Vocabolario dinamico dell'Italiano Moderno

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Risultati per: abitudine

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Il partito polare e le elezioni comunali

388108
Alcide de Gasperi 1 occorrenze

Parlamento e politica

388117
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Penetra però dentro alle coscienze e diviene abitudine, arriva nelle fibre di molti e diviene forza quel che due anni addietro era un nome. Ha cittadinanza quel che si ripudiava; odii e amori in contrasto dividono gli uomini; le mobilitazioni elettorali esercitano le passioni, ma le idee penetrano nel cuore, divengono atti di volontà individuale e collettiva, superano il fenomeno e attingono la loro esistenza nella sostanza delle cose. Come il partito liberale prima, quello socialista poi, rispondendo a stati d’animo hanno creato una loro letteratura, una legislazione, una organizzazione; così il partito popolare italiano ha superato lo stato di fenomeno transeunte, ha vinto molte difficoltà interne, ha espresso politicamente un suo pensiero ricostruttivo e tende a trovare su questo pensiero la rispondenza politica della pubblica opinione. Il partito popolare italiano e però partito di minoranza, la sua funzione di collaborazione o di opposizione è importante nell’ordine delle propulsioni e nel gioco delle alternative parlamentari, ma non è decisiva. Certo non basta un solo partito ad imporre un orientamento alla vita pubblica collettiva, né ad imporne la soluzione; però basta a creare stati d’animo adatti, punti di partenza e di riferimento, elementi di prova, ragioni di consensi; sì che la maturazione politica (dovuta spesso a forze imprevedute che balzano dai fatti della vita vissuta) arrivi fino alla soluzione dei grandi problemi. Sono rimasti, a saldo segno, i famosi nove punti che il gruppo parlamentare popolare affermò come base di collaborazione col secondo ministero Nitti e i patti di alleanza con i quali partecipò ai governi. E sono nostre le battaglie programmatiche combattute per la libertà della scuola, per la proporzionale amministrativa e politica, per la libertà dei sindacati e per la riforma agraria, e per il decentramento amministrativo. Non sono idee isolate; appartengono come fondo a molti partiti; gli studiosi attorno a tali problemi cercano soluzioni o illustrano questioni; nei congressi si discute e si battaglia. Però, perché un’idea dal campo speculativo passi a quello pratico e divenga ragion politica, occorre questo immenso lavorio dei partiti; fra i quali il nostro assume una vera posizione di battaglia in quella larga collaborazione parlamen¬tare che è ancora necessaria perché un parlamento come il nostro viva ed abbia la sua maggioranza. È questo un dovere dei partiti oggi in lotta: creare una salda maggioranza parlamentare. I blocchi, dove sono stati possibili, assolvono il cómpito di dare all’elettore un senso di unità e di resistenza; non dànno però una base programmatica: altrimenti non sarebbero blocchi. La unione negativa di difesa non basta all’opera. Le differenze create dalle altre liste più o meno ministeriali valgono quanto i blocchi stessi. Non si può dire che esista realmente una opposizione costituzionale e ciò è un male, non solo per la chiarificazione delle posizioni, ma anche per la saldezza della stessa maggioranza, alla quale certo non potranno partecipare coloro che credono di appoggiare blocchi e fasci e unioni per una politica di pura conservazione economica e di tutela capitalistica, perché falserebbero, fin dall’inizio, il significato della lotta e comprometterebbero le sorti della camera futura. Occorre avere un programma positivo, base della maggioranza, non nella confusione dei partiti ma nella specificazione di criteri, di metodi e di finalità, quando si tratta di salvare il paese. Questo noi abbiamo fatto nella XXV legislatura, cooperando al funzionamento del parlamento, alla costituzione della maggioranza e alla combinazione dei governi, quando era ben difficile superare ostacoli di diverso genere anche nel contatto con gli altri partiti; e, se sarà necessario, per il bene del paese e per la vitalità del parlamento, questo faremo domani, sulla base del nostro programma. Senza presumere e senza volerci imporre, noi crediamo che nella difficoltà di manovra dei partiti liberali e democratici ancora una volta il nostro dovrà essere il centro, il cemento, il fulcro, la forza di polarizzazione. Adempirà così ancora ad un suo cómpito, quello di concorrere con le sue forze verso un nuovo orientamento della vita politica del paese, verso una chiarificazione delle tendenze politiche, attorno ad un problema fondamentale di libertà e di elevazione dei valori morali della coscienza collettiva, attorno ai problemi del lavoro non agitati dall’odio di classe né sostenuti da una ragione politica sovver-siva, ma basati sui criteri di giustizia sociale. E nel momento che vengono a noi i fratelli delle terre redente e portano insieme alla esperienza politica l’attività intensa nel campo dell’organizzazione cristiana operaia e il geloso affetto alle loro autonomie, noi riaffermiamo, con loro, il programma veramente italiano del nostro partito, che trae il suo fondamento nella nostra storia guelfa, nella nostra civiltà latina, nel nostro fondo della coscienza religiosa e cattolica, che ha saputo nei secoli unire la genialità individualista della nostra razza con la vitalità degli organamenti locali e la concezione razionale del diritto di cui Roma è madre. Ora che la unità territoriale è compiuta con tanti sacrifici e con tante vittime; ora che abbiamo scossa la soggezione intellettuale ad una civiltà teutonica, che incombeva come elemento culturale delle nostre scuole e come concezione laica panteista del nostro stato, oggi dobbiamo tornare a rivivere un pensiero latino, dobbiamo lavorare per una civiltà latina, ritrovare nell’aspro cammino l’anima italiana, che riaffermiamo come valore della nostra civiltà, ragione della nostra bandiera, ove sta se¬gnata la croce dei comuni medievali e la parola «libertas» come la sintesi delle nostre battaglie. Avrà eco la nostra parola dal paese alla camera? Troverà ancora le tenaci resistenze di vecchie coalizioni di nuove preoccupazioni? Noi siamo sereni realizzatori, calmi lottatori, sicuri del nostro cammino, e perciò non tormentati da improvvisazioni né turbati dalle lotte. Noi speriamo che la nuova camera possa affrontare i problemi lasciati insoluti dalla vecchia, problemi di realtà e di vita. Noi vi coopereremo con tutta la nostra attività; faremo appello all’anima del popolo che ci segue; diremo la nostra parola a coloro che debbono operare nel parlamento e nel governo; perché vogliamo così contribuire alla salvezza della patria nostra, non solo come difesa da un pericolo interno, ma come rinnovamento delle sue forze economiche e come risveglio delle sue virtù morali, sulle quali fondiamo la nostra vita politica. Ed il 15 maggio, giorno assegnato per l’appello al paese, e per il partito popolare italiano un giorno sacro: è il giorno della democrazia cristiana, il ricordo trentennale dell’enciclica del papa degli operai sulla questione operaia. Dopo sei lustri torna come in visione quell’uomo diafano e quella parola solenne che era di salvezza morale e sociale; e tale è oggi quando alle masse scristianizzate e materializzate si è voluta imporre dalla Russia bolscevica la parola di Lenin, come parola di distruzione. Noi ai nostri fratelli, operai e lavoratori cristiani, ripetiamo quella che è parola di vita, nella fiducia che il lavoratore, rifatto cristiano, non sarà il nemico della patria nostra, ma colui che nelle invocate libertà tornerà col lavoro a riedificare le fortune della nostra Italia.

Trattato di economia sociale: introduzione all’economia sociale

388202
Toniolo, Giuseppe 1 occorrenze
  • 1906
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, voll. I-II 1949
  • Economia
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Nell'opposta abitudine seguita dai tedeschi, anche nei libri di carattere sintetico e nella stessa economia, di addensare rigorosi richiami bibliografici con note erudite, e dagli inglesi di escludere spesso ogni citazione, preferii adottare il criterio di riportare nel corso stesso del testo occasionalmente i nomi soltanto degli autori che apportano in un senso o nell'altro un qualche contributo a un dato problema, senza riferire il titolo delle opere o scritti. Ciò che frattanto implica una semplice indicazione e non già sempre la affermazione che quegli scrittori poggino od oppugnino le teorie esposte nel testo, ed accettino o contrastino i principi informativi della scuola a cui l'autore di questo trattato appartiene. I titoli bibliografici verranno da noi riportati per esteso in un indice complessivo alla fine dell'opera intera; la quale sarà, se a Dio piaccia, in breve compiuta. Dopo la «Introduzione» e «La produzione» (due volumi già pubblicati) «La circolazione» è in corso di stampa e questa sarà seguita senza intermissione da un altro volume comprendente «La distribuzione e il consumo».

Pagina 1.14

Trattato di economia sociale: La produzione della ricchezza

395853
Toniolo, Giuseppe 2 occorrenze
  • 1909
  • Opera omnia di Giuseppe Toniolo, serie II. Economia e statistica, Città del Vaticano, Comitato Opera omnia di G. Toniolo, vol. III 1951
  • Economia
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Pagina 202

Pagina 388

Giornalismo ed educazione nei seminari

398358
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1902
  • Scritti inediti, vol. i. 1890-1924, a cura di Francesco Piva, pref. di Gabriele De Rosa, Roma, Cinque Lune-Ist. Luigi Sturzo, 1974, pp. 217-233.
  • Politica
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Pagina 221

Crisi economica e crisi politica

399287
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1920
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 132-161.
  • Politica
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Pagina 141

La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi

400691
Murri, Romolo 13 occorrenze
  • 1907
  • Murri, La vita religiosa nel cristianesimo. Discorsi, Roma, Società Nazionale di Cultura, 1907, 1-297.
  • Politica
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È poi inutile aggiungere che molti si illudono grossamente o sul valore incerto delle loro dimostrazioni o sulla possibilità di spostare e modificare durevolmente tutto un sistema, già stabilito per lunga abitudine, di vedute generali e di associazioni di idee che costituisce la mentalità del non credente.II. Io so tuttavia di non parlare a soli cattolici praticanti; alcuni, forse parecchi, di voi hanno per le questioni religiose una curiosità puramente intellettuale; e vi prendono l'interesse che si prende a questioni largamente ed animosamente dibattute, anche quando esse non ci riguardino da vicino; oggi; in special modo, che l'indifferenza ostentata da molti per tali questioni nella seconda metà del secolo scorso va disparendo e l'attenzione degli spiriti colti ed equanimi su di esse si va facendo più larga ed intensa. Io non intendo davvero che questa curiosità debba rimanere delusa. Esaminate da un punto di vista teorico e disputativo, o da un punto di vista pratico, le questioni che la predicazione cristiana agita sono pur sempre, in fondo, le stesse; e voi potrete, osservando nel loro insieme le dottrine, le vedute, le rappresentazioni intellettuali che dirigono la vita religiosa nel cristianesimo e studiandone 1'efficacia spirituale e il valore morale, avere elementi preziosi e sicuri per giudicare delle verità di esse.

Pagina 1

Quando andiamo divenendo adulti, dai vicini e dalla società riceviamo, senza avvedercene, direzioni pratiche e divieti che divengono in noi abitudine e che determinano quindi, insieme col nostro essere morale, le ulteriori forme di azione; ma, benché l'importanza di esse sia sempre notevole, noi vediamo tuttavia come, nella vita di molti uomini ed in molta parte della nostra, tali direzioni rappresentano un lavoro sociale compiuto da altri, e lente conquiste della civiltà, ma non si associano ad un nostro sforzo personale, il quale ci liberi da una dipendenza quasi passiva da stimoli esteriori. Noi viviamo, il più spesso, immersi nelle cose esteriori: lo spirito, quasi occupato per intiero da esse, ne accompagna o ne segue il flusso, con sensi interni di simpatia, di repulsione, di amore, di odio, di desiderio, di lotta che sorgono spontanei alla coscienza e determinano spontaneamente la nostra azione. In tali casi, se l'atto nostro è pur sempre dall'interno, e preceduto da rappresentazioni che lo fanno consapevole del suo termine, e taluni effetti di esso possono esserci imputati a merito o a colpa, sta pure nel fatto che la nostra persona morale, quasi indifferente ed assente, non agisce con deliberazione e quindi con una piena libertà; e noi siamo in qualche modo uno specchio od un'eco delle cose esteriori, viviamo in funzione di esse, trascinati senza resistenza dal abile corso degli eventi, vissuti quasi da questi, più che ricchi di una nostra vita interiore. Questo stato di infanzia, di sonno dell'anima, di servile dipendenza dalle cose esteriori è purtroppo, per la massima parte degli uomini, la condizione di tutta la vita; vita poco umana, ancora, e poco civile.

Pagina 124

Tutto ciò può anche divenir leggero e caro col tempo, quando lo sforzo s'è convertito in abitudine, e quando i piaceri dello spirito e le gioie dell'amore puro sono più saporose; ma da principio, specialmente nella giovinezza, è grave e costa fatica; tanto più grave quando conviene per giunta difendersi, oltre che dalle proprie inclinazioni, dalle suggestioni del mondo circostante.

Pagina 144

Pagina 16

Pagina 200

L'amore vero possente profondo, anche quando non gli si aggiunge il riconoscimento legale, toglie in parte all'unione sessuale questo carattere animale; e gli uomini sono tratti per lunga abitudine ad essere indulgenti verso le colpe d'amore. Quando mai avviene, del resto, che due si amino profondamente, d'un amore illecito forse, ma sincero ed umano, che non sieno da una intima voce prepotente tratti a dirsi, nell'atto della loro unione: per sempre? Ma solo quando questo amore, lungi dal levarsi contro il dritto altrui e dall'essere quindi ingiustizia, è imposto come un dovere; solo quando esso non è passione violenta e capricciosa di un'ora, ma è posto a base d'un rapporto che impegna tutta la vita, e l'unione sessuale è fatta, dalla convivenza e dalla paternità, unione di animi e di uffici, solo allora il rispetto umano e il consenso divino lo circondano e lo proteggono: ed esso diviene fonte dei più forti e soavi affetti che abbia la vita umana, e della società prima e più santa di questa: la famiglia.

Pagina 236

E vi sono anche signore che spendono in un vestito solo quanto basterebbe a fondare e dotare una istituzione caritatevole; che ricchezze enormi rivestono in ori e diamanti; che alle bambine, anche oggi, forano le orecchie per appendervi ricchi gingilli; e le signorine soffocano in tenaci corazze la persona e nelle calzature sottilissime il piede; ed anche questi sono dannosi ed inumani costumi: ma assai più diffuso e vorace è l'abuso dei cibi, e questo in persone di tutte le classi, dalle più umili alle più elevate; e quel che è più grave, l'abuso è sovente abitudine di tutti i giorni, si tratti di raffinatezze di cibi o di eccessi di bevande. Il digiuno ecclesiastico ci ricorda questo comune dovere di sobrietà; ed è anche precetto ed esempio vivente di parsimonia nelle vivande. Esso è particolarmente diretto a temperare l'abuso della carne, abuso favorito anche, spesso, da una medicina alla moda, contro la quale reagisce oggi in maniera quasi violenta il vegetarianismo; sistema, questo, che fu sovente in uso nell'ascesi cristiana e che unito ad un genere di vita laborioso e normalmente tranquillo, lungi dall'essere nocivo, è vantaggiosissimo all'organismo.

Pagina 267

Pagina 275

Pagina 46

Di tali cristiani è grande oggi il numero; poiché molti hanno ricevuto esteriormente la fede dalla scuola dalla famiglia dalla vita sociale circostante, come si ricevono, passivamente e per lenta e spontanea abitudine, giudizii vedute costumanze sociali, ma non hanno poi cercato di riceverla per ciò che essa è, di assimilarsela, di farne consapevolmente 1'esperienza, di conquistarla, in una parola, con lo sforzo personale e consapevole del loro spirito. Essi hanno anzi, assai spesso, favoriti in ciò dallo stesso costume circostante, volto ad una via opposta lo sforzo del loro animo; ad adattare cioè la loro fede ad una coscienza morale, cresciuta in gran parte fuori dell'influenza di essa, ad abitudini già fatte, talora anche ripugnanti ad uno spirito vivo di religione. Sicché molti si dicono oggi e si credono cattolici ai quali forse manca persino ciò che in ogni vita religiosa è elementare, vale a dire la religiosità: 1'attitudine, spontanea o formata, a considerare le cose della vita ed il mondo, gli atti e le finalità umane, da un punto di vista religioso. Esaminate ciò che essi amano, desiderano e temono, ciò che essi cercano nella vita, studiate i moventi della loro condotta, l'indole dei loro rapporti con Dio e col prossimo, e voi vedrete nessun vivente principio religioso manifestarsi in ciò: la religione apparisce, al più, quando c'è il mistero da scrutare temerariamente, un giudizio pubblico da affrontare, un piccolo o grande favore terreno da ottenere, un pericolo da scongiurare con mezzi superstiziosi e talora magici. Di tale forma di cristianesimo, così diffusa oggi e così nociva allo sviluppo ed all'influenza della vita cristiana, nel mondo, noi faremo liberamente la critica nei nostri discorsi.

Pagina 5

Pagina 83

Molte anime più specialmente, o per età o per abitudine più facili all'imitazione, saranno, in parte almeno, ciò che avranno imparato da noi ad essere, ciò che noi con la parola con la condotta con l'esempio le avremo fatte.

Pagina 86

Pagina 88

Il Mezzogiorno e la politica italiana

401315
Sturzo, Luigi 1 occorrenze
  • 1923
  • Opera omnia. Seconda serie (Saggi, discorsi, articoli), vol. iii. Il partito popolare italiano: Dall’idea al fatto (1919), Riforma statale e indirizzi politici (1920-1922), 2a ed. Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, pp. 309-353.
  • Politica
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Stando e vivendo fuori dell'ambiente meridionale, — nel contatto con studiosi, uomini politici, economisti, finanzieri, persone dedite agli affari, giornalisti di qualche cultura e burocrati di discreta levatura — si ha l'impressione che il maggior numero di costoro consideri il problema meridionale anzitutto come un effetto dell'indole, dei costumi, dell'indirizzo culturale, della mancanza di iniziativa e di coraggio da parte degli abitanti di queste belle e disgraziate regioni; in secondo luogo come una questione di lavori pubblici, specialmente locali, ai quali lo stato già provvede con una certa specialità di metodi e con concorsi finanziari più larghi che per altre regioni, intervenendo anche di là da una equa misura per quelle condizioni speciali che veramente esistono, ma che spesso gli uomini politici del mezzogiorno esagerano, per abitudine retorica e a scopo di facili clientele elettorali. Così la figura del meridionale è caratterizzata, nella opinione di molti, come quello che non fa, né sa fare quanto dovrebbe, per superare le difficoltà del proprio ambiente, e mendica dallo stato aiuti e favori, non sempre proporzionati o completamente utili, né sinceramente disinteressati.

Pagina 311

Parlamento e politica

401999
Luigi Sturzo 1 occorrenze

Penetra però dentro alle coscienze e diviene abitudine, arriva nelle fibre di molti e diviene forza quel che due anni addietro era un nome. Ha cittadinanza quel che si ripudiava; odii e amori in contrasto dividono gli uomini; le mobilitazioni elettorali esercitano le passioni, ma le idee penetrano nel cuore, divengono atti di volontà individuale e collettiva, superano il fenomeno e attingono la loro esistenza nella sostanza delle cose. Come il partito liberale prima, quello socialista poi, rispondendo a stati d’animo hanno creato una loro letteratura, una legislazione, una organizzazione; così il partito popolare italiano ha superato lo stato di fenomeno transeunte, ha vinto molte difficoltà interne, ha espresso politicamente un suo pensiero ricostruttivo e tende a trovare su questo pensiero la rispondenza politica della pubblica opinione. Il partito popolare italiano e però partito di minoranza, la sua funzione di collaborazione o di opposizione è importante nell’ordine delle propulsioni e nel gioco delle alternative parlamentari, ma non è decisiva. Certo non basta un solo partito ad imporre un orientamento alla vita pubblica collettiva, né ad imporne la soluzione; però basta a creare stati d’animo adatti, punti di partenza e di riferimento, elementi di prova, ragioni di consensi; sì che la maturazione politica (dovuta spesso a forze imprevedute che balzano dai fatti della vita vissuta) arrivi fino alla soluzione dei grandi problemi. Sono rimasti, a saldo segno, i famosi nove punti che il gruppo parlamentare popolare affermò come base di collaborazione col secondo ministero Nitti e i patti di alleanza con i quali partecipò ai governi. E sono nostre le battaglie programmatiche combattute per la libertà della scuola, per la proporzionale amministrativa e politica, per la libertà dei sindacati e per la riforma agraria, e per il decentramento amministrativo. Non sono idee isolate; appartengono come fondo a molti partiti; gli studiosi attorno a tali problemi cercano soluzioni o illustrano questioni; nei congressi si discute e si battaglia. Però, perché un’idea dal campo speculativo passi a quello pratico e divenga ragion politica, occorre questo immenso lavorio dei partiti; fra i quali il nostro assume una vera posizione di battaglia in quella larga collaborazione parlamen¬tare che è ancora necessaria perché un parlamento come il nostro viva ed abbia la sua maggioranza. È questo un dovere dei partiti oggi in lotta: creare una salda maggioranza parlamentare. I blocchi, dove sono stati possibili, assolvono il cómpito di dare all’elettore un senso di unità e di resistenza; non dànno però una base programmatica: altrimenti non sarebbero blocchi. La unione negativa di difesa non basta all’opera. Le differenze create dalle altre liste più o meno ministeriali valgono quanto i blocchi stessi. Non si può dire che esista realmente una opposizione costituzionale e ciò è un male, non solo per la chiarificazione delle posizioni, ma anche per la saldezza della stessa maggioranza, alla quale certo non potranno partecipare coloro che credono di appoggiare blocchi e fasci e unioni per una politica di pura conservazione economica e di tutela capitalistica, perché falserebbero, fin dall’inizio, il significato della lotta e comprometterebbero le sorti della camera futura. Occorre avere un programma positivo, base della maggioranza, non nella confusione dei partiti ma nella specificazione di criteri, di metodi e di finalità, quando si tratta di salvare il paese. Questo noi abbiamo fatto nella XXV legislatura, cooperando al funzionamento del parlamento, alla costituzione della maggioranza e alla combinazione dei governi, quando era ben difficile superare ostacoli di diverso genere anche nel contatto con gli altri partiti; e, se sarà necessario, per il bene del paese e per la vitalità del parlamento, questo faremo domani, sulla base del nostro programma. Senza presumere e senza volerci imporre, noi crediamo che nella difficoltà di manovra dei partiti liberali e democratici ancora una volta il nostro dovrà essere il centro, il cemento, il fulcro, la forza di polarizzazione. Adempirà così ancora ad un suo cómpito, quello di concorrere con le sue forze verso un nuovo orientamento della vita politica del paese, verso una chiarificazione delle tendenze politiche, attorno ad un problema fondamentale di libertà e di elevazione dei valori morali della coscienza collettiva, attorno ai problemi del lavoro non agitati dall’odio di classe né sostenuti da una ragione politica sovver-siva, ma basati sui criteri di giustizia sociale. E nel momento che vengono a noi i fratelli delle terre redente e portano insieme alla esperienza politica l’attività intensa nel campo dell’organizzazione cristiana operaia e il geloso affetto alle loro autonomie, noi riaffermiamo, con loro, il programma veramente italiano del nostro partito, che trae il suo fondamento nella nostra storia guelfa, nella nostra civiltà latina, nel nostro fondo della coscienza religiosa e cattolica, che ha saputo nei secoli unire la genialità individualista della nostra razza con la vitalità degli organamenti locali e la concezione razionale del diritto di cui Roma è madre. Ora che la unità territoriale è compiuta con tanti sacrifici e con tante vittime; ora che abbiamo scossa la soggezione intellettuale ad una civiltà teutonica, che incombeva come elemento culturale delle nostre scuole e come concezione laica panteista del nostro stato, oggi dobbiamo tornare a rivivere un pensiero latino, dobbiamo lavorare per una civiltà latina, ritrovare nell’aspro cammino l’anima italiana, che riaffermiamo come valore della nostra civiltà, ragione della nostra bandiera, ove sta se¬gnata la croce dei comuni medievali e la parola «libertas» come la sintesi delle nostre battaglie. Avrà eco la nostra parola dal paese alla camera? Troverà ancora le tenaci resistenze di vecchie coalizioni di nuove preoccupazioni? Noi siamo sereni realizzatori, calmi lottatori, sicuri del nostro cammino, e perciò non tormentati da improvvisazioni né turbati dalle lotte. Noi speriamo che la nuova camera possa affrontare i problemi lasciati insoluti dalla vecchia, problemi di realtà e di vita. Noi vi coopereremo con tutta la nostra attività; faremo appello all’anima del popolo che ci segue; diremo la nostra parola a coloro che debbono operare nel parlamento e nel governo; perché vogliamo così contribuire alla salvezza della patria nostra, non solo come difesa da un pericolo interno, ma come rinnovamento delle sue forze economiche e come risveglio delle sue virtù morali, sulle quali fondiamo la nostra vita politica. Ed il 15 maggio, giorno assegnato per l’appello al paese, e per il partito popolare italiano un giorno sacro: è il giorno della democrazia cristiana, il ricordo trentennale dell’enciclica del papa degli operai sulla questione operaia. Dopo sei lustri torna come in visione quell’uomo diafano e quella parola solenne che era di salvezza morale e sociale; e tale è oggi quando alle masse scristianizzate e materializzate si è voluta imporre dalla Russia bolscevica la parola di Lenin, come parola di distruzione. Noi ai nostri fratelli, operai e lavoratori cristiani, ripetiamo quella che è parola di vita, nella fiducia che il lavoratore, rifatto cristiano, non sarà il nemico della patria nostra, ma colui che nelle invocate libertà tornerà col lavoro a riedificare le fortune della nostra Italia.

Per l'autonomia politica dei cattolici. Democratici e Cristiani

402895
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1906
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 56-72.
  • Politica
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Tale clericalismo, — del quale non cerchiamo qui quali o spiegazioni o giustificazioni esso possa avere avuto in certi usi della società antica, — non è, come si vede, male proprio dei cattolici o di certi gruppi dei cattolici, ma vizio diffusissimo anche negli altri partiti; e nel quale cadono assai facilmente tutti coloro che, per abitudine o per sete di conquista e di dominio, impazienti d'un lungo lavoro di libera persuasione, vogliono per le vie più spiccie dell'inganno o della violenza aggiogare gli uomini al carro delle loro opinioni. Il più strano e talora ripugnante esempio di tale clericalismo ci viene oggi, spesso, da socialisti: i quali si servono della loro influenza sullo Stato non solo per combattere quelle che chiamano religioni «di autorità» (nel qual caso potrebbero talora essere in buona fede, pur errando nel credere che il cristianesimo sia religione di autorità, solo pel fatto che esso è società religiosa ed esige quindi pel suo sviluppo una autorità) ma anche qualsiasi convincimento spiritualista e credenza in un Dio personale ed in una vita oltreterrena; e le loro opinioni religiose, o areligiose, cercano con tutti i mezzi più violenti e sleali di imporre ai proseliti: perseguitando con offese, ingiurie e calunnie quanti dissentano da essi e cerchino diffondere credenze diverse dalle loro od opposte.

Pagina 71

Teogonie clericali

403893
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 108-137.
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Gli interessi estranei, introdottisi da lunga data nel cattolicismo ed alleatisi alle passioni ed alle preoccupazioni di coloro che, nel seno di questo, oppongono resistenza alle nuove energie religiose, obbediscono ad impulsi nativi, o economici o politici, che determinano abitualmente e naturalmente l'opera di simili interessi; ma tuttavia, per l'innaturale associazione che li spinge a travestirsi in fatti e tendenze religiose, essi danno luogo a quello stato d'animo od abitudine di infingimenti così comune oggi, che è appunto l'ipocrisia. La quale ipocrisia è caratteristica di uomini religiosi che, perduto o diminuito grandemente (come nel caso nostro) l'intimo spirito animatore, e rimanendo tuttavia stretti in enormi aggregati di anime che sono ottimi strumenti di potenza e di dominio in coloro che riescono ad impadronirsene, sono penetrati e più o meno asserviti da forze e da interessi estranei; donde poi il dissidio fra la esteriorità religiosa e l'intimo occulto movente politico od economico. E questa ipocrisia è una quarta caratteristica della politica clericale.

Pagina 129

La crisi religiosa in Francia (Lettere al "Corriere della Sera")

404069
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1908
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 207-245.
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Il Governo aveva facoltà di designare i vescovi, si interponeva, quasi ad ogni passo, nelle relazioni fra il clero e 1'episcopato e l'episcopato e Roma, sinché non si creò una abitudine, contraria in molte cose al diritto canonico, ma enormemente favorevole all'influenza del potere politico sulla religione. In compenso, esso alimentava il culto e copriva del suo prestigio, che è ancora grande sulle masse minori, non conquistate dal socialismo, il parroco e la Chiesa; e questo prestigio era una grande forza di conservazione religiosa, la quale sparisce.

Pagina 230

Da un Papa all'altro

404635
Murri, Romolo 1 occorrenze
  • 1905
  • Murri, R., La politica clericale e la democrazia, I, ne I problemi dell’Italia contemporanea, Ascoli Piceno-Roma, Giuseppe Cesari–Società Naz. di Cultura, 1908, 30-55.
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Ciò richiede da parte dei cattolici e della loro azione politica una abitudine di libertà, una maturità di senno civile, una larghezza d'animo che è dubbio se i cattolici italiani abbiano ancora acquistato, ma che, nella pratica della vita correggendo le antiche tendenze di intolleranza clericale, e negli studi positivi le abitudini d'un pigro dogmatismo logico e formale, essi potrebbero rapidamente acquistare.

Pagina 52