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        <title>(Volata a specchio e ﬁnale)</title>
        <author>Pecora, Elio</author>
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        <resp>marcatura a cura di</resp>
        <editor>Cristian Gendusa</editor>
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        <distributor>Accademia della Crusca</distributor>
        <availability status="restricted">
          <p>Available for academic research purposes only.</p>
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            <author>Pecora, Elio</author>
            <title>Il letto vuoto</title>
            <imprint>
              <publisher>Mondadori</publisher>
              <pubPlace>Milano</pubPlace>
              <date when="2007">2007</date>
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      <p>Codifica secondo le norme del progetto PRIN</p>
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        <p>PRIN 2012 – Accademia della crusca</p>
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            <catDesc>poesia</catDesc>
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      <change when="2015-07-03" who="Genova, unità di lavoro PRIN">Prima versione del file</change>
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        <lg>
          <l>Storni a migliaia</l>
          <l>sopra slarghi e incroci,</l>
          <l>invano li caccia</l>
          <l>uno strido infernale.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Santi di pietra</l>
          <l>additano in alto un anfratto,</l>
          <l>oltre le antenne un aereo</l>
          <l>solca una traccia.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Motori ronfano</l>
          <l>fra un semaforo e l'altro,</l>
          <l>ressa di facce</l>
          <l>ognuno dentro si parla.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Vaga una folla randagia</l>
          <l>nel labirinto,</l>
          <l>cento le porte</l>
          <l>pure manca l'uscita.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Uno si porta in cuore</l>
          <l>la stanza, il giardino</l>
          <l>dove gli accadde un istante</l>
          <l>di starsene fermo,</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>uno avanza nel buio,</l>
          <l>uno ne torna,</l>
          <l>uno ripete il gesto</l>
          <l>che chiama o abbandona.</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>Sempre solo un tumulto</l>
          <l>nell'aria stinta.</l>
          <l>Forse che esista il regno</l>
          <l>in cui ritrovarsi?</l>
        </lg>
        <lg>
          <l>In fondo all'imbuto i morti</l>
          <l>dicono muti</l>
          <l>che il lutto inganna</l>
          <l>né si addice alle ombre.</l>
        </lg>
        <p>...Una minima storia contro tanto accadere. Nel mondo che non esiste se è fatto per la morte, ma stringe e spinge ogni attimo per seguitare. Un brusio nel tumulto, un passo nella ressa.  Folle generano folle per annientarsi, sparire. Dovunque eccidi, rovine. L'angelo sterminatore non manca un solo giorno  di scendere da qualche parte a fare il suo. E poi tutto il resto che incombe, confonde. Mutamenti dell'aria, terremoti, alluvioni, il poco o niente che siamo e questo restare, questo seguitare. E la grazia di un gesto, la credulità nella promessa. E  il vuoto in cui tutto pencola, e in esso l'andare e il venire, l'attendere e il ﬁdare. E nell'orrore del vuoto un'allegria  sempre riafﬁorante, la corda che lega, lo spiraglio nel pozzo.  Il bisogno di deﬁnirlo, quel vuoto, ﬁno al terrore e allo spasimo: nella negazione affermarsi. E i nomi: il leccio, la nuvola,  lo storno, il motore che ronfa, il grido oltre il muro. Interminabile elenco.  </p>
        <p>Sa poco il testimone. Il suo sguardo non va, per quanto s'interni, al di là di quel che gli si manifesta. Chino sul proprio  corpo ne ha percepito gli umori e i mancamenti. Se ha smesso di pretendere risposte, ancora azzarda domande. Che ne è delle parole dette, dei pensieri pensati? che dei verdi e dei  gialli della stagione trascorsa, sterminatrice di foglie, spogliatrice di rami? </p>
        <p>I suoi giorni si sfaldano, granelli macerati. La sua ragione non ha più staccionate. Di dove gli verrà il prossimo assalto?  Gli altri, una moltitudine, in tanti lo abitano, a loro volta testimoni, residui di una storia residua, compagni di un viaggio inarrestabile. Finanche i morti, gli usciti, parlano muti  dal punto in cui partono le arterie, dove inizia il respiro. Traversamenti veloci. Voci alte e ﬁoche. </p>
        <p>- Pensi per notti intere. Credi di aver capito, cedi, accetti.  Poi, al momento, quando s'approssima, mentre sta per toccarti, ti vedi nudo, atterrito. Le smorﬁe dell'agonia, stupore, orrore. Un clown al suo ultimo spettacolo, un teatro per il  niente. La fatica del passaggio. Verso che?  </p>
        <p>- Dal pianoforte, leva simmetrie, muove estasi. Nella ﬁnestra il sole del mattino, lontani gli alberi, le case. Il capo lievemente chino. Assorta, non ai suoni suscitati dalle dita, ma al suono, inudibile, da cui scaturiscono quei suoni.</p>
        <p>- Il giaciglio è un rovaio... L'oscurità una scia luminosa.</p>
        <p>- Possibile la misura, se urge trovarla. Forse solo una ragione più ampia di questa bastata finora: un ﬁammifero nel buio.</p>
        <p>- Un giardino da concimare, annafﬁare. Dove sapersi uguale allo sterpo, alla rosa. Nella stagione che muta. Qui la pena è un vorticare di acque. Qui l'allegria è un vento tiepido, lieve.</p>
      </div>
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