so quanti altri eroi dell'antichità, ma poi la tradizione si spense, e
                    non si senti più tanto l'impegno di morire in piedi o per lo meno con una
                    sentenza memorabile sulla bocca.</p>
                <p>Non sempre le parole assumono un valore di simbolo come il Più luce di Goethe.
                    Per sua ventura, il bisogno fisico di Goethe fu di quelli che la Musa non
                    aborre, e, del resto, non pronunciò proprio quella semplice e poetica,
                    invocazione, ma disse alla domestica soltanto: «Apri anche l'altra imposta per
                    far entrare un poco più di luce ». La frase memorabile di Goethe se la dovette
                    bene imprimere In capo lo spiritista scozzese Oliphant, e con scozzese
                    ostinazione riuscì a recitarla dinanzi alla morte: <said>«Ancora luce!»</said> .
                    Anche Leopardi negli ultimi momenti s'era rivolto alla sorella di Antonio
                    Ranieri dicendole: <said>«Aprimi quella finestra... fammi vedere la luce»</said>
                    . E qualcosa di simile si fa dire a Tennyson, onde c'è stato chi ha concluso:
                        <said>«È questo dunque il grido di tutti i poeti morenti?»</said> . Oh,
                    purtroppo non «tutti l'ultimo respiro mandano i petti'alla fuggente luce»! Non
                    sempre il bisogno fisico più urgente è quello della luce. Il duca di Reichstadt,
                    consumato dall'etisia, pronunziò come ultime parole : <said>«Impiastri e
                        vescicante!»</said> . E il filosofo russo Ròzanov enunciò addirittura quel
                    che suona come un imbonimento pubblicitario della radio: <said>«A ogni uomo
                        piacerebbe mangiare panna acida»</said> . Verdi fu colto da un colpo
                    apoplettico dopoché, avvertito dalla vecchia cameriera di essersi sbagliato ad
                    abbottonarsi il panciotto, si lasciò sfuggire. spazientito la frase: <said>«Un
                        bottone più o un bottone meno!»</said> . La Morte, in questi casi, si
                    comporta come un fotografo maligno, fa scattare l'obbiettivo in un momento in
                    cui il personaggio è atteggiato in una posa goffa. Si ha un bel desiderare di
                    voler morire nobilmente: la cosa non dipende tanto dalla nostra risoluzione,
                    osservava Montaigne, quanto dalla nostra buona fortuna. Mille si son provati di
                    vincere o di morire combattendo, e non son riusciti né all'una cosa né
                    all'altra. Se lo saran proposto i due uomini più famosi e infami di questi
                    ultimi tempi, e un d'essi è scomparso come in un esperimento da gabinetto di
                    chimica, lasciando un irriconoscibile <foreign xml:lang="la">caput
                        mortum</foreign> , l’altro s'è afflosciato interdetto e confuso contro un
                    muro, dinanzi a un giustiziere anch'egli imbarazzato dall'arma che faceva
                    cilecca. Ma l'obbiettivo della Morte fu crudele con quei due fatali personaggi
                    non meno di quanto lo erano stati tanti obbiettivi di fotografi umani, che li
                    avevan colti a far boccacce dinanzi a folle, o sorrisi più sinistri ancora delle
                    boccacce.</p>
                <p>Forse, considerando che l'ultimo è il momento della debolezza suprema, è da
                    augurarsi che non scatti l'obbiettivo del fotografo la cui camera è la più
                    oscura di tutte e il cui drappo è più nero di ogni altro; è da augurarsi forse
                    che nessuna lastra perpetui i particolari di quella triste faccenda; in altre
                    parole, che la morte, «quella cosa distinta», secondo le ultime parole di Henry
                    James, che suonano insolite, come era da aspettarsi da lui: <said>«Ecco alla
                        fine quella cosa distinta»</said> ( <foreign xml:lang="en">that
                        distinguished thing</foreign> ) avvenga lontano dagli occhi di testimoni.
                    Forse aveva ragione Montaigne: «All'inverso della superstizione romana, secondo
                    cui era stimato infelice chi moriva senza parlare e chi non aveva i parenti più
                    prossimi a chiudergli gli occhi, lo ho abbastanza daffare a consolar me stesso
                    senza aver da consolare altri, abbastanza pensieri in capo senza che le
                    circostanze me ne portino dei nuovi, e abbastanza materia da riflettere senza
                    bisogno di prenderne a prestito. Questa non è parte che possa assegnarsi alla
                    società: è l'atto con un solo personaggio. Viviamo e stiamo allegri in mezzo ai
                    nostri, andiamo a morire e a torcer la faccia tra gli sconosciuti ».</p>
                <div type="firma">
                    <p>Mario Praz</p>
                </div>

            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>Il problema della casa e degli affitti</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Quanti vani spettano a ciascun inquilino? Una proposta che sarà discussa al
                    Consiglio Comunale</head>
                <p>Una parola nuova sta per essere detta sull'ormai annoso problema dei fitti;
                    quella parola che non è stata detta dal provvedimento dilatorio del 28 febbraio?
                    Sembrerebbe di sì, a giudicare dalle proposte che avanza oggi l'avv. Cravero,
                    consigliere comunale.</p>
                <p>Sperequazione tra i proprietari</p>
                <p><said>«Non si poteva però</said> — osserviamo — <said>gravare troppo, ad esempio,
                        sulle case operaie delle periferie»</said>.</p>
                <p>Vantaggi per il Municipio</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>All'Unione Industriale</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Per divergenze di vedute il dott. Chiola si dimette</head>
                <p>Le dimissioni del dott. Chiola da membro del Consiglio della Giunta e dell'Unione
                    Industriale sono motivate da una sostanziale divergenza di vedute, manifestatasi
                    più apertamente all'ultima riunione della Giunta dell'Unione. Il dott. Chiola
                    faceva anche parte della Giunta della Camera di Commercio.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>I dipendenti comunali in sciopero da oggi?</head>
                <p>I dipendenti comunali si riuniscono oggi in assemblea straordinaria per esaminare
                    la situazione. V'è divergenza di vedute fra gli organizzatori sindacali: alcuni
                    vorrebbero uno sciopero graduale di protesta, altri uno sciopero ad oltranza,
                    per indurre di Governo ad accettare le richieste della categoria.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Sempre chiuse le scuole medie</head>
                <p>Lo sciopero degli insegnanti medi continua. Nessuna istruzione in senso contrario
                    è infatti giunta ieri dai dirigenti dell'organizzazione sindacale.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Bollettino prezzi: durata dieci giorni</head>
                <p>Presso la Camera di Commercio si sono riuniti ieri i rappresentanti dei
                    commercianti all'ingrosso ed al minuto per esaminare la situazione del
                    prezzi.</p>
                <p>In attesa che provvedimenti vengano presi in merito, ad evitare che la
                    percentuale di sconto gravi su una sola categoria, i grossisti hanno convenuto
                    di concedere il ribasso del 2 per cento sulle partite vendute al
                    dettaglianti.</p>
                <p>Intanto II Prefetto decreta che i prezzi di vendita al consumo dei sottoelencati
                    prodotti, al quali è stato già applicato uno sconto superiore al 6 % vengono
                    fissati nel seguenti limiti massimi non superabili, valevoli lo giorni.</p>
                <p>Vino di 9 gradi L. 67, di 10 dal 1.o maggio pross. L. 75. Salumi: salsiccia S. B.
                    L. 660: cacciatori S. B. 980-, cotechini comuni S. B. 600; mortadella S. B 750;
                    salame crudo S. B. 1000; salame cotto S.B. 700, lardo 690. Uova tresche L 26.
                    Patate L. 56. Formaggi: gorgonzola L. 740; robiola comuni 340; Italiano 470;
                    fuso 340; Ementhal 900; fontina 720; provolone 720. Burro L. 1100. Carne -
                    Vitellone (adulto): 1.o taglio (coscia compreso carré) lire 810; con osso 25%
                    600; 2.o taglio: senza osso 730: Detti prezzi andranno in vigore dal 18 c.
                    mese.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Una bomba contro il Municipio Il sindaco di Giaveno minacciato di morte</head>
                <p>Alle 2 della notte scorsa una violenta detonazione destava dal sonno gli abitanti
                    di Giaveno: una bomba a mano era stata lanciata da sconosciuti contro il
                    Municipio. Parecchia gente accorreva nella piazza; poco dopo giungevano anche i
                    carabinieri della locale stazione. Nulla di grave era accaduto, nessun danno era
                    stato arrecato al Municipio.</p>
                <p>Mentre si commentava disparatamente il fatto, venivano scoperti alcuni
                    manifestini che davano la chiave dell'inopinato attentato. In essi si reclamava
                    l'estromissione dal Municipio del segretario comunale Anselmo Vento e si
                    ingiungeva al sindaco di procedere all'epurazione degli impiegati.</p>
                <p>Gli sconosciuti attentatori minacciavano il sindaco di morte se non fossero stati
                    presi provvedimenti d'urgenza, ed annunciavano di provocare disordini in
                    paese.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>La rapina allo spaccio Lancia.</head>
                <p>Per i detenuti non c'è astensione di magistrati. La giustizia corre. lermattina
                    in Corte d'Assise Ordinaria è comparsa una combriccola di una dozzina di
                    Imputati. In origine erano trenta, ma parte è stata assolta In Istruttoria e
                    parte s'è resa defunta. Nella gabbia: Antonio Bello, Pietro Figarolo, Luigi
                    Quaglia, Bruno Figarolo. Tale Rosina Favani è contumace insieme a certo Fausto
                    Nardi. Imputati a piede libero: Francesco Ambrogio Domenico Ambrogio, Domenico
                    Merlo e Ottavio Cristi.</p>
                <p>Nel dicembre del '44 i primi cinque ed alcuni altri scavalcarono il recinto della
                    rimessa Lancia In via Cumiana, ed armata mano costrinsero il custode a
                    consegnare le chiavi dello Spaccio Aziendale, dal quale, fingendosi partigiani,
                    prelevarono per 300 mila lire di generi insieme a un camioncino. Ieri sono stati
                    interrogati gli Imputati, i quali Insistono nella tesi del prelevamento... a
                    mano armata.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Gli spazzaturai minacciano di non togliere l'immondizia</head>
                <p>Martedì prossimo uomini e cavalli della Cooperativa Spazzaturai incroceranno le
                    braccia. Questa Cooperativa è Incaricata della raccolta della spazzatura nelle
                    case, impresa non brillante ma utile per i cittadini dal punto dell'Igiene,
                    della vista, dell'odorato. Ma c'è un guaio.</p>
                <p>I dipendenti di tale Cooperativa sono pagati dal Municipio: 480 lire al giorno;
                    ma con questa cifra devono mantenere in buono stato il carro e soprattutto il
                    cavallo il cui mantenimento costa oggidì 800 lire al giorno.</p>
                <p>Dato il caso (è stata fatta questa eroica supposizione) — dicono i dipendenti —
                    che noi rinunciassimo a nutrirci devolvendo le 480 lire pel mantenimento del
                    nostro bucefalo, neppure lui si salverebbe dalla morte per esaurimento. Per ciò
                    noi presentiamo questo nostro caso per un giudizio equo, anzi equino alla
                    Amministrazione Civica. Vuoi sotto il riguardo zoofilo vuol sotto quello
                    cristiano. In sostanza chiedono un aumento di caro-vivere, per loro e per gli
                    affezionati compagni di lavoro quattro gambe, del 150 per cento, in totale L.
                    1100 giornaliere.</p>
                <p>Lunedì si riuniranno In assemblea gli uomini, in rappresentanza anche degli
                    equini; e se entro tale data non sarà giunta una risposta conclusiva, uomini e
                    quadrupedi si metteranno In sciopero e il più georgico olezzo si solleverà dagli
                    scantinati della città ridotti concimaia.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>Il mistero della ricamatrice</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>“Mi chiamo Iole Bianco ma non sono mai scomparsa” Ancora la fatalità di un
                    caso di omonimia. La vicenda ripiomba nella più fitta oscurità</head>
                <p>Ieri a Cervere si doveva svelare Il mistero della scomparsa della ricamatrice
                    Jole Bianco. Invece...</p>
                <p>I precedenti li abbiamo narrati nella nostra edizione della sera: i motivi cioè
                    che hanno Indotto la polizia a fare una puntata nel piccolo centro del cuneese.
                    Durante le ricerche del dott. Castelli della Squadra Mobile a Gravere di Susa,
                    egli veniva a conoscenza che nell'ufficio postale del luogo era giunta una
                    rivista »Notizie Sovietiche» indirizzata alla signorina Jole Bianco,
                    Cervere.</p>
                <p>C'era evidentemente uno sbaglio. Gravere. Cervere... i nomi si assomigliavano. Ma
                    grazie a quest'errore il funzionario vedeva aprirsi dinanzi a sé una pista
                    preziosissima. Sulla fascetta li nome era chiarissimo: Jole Bianco. Cervere? Era
                    questo paese una residenza dell'avventurosa ricamatrice? Il dott. Castelli
                    partiva ieri col brigadiere Russo e piombava a Cervere, recandosi immediatamente
                    all'ufficio postale.</p>
                <p>
                    <said>— Abita qui Jole Bianco?</said>
                </p>
                <p><said>— Sì</said> — rispondeva senza esitazione la gerente — <said>e da molto
                        tempo.</said></p>
                <p><said>— Ci siamo!</said> — esclamava entusiasta il commissario.</p>
                <p>Le sue fatiche avevano finalmente degno coronamento. E domandava ancora:</p>
                <p>
                    <said>— Quanti anni avrà?</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— Una quarantina.</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— Non è sposata?</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— No, signore.</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— È lei! È lei E dica: dove possiamo trovarla?</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— A scuola, signore.</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— A scuola? Ma...</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— SI. La signorina Bianco è maestra alle scuole elementari di
                        Cervere.</said>
                </p>
                <p>Il funzionario si sentiva girar la testa. La ricamatrice divenuta Insegnante? Che
                    doppia vita, che tempra singolare: ah, diavolo di una donna! Il dott. Castelli
                    correva alla scuola ed entrava come una raffica di vento nell'aula. Una
                    signorina distinta gli veniva In contro, agitatissima.</p>
                <p>
                    <said>— Lei è Jolanda Bianco? Si faccia vedere!</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— Ma scusi! Le pare il modo?..</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— Noi cerchiamo Jolanda Bianco scomparsa...</said>
                </p>
                <p>
                    <said>— Io mi chiamo Jolanda Bianco, ma avverto lor signori che non sono mal
                        scomparsa!</said>
                </p>
                <p>Niente da fare: tutt'altra persona, il dott. Castelli abbassa il capo sfiduciato
                    e il brigadiere Russo si sventola: ha molto caldo.</p>
                <p>Si viene ad una spiegazione. La rivista sovietica era veramente Indirizzata a
                    lei, alla maestra: e il destino — assurdo, feroce, beffardo — l'aveva spinta,
                    per errore, proprio all'ufficio postale di Gravere di Susa... Niente da fare
                    quindi. Molte scuse, signora maestra, stia bene e arrivederla. Il dottor
                    Castelli non disarma. Passa per Cisterna d'Asti, ove la ricamatrice al tempo dei
                    bombardamenti aveva deposto la sua roba: mobili, materassi, masserizie.</p>
                <p>
                    <said>— Avete visto Jole Bianco? Non sapete nulla di lei?</said>
                </p>
                <p>No. Nessuno l'ha vista. Il dottor Castelli s'Intrattiene con cinquanta e più
                    persone: non ricava un Indizio. Ritorna a Torino, deciso a proseguire,
                    nonostante tutto, le ricerche.</p>
                <p>Il Nurisso intanto è sempre fermato, in questura. Il suo atteggiamento non è
                    mutato: i funzionari, ieri, non l'hanno sottoposto a vero e proprio
                    Interrogatorio, ma gli hanno rivolto, per necessità d'indagine, qualche domanda.
                    E il Nurisso ha risposto a tutte con calma, con precisione, non tralasciando
                    ogni frase, di affermare con accento doloroso, la sua completa innocenza. Un
                    funzionario, da noi interpellato, ha detto:</p>
                <p>
                    <said>- Speravamo molto dalla puntata di oggi a Cervere. È andata male. Il
                        mistero di Jole Bianco è ripiombato nella più fitta oscurità.</said>
                </p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Annonaria</head>
                <p>Grasso emulsionato. Da lunedì al 10 maggio avrà luogo una distribuzione di gr.
                    200 alla popolazione della città e dei centri industriali della provincia.
                    Presentare C. A. e decurtare tagliando 2 grassi suini ed altri di aprile.
                    Pastina fosfata. Chi ha effettuato prenotazione ritiri la razione per marzo di
                    gr. 1000 a partire da lunedì 21 corr.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Messa dell'artista. /@@ — Domenica alle 11, nella chiesa di S. Teresa, sarà
                    celebrata, in memoria del maestri Alfredo Casella e Alberto Martini, una
                    funzione alla quale parteciperà il complesso del Convegno musicale di Torino,
                    diretto dal M° Giaccone, con 1 solisti Bruti, Bellusci, Calcina.</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <p>Una serie di conferenze sarà tenuta ogni domenica alle 10 ai Ss. Martiri da P.
                    Gondolfo sul tema : Cristo nel dramma della vita moderna.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>BORSE</head>
                <p>Si è avuto oggi un rilassamento delle quota: non si è verificato in alcuna fase
                    un cedimento di rilievo, ma l'approssimarsi dei riporti e qualche Incertezza
                    psicologica hanno impedito al fondo del mercato, sempre fermo, di estrinsecarsi
                    nel suo naturale sviluppo. Il listino è stato compilato su un livello di poco
                    Inferiore a quello delle precedenti chiusure, ma la domanda di Rumianca ed i
                    progressi di qualche titolo di secondo piano hanno sottolineato la trasparente
                    fermezza della quota. Poche variazioni nei titoli di Stato. Il dopo Borsa non ha
                    assunto valore indicativo. Diritti Italgas 01,75. <table>
                        <row>
                            <cell/>
                        </row>
                    </table>
                </p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>NOTIZIE SPORTIVE</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Entusiasmante il Torino e proficuo il lavoro juventino</head>
                <p>La squadra campione attraversa un felicissimo momento. Quasi tutti i suoi
                    giocatori sono In forma perfetta e opposti ieri ad un undici di riserve e di
                    allievi che si valeva della prestazione di Plani, hanno svolto, specialmente
                    all'attacco azioni bellissime, coronata da gran numero di reti. Ossola, Lonk,
                    Gabetto, Mazzola e Ferraris hanno dato spettacolo e le loro migliori avanzate
                    hanno riscosso grandi applausi. È stato giocato un solo tempo di 45'; assenti
                    Bacigalupo, Rigamonti e Martelli che avevano giocato il giorno precedente a
                    Parma, con i goliardi. Nessuna variazione è prevista per domenica. Nella prova
                    di ieri il posto di centromediano è stato tenuto da Rosetta.</p>
                <p>Anche Cesarini ha sottoposto i suoi uomini ad un salutare galoppo d'allenamento.
                    Piola, per misure precauzionali, e Sentimenti III, per il noto incidente, hanno
                    limitato l'attività ad esercizi atletici. Contro la squadra riserva si è
                    schierata la formazione di domenica scorsa con le varianti di Magni a terzino
                    destro, e di un giovane elemento in prova a centro attacco. Gioco a fasi alterne
                    con reti di Korostciev, Candiani e Astorri. La squadra parte stamane per Trieste
                    facendo tappa a Venezia. Della comitiva non farà parte Depetrini, perché
                    costretto al capezzale della moglie inferma. Probabile formazione: Sentimenti
                    IV-, Vicich. Vargilen, Magni, Parola, Locatelli, Astorri, Vycpalek, Piola,
                    Candiani, Korostolev.</p>
                <p>Cavalli e Grosso partono In qualità di riserve.</p>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>Giocatori di Serie B in una gara di selezione</head>
                <p>Voghera, 17 aprile.</p>
                <p>A Voghera si è svolta oggi una gara di selezione fra gli elementi appartenenti al
                    girone B della divisione nazionale B. Ventotto giocatori di giovane età
                    appartenenti a 14 differenti società erano stati invitati. Essi hanno disputato
                    tre tempi di trenta minuti l'uno in formazioni ogni volta differenti. Anche in
                    questa occasione i rilievi tecnici a cui ha dato luogo la prova sono
                    soddisfacenti. Allontanati dall'atmosfera rovente della lotta per il risultato,
                    in ambiente sereno, i giocatori hanno dato luogo ad un gioco di levatura
                    superiore a quello solito al campionato della B.</p>
                <p>Giovedì prossimo una consimile gara avrà luogo a Padova fra gli appartenenti al
                    girone A. A Mantova poi il lo moggio si incontreranno in una specie di gara
                    finale le selezioni dei due gironi.</p>
                <div type="firma">
                    <p>V. P.</p>
                </div>

            </div>

            <div type="articolo">

                <head>Rava potrà giuocare Il colpevole è Arezzi</head>
                <p>In seguito alla sospensione di Rava inflitta dalla Lega-Calcio per i noti
                    Incidenti verificatisi durante la gara Alessandria-Fiorentina, un dirigente
                    della società del grigi ed il giocatore Arezzi si sono recati ieri a Milano alla
                    commissione d'appello. Arezzi si è dichiarato l'Involontario autore della spinta
                    per cui l'arbitro Galeati è caduto.</p>
                <p>Se, come si ritiene probabile, la commissione accetterà le dichiarazioni del
                    giocatore, Rava potrà essere Immediatamente prosciolto, passando eventualmente
                    al compagno Arezzi l'onere della squalifica.</p>
            </div>
            <div type="occhiello">
                <head>Al Teatro Lirico</head>
            </div>
            <div type="articolo">
                <head>SPETTACOLI «Morte di Frine» di L. Rocca e «Pulce d'oro» di G. Ghedini</head>
                <p>Della Morte di Frine di Lodovico Rocca e della Pulce d'oro di Giorgio F. Ghedini,
                    rappresentate per la prima volta l'una alla Scala, l'altra al Carlo Felice, fu
                    già scritto in queste colonne, ed era il tempo delle sei o otto pagine. Ora si
                    deve rinnovarne le impressioni brevemente.</p>
                <p>Il pregio Intimo dell'opera del Rocca sta nell'espressione dello stato d'animo di
                    Frine, il quale s'irraggia e colora l'ambiente; e, affermando ciò si Indica lo
                    spirito e la concezione romantica di questo melodramma. Il Rocca, la cui musa è
                    essenzialmente malinconica, triste, e talvolta pessimistica e amara, colse
                    appunto la nostalgia dell'etera per la sua bellezza sfiorente, la sua rinuncia
                    alle lusinghe, all'arte, ai sensi, all'amore. Il desiderio di sparire, di morire
                    non vista, si che del suo splendore restasse agli uomini soltanto la più
                    estasiarne ed eccitante memoria. Questo è il nucleo psicologico che il Rocca
                    liricizza nei canti della protagonista, i quali s'effondono per lo più tenui,
                    palpitanti, e velati, come crepuscolari o autunnali, e che dai canti stessi si
                    riflette nelle cantilene di altre persone sceniche, la cui energia pur
                    s'attenua, svanisce, come vana illusione. L'aver Intuito siffatta Stimmung, e
                    l'averne permeato le melodie, le armonie, i timbri, fu una prima conquista del
                    giovane operista, 1919, cui l'estetismo, allora di moda nei libretti, tese
                    alquante insidie; e a queste son probabilmente da attribuire certi arcaicismi
                    come quelli del «Coro lontano», che contrastano con lo stile moderno delle altre
                    pagine; differenze scomparse nella stesura delle più mature opere,
                    drammaticamente dense e Intensamente eloquenti, e si ricorda specialmente il
                    Dibuk, che onora l'arte contemporanea e non dovrebb'essere più a lungo
                    dimenticato.</p>
                <p>Nella commedia del Ghedini notevole la funzione descrittiva, si direbbe
                    narrativa, affidata ai mezzi strumentali. Già ricco d'esperienza nel '40, egli
                    lavorò d'Ingegno nel rappresentare con i ritmi, con la dinamica, con gli accenti
                    e i colori, l'entrare, l'uscire, i gesti, e le sorprese e i timori e le gioie, e
                    via dicendo, del personaggi; e lavorò altresì di fantasia nel cantare qualche
                    sentimento affiorante nelle vicende dell'azione. All'accennato uso degli
                    elementi orchestrali s'aggiunge l'opportuna varietà delle parlate, donde i
                    tratteggi distinti di Fiorino, il possessore della favolosa pulce, enfatico come
                    un Imbonitore, di Olimpio, credulo, tozzo, accomodante, di Lucilla furbetta e
                    curiosa. Tali elementi strumentali e vocali si percepiscono con facilità, e
                    dilettano per la loro finezza, eleganza, determinazione. E tuttavia, oltre
                    alcune prolissità nocive, la vis comica dell'insieme ha poche attrattive.
                    L'ambizione e la concupiscenza dell'oro risuonano con una cupezza seriosa. E la
                    mancanza dell'umorismo, della leggerezza, meglio si constata allorché si
                    diffonde il panico per l'uccisione di Fiorino; ecco, in quel punto la commedia è
                    commedia, per il ben rilevato contrasto della molta gravità delle
                    preoccupazioni, subito placate, col carattere mordente, pungente, caricaturale
                    dell'espressione musicale.</p>
                <p>Se il repertorio teatrale vien di solito presentato con faciloneria e
                    trascuratezza, le nuove partiture ottengono la necessaria attenzione. Ecco due
                    encomiabili concertazioni. Il maestro Simonatto vigilò sulla Mrte di Frine, che
                    ebbe efficaci cantanti Sara Scuderi, Renzo Pigni, Masino Soley, Emilio
                    Ghirardini; e il amestro Ghedini sulla sua cmmedia, egregiamente eseguita da
                    Gianna Parea Labia, Lidia Roan, Giuseppe Taccani, L. Latinucci, Ernesto
                    Dominici, Albino Marone. Entrambe le opere, accolte con favore, procurarono
                    applausi speciali ai loro autori.</p>
                <div type="firma">
                    <p>a.d.c.</p>
                </div>

            </div>

            <div type="articolo">
                <head>Sullo schermo: Il ritratto di Dorian Gray, di A. Lewin.</head>
                <p>Il raffinato, decadente e altro ancora Oscar Wilde mai avrebbe pensato di
                    diventare un giorno «soggettista» cinematografico. Eppure il suo romanzo ha una
                    gran trovata, tutta visiva, tutta cinematografabile : il ritratto di Dorian, che
                    lo ritrae ventenne, invecchierà, rivelando ogni bruttura dell'animo e delle
                    azioni di Dorian, fino a ricoprirsi come d'una lebbra, fino a lordarsi di
                    sangue, del sangue da Dorian versato: mentre Dorian avrà una giovinezza perenne,
                    e soltanto uno sguardo acuto ed esigente potrà intuire qualche brivido
                    inconfessabile, oltre quel liscio, immutabile volto ventenne. Insomma come
                    trovata cinematografica, uno Jeckyll esteriorizzato, tutto visibile, tutto
                    seguibile, tutto plausibile; un gran film, avrebbe potuto trarne un uomo di
                    cinema. Il quale avrebbe saputo dimenticare il romanzo per il romanzo, ben
                    risoluto a farsi despota di quello spunto e di quegli spunti che avrebbero
                    potuto commuovere la sua fantasia cinematografica. Ma Lewin è un regista
                    intelligente, colto, ambizioso, e farcito di letteratura: si deve a lui La luna
                    e sei soldi, l'ardita e scialba biografia di Gauguin; e di fronte a Oscar Wllde
                    s’è sentito preso da un timore fin troppo reverenziale per il testo del romanzo,
                    fino a parafrasarcene brani interi per mezzo dell'altoparlante. Soprattutto
                    allora il suo film più chiaramente si rivela per quello che è: un'Illustrazione
                    di quel testo. Accurata sempre, e sempre assai meditata. C'è un approssimativo
                    stile (o maniera) alla Wilde: più che lo stile di un Lewin ispirato da Wilde.
                    Ma, con questa non piccola limitazione, il suo film è degno del massimo
                    rispetto, e di un suo Indubbio Interesse. Questa Londra fine Ottocento; la
                    dimora di Dorian, sontuosa, pretenziosa e gelida, lo stesso Dorian (Hurd
                    Hatfleld), impassibile, marmoreo; lo stesso Lord Wolton (George Sanders)
                    caustico e svagato: sono eccellenti illustrazioni quasi stilizzate, che non
                    potevano non raggiungere, come effettivamente raggiungono, un loro brivido
                    drammatico quando la morte scioglie l'assurdo e affascinante enigma, e l'eterno
                    dissidio del bene e del male viene ancora una volta risolto.</p>
                <div type="firma">
                    <p>m. g.</p>
                </div>
            </div>



            <div type="articolo">
                <head>Al Carignano: Si stava meglio domani (V. Osiris - Viarisio)</head>
                <p>Parata di belle fanciulle e fantasia di colori, la nuova rivista di Garinei e
                    Giovannini Si stava meglio domani che la compagnia Vanda Osiris - Enrico
                    Viarisio ha presentato in queste sere al Carignano. Ricco di spunti umoristici e
                    di amene trovate, lo spettacolo è stato accolto con calorosi consensi dal
                    pubblico che gremiva la sala. Particolarmente curata la coreografia. Vi
                    campeggia la Osiris con la chiassosa eleganza dei suoi costumi e Viarisio
                    l'asseconda col suo saporoso umorismo.</p>
            </div>
        </body>
    </text>
</TEI>
